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Applicazione Della Recidiva

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267 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio e applicazione della recidiva: quando la pena va ridotta
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per spaccio di stupefacenti organizzato in un quartiere popolare. Alcuni imputati, con il ruolo di vedette, contestavano l'entità della pena e il mancato riconoscimento del ruolo marginale. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale di tutti i partecipanti, ribadendo che il ruolo di palo non è marginale. Tuttavia, ha accolto i ricorsi di tre imputati riguardanti l'errata applicazione della recidiva e il calcolo della continuazione dei reati. I giudici di secondo grado avevano infatti applicato la recidiva basandosi solo sul casellario giudiziale, senza una motivazione critica. La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente a questi punti sanzionatori, mentre le condanne per gli altri ricorrenti sono diventate definitive.
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Applicazione della recidiva: condanna definitiva per truffa
Una cittadina, già condannata in appello per il reato di truffa con pena ridotta, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione sulla recidiva era manifestamente infondata e ripetitiva di questioni di fatto già ampiamente esaminate. La Corte d'Appello aveva infatti correttamente motivato l'accresciuta pericolosità sociale della donna derivante dalla commissione del nuovo reato. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una cittadina contro la sentenza della Corte d'Appello di Bologna. La ricorrente contestava l'applicazione della recidiva, ritenendola ingiustificata. La Suprema Corte ha invece confermato la decisione dei giudici di secondo grado, evidenziando come la valutazione complessiva del fatto e dei precedenti penali della donna giustificasse pienamente l'aggravante. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: la Cassazione punisce il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva, ritenendo ingiusto l'aumento di pena. I giudici di legittimità hanno invece confermato la correttezza della decisione precedente. La Corte d'Appello ha infatti valutato globalmente la gravità del fatto e i precedenti penali del soggetto, giustificando pienamente l'aggravante. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: il furto in casa costa caro
L'Imputato è stato condannato per furto in abitazione con l'aggravante della recidiva reiterata. Egli ha proposto ricorso per Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, ritenendo che mancassero i presupposti per la sua contestazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva è corretta quando i reati commessi, valutati insieme ai numerosi precedenti penali dell'autore, principalmente reati contro il patrimonio, dimostrano una maggiore capacità a delinquere e una accresciuta pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: quando il passato aggrava la pena
Un cittadino, già sottoposto a misure di prevenzione, è stato condannato per la violazione delle prescrizioni imposte dalla legge. L'imputato ha proposto ricorso lamentando l'erronea applicazione della recidiva e una mancata prevalenza delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva richiede una verifica concreta della pericolosità sociale del soggetto, basata non solo sui precedenti penali ma anche sulla gravità delle nuove condotte. Poiché la decisione di merito era logicamente motivata, la Suprema Corte ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: quando il ricorso costa caro
Il caso riguarda un uomo condannato per violazione delle misure di prevenzione previste dal Codice Antimafia. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, sostenendo che la sua pericolosità sociale non fosse stata valutata correttamente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla pericolosità sociale e sull'applicazione della recidiva spetta al giudice di merito, il quale ha motivato in modo logico e coerente basandosi sui precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: la Cassazione punisce la violenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello di Torino. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. I giudici hanno confermato la misura, evidenziando che l'uomo, già condannato in precedenza per reati di droga e resistenza, ha aggredito le forze dell'ordine con pugni, morsi e ginocchiate durante un controllo antidroga. Questa condotta violenta e ripetuta dimostra una chiara e accresciuta pericolosità sociale, escludendo qualsiasi carattere di occasionalità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio e applicazione della recidiva: la Cassazione nega sconti.
