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Art. 129 C.P.P.

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104 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso contro patteggiamento: quando l’accordo diventa definitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino condannato per reati di droga a seguito di patteggiamento. L'imputato aveva contestato la qualificazione del fatto e la mancata applicazione del proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato per legge a casi tassativi. La contestazione sulla qualificazione giuridica è ammessa solo in presenza di un errore manifesto e macroscopico, escludendo ogni valutazione se vi sono margini di opinabilità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo blindato e le sanzioni
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Giudice dell'Udienza Preliminare, lamentando la mancanza di motivazione sull'assenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato per legge a motivi tassativi, come l'espressione della volontà o l'illegalità della pena. La sentenza impugnata conteneva già una valutazione implicita sull'insussistenza di cause di proscioglimento, supportata dagli atti di indagine. Di conseguenza, la Corte ha respinto il ricorso "de plano" (senza formalità), condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: niente assoluzione se la prova è dubbia
Il Direttore Generale di un istituto bancario, accusato di corruzione tra privati e violazione delle norme sul conflitto di interessi per aver agevolato finanziamenti a società amiche, ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava la prescrizione del reato. Il ricorrente sosteneva che, essendo terminata l'istruttoria dibattimentale, il giudice avrebbe dovuto assolverlo nel merito anziché limitarsi alla pronuncia di improcedibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione del reato prevale sempre sul proscioglimento nel merito, a meno che dagli atti non emerga in modo evidente, immediato e indiscutibile l'innocenza dell'imputato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: la genericità costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione delle cause di non punibilità immediate, ma non ha fornito alcuna motivazione di fatto o di diritto a supporto della sua richiesta. Per questo motivo, i giudici hanno riscontrato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della sua assoluta genericità, condannando il soggetto al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo esclude il ricorso
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di appello che aveva applicato la pena concordata tra le parti per reati in materia di stupefacenti. L'imputato lamentava la mancata valutazione da parte dei giudici di secondo grado delle condizioni per un proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, il ricorso per cassazione è limitato esclusivamente a questioni legate alla formazione della volontà delle parti, al consenso del pubblico ministero o alla difformità della decisione rispetto all'accordo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: patteggiano la pena ma poi ricorrono
Quattro imputati, accusati di tentata rapina aggravata e altri reati, concordano la pena in secondo grado. Successivamente, propongono ricorso in Cassazione contestando la misura della sanzione e la mancata assoluzione immediata. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici chiariscono che il concordato in appello limita fortemente la possibilità di ricorrere in Cassazione. È possibile contestare l'accordo solo per vizi della volontà, mancanza di consenso del pubblico ministero o difformità della sentenza rispetto al patto. Non si possono invece sollevare questioni sulla quantificazione della pena (salvo sanzione illegale) o sulla mancata applicazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e vengono condannati a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo esclude il ricorso
L'Imputato, condannato per tentata rapina aggravata, concorda la pena in appello riducendola a quattro anni e sei mesi di reclusione. Successivamente, il suo difensore propone ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione sulla sussistenza del reato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, in caso di concordato in appello, il ricorso per Cassazione è limitato esclusivamente a questioni sulla formazione della volontà delle parti, sul consenso del pubblico ministero o sulla difformità della decisione rispetto all'accordo. Non si possono invece contestare motivi di merito già rinunciati o la mancata pronuncia di proscioglimento. Di conseguenza, l'accordo sulla pena resta valido e il ricorrente viene condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Patrocinio a spese dello Stato: prescrizione cancella la condanna
Un cittadino era stato condannato per non aver comunicato le variazioni di reddito successive alla richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Il suo reddito familiare aveva infatti superato la soglia di legge. La Corte di Cassazione, investita del ricorso, ha rilevato che il reato contestato si era estinto per prescrizione prima della decisione. Non essendoci elementi evidenti per un'assoluzione nel merito ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente. Di conseguenza, il cittadino evita la pena grazie al decorso del tempo.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca la Cassazione
L'Imputata ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che aveva rideterminato la pena in seguito a un concordato in appello. La ricorrente lamentava la mancata pronuncia di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, quando si stipula un concordato in appello, il ricorso in Cassazione è limitato solo a vizi sulla formazione della volontà, al consenso del pubblico ministero o a difformità della decisione rispetto all'accordo. Non si possono contestare la mancata applicazione del proscioglimento immediato o vizi sulla pena, a meno che questa non sia illegale. Di conseguenza, l'Imputata ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese processuali e quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
Cinque imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Bologna, lamentando vizi di notifica, difetti di motivazione sull'identificazione e sull'elemento soggettivo dei reati contestati. La Suprema Corte, rilevando la regolarità dei ricorsi, ha constatato il decorso del termine massimo di prescrizione del reato, maturato successivamente alla sentenza di secondo grado. I giudici hanno chiarito che la presenza di una causa estintiva impedisce l'esame di vizi di motivazione o nullità procedurali, prevalendo l'esigenza di immediata declaratoria di non punibilità. Non emergendo elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata.
