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Art. 133 C.P.

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Articolo del codice penale che elenca i criteri (gravità del danno, intensità del dolo, ecc.) che il giudice deve considerare per determinare l'entità della pena da infliggere.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi generici
L'Imputato ha presentato impugnazione contestando il calcolo della sanzione e lamentando una presunta violazione dell'articolo 133 del codice penale. Tuttavia, i giudici hanno riscontrato l'Inammissibilità del ricorso per cassazione. La difesa si è limitata a riproporre le medesime argomentazioni già analizzate e respinte dalla Corte di Appello, senza indicare errori specifici della decisione impugnata. La mancanza di una reale correlazione tra le critiche mosse e la motivazione della sentenza rende il motivo del tutto generico. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese del processo, oltre a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dosimetria della pena: il ricorso infondato porta alla condanna
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, lamentando una presunta illogicità nella motivazione inerente alla dosimetria della pena ai sensi dell'articolo 133 del codice penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di legittimità hanno riscontrato che la sentenza impugnata conteneva una motivazione logica, sufficiente e idonea rispetto alle deduzioni difensive presentate. La determinazione del trattamento sanzionatorio operata nei precedenti gradi di giudizio non può essere oggetto di riesame in sede di legittimità se sorretta da adeguata giustificazione. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: ricorso respinto e multa salata
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per furto aggravato in concorso, contestando i criteri applicati per la determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di un reale confronto con la sentenza d'appello. I giudici hanno chiarito che, quando la sanzione inflitta è vicina al minimo edittale, la determinazione della pena è ampiamente discrezionale e può essere motivata anche solo con richiami all'equità e all'adeguatezza della sanzione. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Errore nel calcolo della pena: la Cassazione taglia la condanna
Il Condannato ha impugnato la sentenza della Corte di appello che, in sede di rinvio, aveva rideterminato la sanzione per associazione a delinquere ed estorsione. Il ricorrente ha lamentato un errore materiale nel calcolo aritmetico della sanzione complessiva e una carenza di motivazione sui criteri di commisurazione della pena. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, rilevando che la somma algebrica tra la pena base e gli aumenti per la continuazione era errata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la decisione limitatamente al trattamento sanzionatorio, correggendo direttamente l'errore materiale. Il corretto calcolo della pena, comprensivo della riduzione per il rito abbreviato, ha ridotto la sanzione finale a 12 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione, confermando nel resto la decisione di merito.
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Determinazione della pena: ricorso generico e condanna al pagamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di lesioni gravissime. L'imputato contestava la determinazione della pena, ritenendola eccessiva. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici e astratti, in quanto non indicavano quali elementi positivi fossero stati trascurati dai giudici di merito. Al contrario, la Corte d'Appello aveva già ridotto la sanzione escludendo un'aggravante e motivando correttamente la decisione in base ai criteri di legge.
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Determinazione della pena: sanzione minima, motivazione ridotta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da La Ricorrente contro la sentenza d'appello. La difesa lamentava una carenza di motivazione nella determinazione della pena. I giudici di legittimità hanno chiarito che, quando la sanzione applicata è vicina al minimo edittale, il giudice non ha l'obbligo di fornire una motivazione dettagliata sui criteri dell'articolo 133 del codice penale. Tale spiegazione approfondita è necessaria solo se la pena supera di molto la media edittale. Di conseguenza, La Ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Mille dosi di droga e circostanze attenuanti generiche negate
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato per possesso di un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti, pari a oltre mille dosi. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, non è necessario analizzare ogni singolo argomento della difesa. È sufficiente che il giudice individui anche un solo elemento negativo e ostativo, come la spiccata gravità del fatto legata all'elevato numero di dosi di droga sequestrate. Di conseguenza, Il Ricorrente perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Determinazione della pena: sanzione minima e motivazioni ridotte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente lamentava la mancanza di una motivazione dettagliata riguardo ai criteri di determinazione della pena. I giudici di legittimità hanno chiarito che, quando la sanzione inflitta è vicina al minimo edittale, il giudice non è tenuto a giustificare minuziosamente l'applicazione dei criteri previsti dall'articolo 133 del codice penale. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: lo sconto c’è ma il ricorso costa caro
Il Condannato ha chiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati per alcune condanne separate. Il Tribunale ha accolto la richiesta, riducendo la pena per il furto aggravato (reato satellite) da due anni a un anno di reclusione. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una motivazione insufficiente sul calcolo della pena e sul semplice richiamo ai criteri di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, quando si applica la continuazione dei reati con una riduzione significativa della pena, il semplice richiamo ai criteri generali di commisurazione della pena è del tutto sufficiente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: condannato per rapina, perde in Cassazione
Un uomo, già condannato per rapina aggravata, presenta ricorso in Cassazione lamentando una pena troppo severa. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la corretta determinazione della pena era ampiamente giustificata dalla gravità del reato, dai numerosi precedenti penali dell'imputato e dalla sua recidiva specifica e recente. L'appello è stato respinto perché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già valutate e respinte nei gradi precedenti, senza sollevare nuove questioni di diritto. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ammenda.