L'Imputato è stato condannato per la detenzione e il trasporto di oltre quaranta grammi di hashish destinati allo spaccio. I giudici di merito hanno aumentato la pena base applicando la recidiva specifica e infraquinquennale, a causa dei numerosi precedenti penali per reati di droga e contro il patrimonio. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva e lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la correttezza della decisione precedente, evidenziando che i numerosi precedenti penali dimostrano una spiccata pericolosità sociale e un inserimento stabile nel mercato dello spaccio, escludendo una condotta occasionale. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto di scarso valore ma l’applicazione della recidiva resta
L'Imputato è stato condannato per furto aggravato commesso in concorso, con violenza sulle cose e su beni esposti al pubblico. La difesa ha proposto ricorso contestando l'applicazione della recidiva, sostenendo che i precedenti penali fossero datati e la refurtiva di scarso valore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva richiede una valutazione concreta della pericolosità sociale del soggetto. Nel caso specifico, i numerosi precedenti per reati di droga e contro il patrimonio, uniti alla gravità del furto commesso con violenza, giustificano pienamente l'aumento di pena. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: reati ripetuti contro sconti di pena
Gli Imputati sono stati condannati per furto e utilizzo indebito di carte di credito. La Corte d'Appello ha confermato la pena, applicando un aumento per la recidiva. Gli Imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, ritenendola ingiustificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva richiede una verifica concreta della pericolosità sociale del soggetto. Nel caso specifico, la presenza di numerosi precedenti per reati contro il patrimonio dal 1996, la revoca di precedenti benefici e l'abilità dimostrata nei furti giustificano pienamente l'aumento di pena. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese processuali e tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Applicazione della recidiva: confermata condanna per evasione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la mancata disapplicazione della recidiva da parte dei giudici di merito. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che il ricorso non ha contestato efficacemente le motivazioni della sentenza precedente. I giudici d'appello avevano infatti evidenziato la spiccata pericolosità sociale dell'uomo, incline a delinquere con estrema facilità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: lo spaccio abituale batte l’occasionalità
Un uomo, condannato per spaccio di lieve entità, ha proposto ricorso contestando il trattamento sanzionatorio e l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'applicazione della recidiva è pienamente giustificata quando i precedenti penali specifici dimostrano che l'attività di spaccio non è occasionale, ma costituisce una fonte abituale di sostentamento. Tale condotta evidenzia una spiccata capacità a delinquere e una pericolosità sociale che legittimano l'aumento della pena. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: confermato l’aumento di pena
Il caso riguarda un uomo condannato per tentata rapina. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, ritenendo che non vi fossero i presupposti per l'aumento di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione era generica e non contrastava la motivazione della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva correttamente evidenziato come il nuovo reato dimostrasse una rinnovata capacità a delinquere e una concreta pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, l'applicazione della recidiva è stata pienamente confermata, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: no agli automatismi in Cassazione
L'Imputata, dopo aver commesso una truffa, ha offerto del denaro a un carabiniere per evitare l'accertamento del reato. Condannata per istigazione alla corruzione, la donna ha fatto ricorso in Cassazione contestando l'aumento di pena dovuto alla recidiva. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'applicazione della recidiva non può essere automatica. I giudici di merito non possono limitarsi a elencare i precedenti penali, ma devono motivare concretamente perché la nuova condotta dimostri una maggiore pericolosità sociale e un'effettiva inclinazione a delinquere del soggetto. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Applicazione della recidiva: reati continui e ricorsi respinti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la sentenza d'appello che confermava l'applicazione della recidiva. Il ricorrente contestava la decisione ritenendola non adeguatamente motivata. I giudici di legittimità hanno invece evidenziato che l'uomo si è reso responsabile di numerosi reati specifici tra il 2003 e il 2021 senza alcuna interruzione. Questa condotta continuativa dimostra una chiara pericolosità sociale e un'ostinata volontà di violare la legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la legittimità della sanzione aggravata, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: la Cassazione frena i ricorsi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello che ne confermava la condanna. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva, lamentando vizi di motivazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Corte d'Appello ha correttamente motivato la decisione, valorizzando i precedenti penali del soggetto e dimostrando la sua perdurante inclinazione a delinquere. Trattandosi di valutazioni di merito non sindacabili in Cassazione, e risultando generiche le altre censure, il ricorso è stato respinto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: quando il gergo criminale costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che contestava l'applicazione della recidiva decisa dalla Corte d'Appello. I giudici di secondo grado avevano giustificato l'aumento di pena evidenziando la commissione di numerosi reati della stessa indole, il fatto che il soggetto fosse detenuto al momento del nuovo illecito e l'uso di espressioni gergali come "gambizzare", indicative di una spiccata pericolosità sociale e dell'appartenenza a contesti criminali. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione sulla pericolosità del reo spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: condanna definitiva per spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione illecita di stupefacenti. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva, ritenendo la motivazione dei giudici di merito carente. La Suprema Corte ha invece confermato la correttezza della decisione precedente. I giudici hanno valorizzato la natura seriale dei reati commessi, la stretta vicinanza temporale tra le quattro condanne precedenti e la totale assenza di resipiscenza dell'imputato, elementi che dimostrano una spiccata pericolosità sociale. Di conseguenza, oltre al rigetto del ricorso, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: quando il ricorso diventa un boomerang
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza d'appello che confermava la sua condanna. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione sulla pericolosità sociale del reo spetta esclusivamente al giudice di merito. Se tale decisione è supportata da una motivazione logica e coerente, essa non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la pena e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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