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Arresti Domiciliari E Lavoro

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Arresti domiciliari e lavoro: nuovo impiego non basta a evitarli
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un uomo accusato di furti d'auto, nonostante avesse trovato un impiego come operatore ecologico. Secondo i giudici, il breve periodo lavorativo (solo due mesi) non era sufficiente a escludere il pericolo di reiterazione del reato. La decisione chiarisce che la relazione tra arresti domiciliari e lavoro non è automatica: la misura restrittiva è legittima se, sulla base di gravi indizi come video e dati GPS, il rischio che l'indagato commetta nuovi crimini rimane elevato. L'appello dell'uomo è stato quindi dichiarato inammissibile, confermando la misura cautelare.
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Arresti domiciliari e lavoro: quando è concesso?
Un uomo agli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti chiede di poter lavorare, sostenendo uno stato di 'assoluta indigenza'. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42865/2023, respinge il ricorso. La Corte chiarisce che la concessione del permesso di lavoro durante gli arresti domiciliari è eccezionale e richiede una valutazione rigorosa, che include non solo il reddito dell'imputato ma quello dell'intero nucleo familiare e la compatibilità con le esigenze cautelari, specie in presenza di un elevato profilo criminale.
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Arresti domiciliari e lavoro: quando è possibile?
Un soggetto agli arresti domiciliari ha richiesto l'autorizzazione a svolgere un'attività lavorativa. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9411/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale. La Corte ha stabilito che la concessione dell'autorizzazione dipende dalla compatibilità tra il lavoro e le esigenze cautelari. Nel caso specifico, un'attività lavorativa svolta in cantieri diversi, per molte ore al giorno e con contatti con più persone, è stata ritenuta incompatibile con la misura degli arresti domiciliari e lavoro, poiché vanificherebbe il controllo e la finalità della misura stessa.
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Arresti domiciliari e lavoro: quando è possibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto agli arresti domiciliari che chiedeva l'autorizzazione al lavoro. La sentenza chiarisce che per ottenere tale permesso non è sufficiente dimostrare la crisi economica della propria azienda, ma è necessario provare uno stato di 'assoluta indigenza' personale, ovvero l'impossibilità di provvedere alle esigenze di vita primarie. La decisione sottolinea il rigore con cui va valutata questa condizione per gli arresti domiciliari e lavoro.
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Arresti domiciliari e lavoro: quando il ricorso è out
Una donna agli arresti domiciliari si è vista negare il permesso di uscire per lavorare. Il Magistrato di Sorveglianza ha basato il diniego sulla pericolosità sociale della condannata. La donna ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo il proprio bisogno di lavorare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in sede di legittimità si può contestare solo la violazione di legge (come una motivazione mancante o meramente apparente), ma non la valutazione di merito del giudice sulla pericolosità del soggetto. Il caso evidenzia i rigidi limiti del ricorso per cassazione in materia di esecuzione pena.
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Arresti domiciliari e lavoro: prova dell’indigenza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato agli arresti domiciliari che chiedeva di poter lavorare. La richiesta era basata su uno stato di indigenza, ma la Corte ha ritenuto la prova fornita (una semplice autodichiarazione) insufficiente a dimostrare la condizione di 'assoluta indigenza' richiesta dalla legge per concedere l'autorizzazione agli arresti domiciliari e lavoro.
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