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Pena ingiusta? Ricorso generico e scatta l’inammissibilità
Un imputato, condannato per il reato di danneggiamento, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Egli contestava unicamente l'entità della pena, ritenendola ingiusta. La Corte ha però dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. La decisione si fonda sul principio della 'specificità dei motivi'. L'imputato, infatti, si era limitato a una critica generica senza indicare elementi precisi che dimostrassero l'illogicità della motivazione del giudice. La sentenza sottolinea che non basta un generico dissenso per ottenere una revisione della pena in Cassazione. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Valutazione della recidiva: quando i precedenti aggravano la pena
Due persone condannate per furto aggravato hanno presentato ricorso in Cassazione contestando l'aumento di pena dovuto alla recidiva. Sostenevano che i loro precedenti penali non fossero stati valutati correttamente. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, chiarendo un principio fondamentale sulla valutazione della recidiva: non è un automatismo. Il giudice non può basarsi solo sulla gravità dei fatti passati, ma deve verificare concretamente se la precedente condotta criminale dimostri una persistente inclinazione a delinquere e se questa abbia agito come fattore scatenante per il nuovo reato. In questo caso, la valutazione è stata ritenuta corretta e la condanna confermata.
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Attenuanti Generiche Negate: Niente Sconto Pena Senza Pentimento
Una donna, condannata per furto in abitazione, ha chiesto una riduzione della pena invocando le attenuanti generiche, sulla base della sua giovane età e della sua condizione di emarginazione sociale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: le attenuanti generiche non sono un diritto né sono automatiche. La loro concessione deve essere meritata con un comportamento positivo dopo il reato, come il pentimento, la collaborazione o il risarcimento del danno. In assenza di questi elementi, la sola condizione personale dell'imputata non è sufficiente per ottenere uno sconto di pena.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per furto in abitazione. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito può legittimamente negare le attenuanti generiche basandosi anche su un solo elemento dell'art. 133 c.p., qualora questo sia ritenuto prevalente e assorbente rispetto agli altri parametri di valutazione della pena.
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Pene sostitutive negate: il peso della recidiva nel giudizio
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego delle pene sostitutive delle pene detentive brevi per un soggetto condannato per reati concernenti armi e ricettazione. Nonostante la richiesta della difesa, i giudici di merito avevano ritenuto l'imputato non idoneo al beneficio a causa di una marcata recidivanza e della vicinanza temporale tra i diversi reati commessi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la valutazione sulla personalità del reo, effettuata secondo i criteri dell'articolo 133 del codice penale, era stata logica e ben motivata. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Recidiva: quando scatta l’aumento della pena
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato contro l'applicazione della recidiva. Il ricorrente contestava la mancata esclusione dell'aggravante, ma i giudici hanno ribadito che la valutazione del giudice di merito è corretta se fondata su un'analisi concreta del nesso tra i reati passati e il nuovo illecito. La recidiva non scatta automaticamente per la gravità del fatto, ma richiede la verifica di una perdurante inclinazione al delitto che abbia agito come fattore criminogeno.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e riproduttivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché le doglianze erano una mera riproduzione di motivi già respinti in appello. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano escluso l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto) e confermato la pena, basandosi su elementi come l'abitualità della condotta, l'intensità del dolo e la consistenza del danno.
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