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Art. 133 Codice Penale

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'articolo che elenca i criteri (come la gravità del fatto e la pericolosità del colpevole) che il giudice deve usare per decidere la quantità esatta della pena da applicare, all'interno dei limiti fissati dalla legge.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Attenuanti Generiche Negate: Fedina Penale Sporca Costa Caro
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di non concedere le attenuanti generiche a un uomo condannato per spaccio di lieve entità. Il ricorso dell'imputato è stato respinto perché i giudici hanno correttamente ritenuto decisivi i suoi numerosi e gravi precedenti penali, tra cui rapina e furto aggravato. La sentenza stabilisce un principio chiaro: per negare le attenuanti generiche, è sufficiente che il giudice valorizzi anche un solo elemento negativo preponderante, come una personalità incline al crimine, senza dover analizzare ogni altro aspetto. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Lavoro di Pubblica Utilità Negato per Reati Giovanili? Annullato
Un uomo, condannato per reati legati agli stupefacenti, si è visto negare il Lavoro di pubblica utilità a causa di vecchi precedenti per furto e rapina commessi da minorenne. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. I giudici supremi hanno stabilito che non è sufficiente elencare i precedenti penali per escludere una pena alternativa. Il diniego deve essere basato su una motivazione concreta e attuale, che spieghi perché, nonostante il tempo trascorso e la situazione attuale della persona, la misura non sia idonea alla sua rieducazione. La semplice menzione di reati passati, soprattutto se giovanili, costituisce una motivazione solo apparente e quindi illegittima. Il caso dovrà essere riesaminato.
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Determinazione della pena: furto e condanna definitiva in Cassazione
Un uomo, condannato in primo e secondo grado per furto aggravato e uso illecito di carte di pagamento, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. L'imputato contestava l'entità della condanna, ritenendola eccessiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la valutazione dei giudici di merito sulla determinazione della pena era stata corretta e ben motivata. La sentenza ha stabilito che i criteri di legge erano stati rispettati, rendendo la condanna a un anno e tre mesi di reclusione e 450 euro di multa definitiva. L'uomo è stato anche condannato a pagare le spese processuali.
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Furto di energia elettrica: condanna confermata, no sconti di pena
Una persona viene condannata per un furto di energia elettrica protratto nel tempo. L'imputata ricorre in Cassazione chiedendo una pena più mite e il riconoscimento di attenuanti. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. Stabilisce un principio importante: se la pena è contenuta entro limiti ragionevoli (sotto la metà della pena massima possibile), il giudice non deve motivare in modo analitico la sua scelta. La lunga durata del reato è un motivo sufficiente per giustificare la pena applicata e per negare ulteriori sconti. La condanna e la sanzione economica accessoria sono quindi confermate.
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Motivazione della pena: condanna confermata senza spiegazioni extra
Un imputato, condannato per furto aggravato, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione chiedendo una pena più mite. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un importante principio sulla motivazione della pena. I giudici hanno chiarito che non è necessaria una spiegazione dettagliata quando la pena base inflitta è inferiore alla metà del massimo previsto dalla legge. In questi casi, un semplice riferimento ai criteri generali, come i precedenti penali dell'imputato, è sufficiente a giustificare la decisione. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Circostanze attenuanti generiche: sconto di pena valido con una sola motivazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di lesioni aggravate in cui all'imputato erano state concesse le circostanze attenuanti generiche. Il Procuratore Generale aveva impugnato la decisione, ritenendo la motivazione del giudice insufficiente. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: per concedere le circostanze attenuanti generiche, il giudice può basare la sua decisione anche su un solo elemento, come il comportamento processuale dell'imputato o la necessità di rendere la pena proporzionata al fatto. Non è richiesta una valutazione di tutti gli elementi possibili. Di conseguenza, la condanna con lo sconto di pena per l'imputato è diventata definitiva.