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Concordato in appello: vietato il ricorso dopo l’accordo
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha concordato la pena di otto mesi di reclusione in secondo grado. Successivamente, il suo difensore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata assoluzione per assenza dell'elemento psicologico del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'istituto del concordato in appello comporta la rinuncia ai motivi di merito. Di conseguenza, non è più possibile contestare la mancata applicazione del proscioglimento immediato. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: lo sconto di pena blocca l’assoluzione
L'Imputato, condannato in secondo grado per reati in materia di stupefacenti, ha concordato una riduzione della pena a 7 anni e 3 mesi di reclusione tramite l'istituto del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione dei presupposti per il proprio proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia implicita ai motivi di impugnazione originari. Di conseguenza, non è più possibile contestare la mancata pronuncia di assoluzione o sollevare vizi sulla quantificazione della sanzione concordata. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per genericità: rigetto e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per genericità presentato da un cittadino contro una sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente si era limitato a denunciare in modo sommario violazioni di legge e difetti di motivazione con riferimento all'applicazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale. Tuttavia, non ha fornito argomentazioni giuridiche dettagliate né ha collegato le sue critiche ai passaggi specifici della decisione impugnata. Di conseguenza, i giudici hanno respinto il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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False generalità: lo sconto di pena esclude l’assoluzione
L'Imputato è stato condannato in appello a un anno e due mesi di reclusione per aver fornito false generalità. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, avendo l'imputato contestato in appello solo l'entità della pena e non la propria responsabilità, non può ridiscutere la colpevolezza in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un imputato condannato per reati di droga, armi e ricettazione. La Corte d'Appello aveva rideterminato la pena applicando il concordato in appello su richiesta concorde delle parti. L'imputato ha tentato di contestare la decisione in Cassazione invocando la mancata applicazione delle cause di non punibilità immediata. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'accordo sulla pena preclude successive contestazioni, salvo casi eccezionali qui non sussistenti. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso successivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per reati concernenti stupefacenti, armi e ricettazione. La pena era stata rideterminata dalla Corte d'Appello a seguito di concordato in appello, con rinuncia formale a tutti gli altri motivi di impugnazione. L'imputata ha successivamente proposto ricorso per cassazione lamentando la violazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale. I giudici di legittimità hanno rilevato che non sussistevano i presupposti per un proscioglimento immediato e che l'accordo sulla pena rendeva inammissibile ogni ulteriore contestazione di merito. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo esclude il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che aveva applicato la pena concordata tra le parti. La difesa lamentava la mancanza di motivazione sulla mancata assoluzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, l'imputato rinuncia ai motivi di impugnazione ordinari. Di conseguenza, non è possibile contestare la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento immediato. Il ricorso è ammesso solo per vizi sulla formazione della volontà, sul consenso del pubblico ministero o sulla illegalità della pena. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
L'Imputata, condannata in primo grado per furto aggravato, ha concordato una riduzione di pena in appello rinunciando ai motivi di impugnazione. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata assoluzione e contestando le aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello comporta una rinuncia ai motivi di gravame che preclude qualsiasi successiva contestazione sui fatti o sulla responsabilità penale, esonerando il giudice d'appello dall'obbligo di motivare sul mancato proscioglimento d'ufficio. L'Imputata perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato sulla pena: l’accordo che blocca il ricorso
Il Ricorrente ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale da parte della Corte d'appello. Tuttavia, in precedenza, le parti avevano raggiunto un accordo sulla sanzione tramite il concordato sulla pena, comportando la rinuncia ai motivi di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso con procedura semplificata. I giudici hanno chiarito che non si può contestare genericamente la mancata pronuncia di proscioglimento immediato dopo aver rinunciato ai motivi di appello per stringere un accordo sulla pena. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo che cancella i ricorsi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato aveva concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello, ma successivamente ha proposto ricorso lamentando la violazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale e vizi di motivazione sulla pena. I giudici di legittimità hanno ribadito che, in caso di concordato in appello, il ricorso in Cassazione è limitato esclusivamente a vizi sulla formazione della volontà delle parti, sul consenso del pubblico ministero o sulla difformità della decisione del giudice rispetto all'accordo. Di conseguenza, le contestazioni sui motivi rinunciati o sulla quantificazione della pena legale sono inammissibili. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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