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Motivazione della pena: basta definirla ‘equa’, ricorso perso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti (oltre mille dosi). L'imputato contestava la sentenza, ritenendo insufficiente la motivazione della pena. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio importante sulla motivazione della pena: definire una sanzione 'equa' o 'congrua' è sufficiente per giustificarla. Questa valutazione sintetica implica che il giudice ha considerato tutti gli elementi, come la gravità del fatto. L'imputato ha quindi perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida drogato e si schianta: no alla sostituzione pena detentiva
Un automobilista, condannato a sei mesi di arresto per aver causato un grave incidente stradale mentre guidava sotto l'effetto di stupefacenti, ha chiesto la sostituzione pena detentiva con una sanzione economica. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, confermando la decisione dei giudici precedenti. La Corte ha stabilito che la gravità del fatto, unita a un precedente penale specifico per detenzione di stupefacenti, giustificava una prognosi negativa sulla personalità dell'imputato. Questo ha legittimato il rifiuto di concedere il beneficio, sottolineando che il giudice ha ampia discrezionalità nel negare la sostituzione quando ritiene che il condannato non si atterrà alle prescrizioni.
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Diniego attenuanti generiche: violenza sulla moglie e precedenti
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego delle attenuanti generiche a un uomo condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La decisione si basa sui suoi numerosi precedenti penali e su una condotta violenta tenuta nei confronti della moglie. La sentenza stabilisce un principio chiaro: il giudice può negare la riduzione di pena valutando negativamente la personalità complessiva dell'imputato, come emerge dal suo passato e da altri comportamenti illeciti. L'appello dell'uomo è stato quindi respinto perché la valutazione del giudice di merito era logica e ben motivata, rendendo la questione non discutibile in sede di legittimità.
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Reato continuato: Ricettazione grave, pena confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per ricettazione, ritenendolo il reato più grave all'interno di un'ipotesi di reato continuato e pena. L'imputato aveva contestato questa valutazione, ma i giudici hanno dato ragione alla Corte d'Appello. La gravità della ricettazione è stata desunta dall'ingente valore della merce, dall'aumentata professionalità criminale dell'imputato e dal suo inserimento in un'organizzazione criminale specializzata in furti su larga scala. Per questi motivi, la Cassazione ha respinto il ricorso, ha negato le attenuanti generiche e ha reso definitiva la condanna a 5 anni e 6 mesi di reclusione.
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Gratuito Patrocinio: bugia costa cara, la determinazione della pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per false dichiarazioni finalizzate a ottenere il gratuito patrocinio. L'imputato aveva contestato l'entità della sanzione, ritenendola eccessiva. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiave sulla determinazione della pena: la scelta del giudice non è sindacabile (cioè non può essere criticata in Cassazione) quando la pena applicata è vicina al minimo previsto dalla legge. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare ulteriori spese.
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Determinazione della pena: ricorso infondato e condanna alle spese
Un soggetto, condannato per un reato di droga di lieve entità, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Egli contestava la correttezza della determinazione della pena da parte dei giudici. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel decidere l'entità della sanzione. È sufficiente che la sua scelta sia basata sugli elementi più rilevanti del caso, come la ridotta offensività del fatto, e che sia supportata da una motivazione logica. La valutazione del giudice sulla congruità della pena, se ben motivata, non può essere messa in discussione in sede di legittimità. L'imputato ha quindi perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Determinazione della pena: condanna per spaccio confermata
Un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti di vario tipo ha contestato la sua condanna davanti alla Corte di Cassazione, lamentando un'errata determinazione della pena. La Corte ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. Ha stabilito un principio fondamentale: per giustificare l'entità della sanzione, il giudice non deve analizzare tutti i criteri di legge, ma può basarsi solo su quelli che ritiene più importanti, come la quantità e la varietà delle droghe. La discrezionalità del giudice nella determinazione della pena è quindi molto ampia, a patto che la sua motivazione sia logica e sufficiente. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese e un'ulteriore somma alla Cassa delle Ammende.
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Determinazione della pena: più alta del minimo per occultamento
Un imputato per spaccio di stupefacenti ha contestato la condanna, ritenendo la pena troppo alta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del giudice. La sentenza stabilisce che una corretta determinazione della pena può superare il minimo legale se basata su elementi concreti, come le modalità di occultamento della droga e la quantità di dosi. Questi fattori, indicando una maggiore pericolosità sociale, giustificano una sanzione più severa. Il giudice ha motivato adeguatamente la sua scelta, rispettando i criteri dell'art. 133 del codice penale.
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