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Applicazione Della Recidiva

267 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Applicazione della recidiva e condotta reiterata: la Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la motivazione posta a fondamento dell'applicazione della recidiva da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sentenza di secondo grado ha illustrato con esaustività il progressivo incremento della condotta delittuosa del soggetto nel tempo, proseguita nonostante le precedenti condanne subite. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato l'aumento della pena e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: furti e carta bancomat
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per due episodi di furto e per l'utilizzo indebito di una carta bancomat. L'imputato contestava la mancata esclusione dell'aggravante della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale, lamentando difetti di motivazione nella sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile per genericità delle censure. La sentenza di merito ha infatti motivato in modo corretto la pericolosità sociale dell'autore, evidenziando la pluralità degli illeciti e la stretta vicinanza cronologica con i precedenti penali. La decisione conferma la piena e legittima applicazione della recidiva, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: confermata la condanna per spaccio
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di condanna per reati di spaccio di sostanze stupefacenti, contestando il calcolo della pena e l'applicazione della recidiva. La difesa sosteneva che i giudici di merito non avessero motivato adeguatamente la maggiore pericolosità sociale del reo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la correttezza della decisione impugnata, evidenziando che L'Imputato deteneva diverse sostanze, tra cui il crack, per oltre cento dosi ricavabili, e vantava numerosi precedenti penali specifici. Tali elementi dimostrano un'elevata capacità a delinquere e una precisa scelta di vita criminale. Di conseguenza, la Corte ha confermato la sanzione, condannando L'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Applicazione della recidiva: contestazione generica e condanna
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contro la sentenza d'appello, contestando la misura della pena e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per genericità dei motivi proposti. I giudici confermano che la Corte di Appello ha motivato in modo esaustivo e coerente le ragioni dell'applicazione della recidiva, esprimendo un giudizio negativo sulla personalità del reo e sulla sua pericolosità sociale alla luce dei gravi precedenti penali. L'equivalenza tra le attenuanti generiche e la recidiva risulta formulata correttamente secondo i criteri stabiliti dall'articolo 133 del codice penale. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Applicazione della recidiva: confermata la linea dura
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la sentenza della Corte di Appello che confermava l'applicazione della recidiva nei suoi confronti. La difesa lamentava un presunto vizio di motivazione, sostenendo che i giudici di merito non avessero spiegato a sufficienza i criteri adottati per aggravare la sanzione penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva era stata motivata con logica e chiarezza, evidenziando il precedente specifico dell'imputato e la sua maggiore capacità a delinquere. La Cassazione ha confermato integralmente la decisione impugnata, condannando l'Imputato alle spese legali e a un versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva tra condanna e rigetto del ricorso
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando il calcolo della pena e l'applicazione della recidiva decisa nei gradi precedenti di giudizio. I giudici di merito avevano confermato l'aumento sanzionatorio valorizzando i precedenti penali storici e la presenza di condotte illecite più recenti, indicative di una spiccata propensione a delinquere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché l'atto si limitava a riproporre le medesime censure già analizzate e correttamente respinte dalla Corte di Appello. I giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: pena più dura dopo la scarcerazione
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare la sentenza di secondo grado che confermava la sua condanna penale. L'interessato censurava la quantificazione della pena e la contestata applicazione della recidiva. I giudici di merito hanno evidenziato che l'uomo ha commesso il nuovo reato pochi giorni dopo aver finito di scontare la pena precedente per un illecito analogo. La Corte di Cassazione ha respinto le doglianze e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice di merito ha motivato la decisione in modo logico e coerente con la gravità del fatto e la personalità dell'autore. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese legali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva confermata: ricorso inammissibile per spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore condannato per detenzione e spaccio di hashish. Il Tribunale di Livorno lo aveva condannato in giudizio abbreviato, riconoscendo attenuanti generiche equivalenti alla recidiva. La Corte d'Appello di Firenze aveva ridotto la pena, ma confermato la responsabilità e l'Applicazione della recidiva. Il Lavoratore ha impugnato la sentenza lamentando vizi di motivazione e l'eccessività della pena. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo la motivazione della Corte d'Appello sull'Applicazione della recidiva ampia e persuasiva, basata sui precedenti e sulla "pervicacia nel delinquere" del Lavoratore. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa identità e recidiva: la Cassazione annulla la pena
Un individuo, già condannato per reati di droga, è stato sorpreso dalle forze dell'ordine e ha fornito una falsa identità. È stato condannato per falsa dichiarazione a pubblico ufficiale, con l'aggravante della recidiva. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato. Ha stabilito che l'applicazione della recidiva richiede una valutazione concreta del legame tra il nuovo reato e i precedenti. La semplice affermazione di una "immutata pericolosità sociale" non basta. La sentenza è stata annullata limitatamente alla pena, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Tentato omicidio: regole per l’applicazione della recidiva
I giudici di merito condannano l'imputato per due distinti episodi di tentato omicidio aggravato e per reati in materia di armi. L'imputato contesta la ricostruzione dei fatti, il mancato riconoscimento del vincolo della continuazione tra i reati e l'applicazione della recidiva facoltativa. La Corte di Cassazione respinge le censure relative alla ricostruzione probatoria e alla continuazione dei reati. I Supremi Giudici accolgono invece il ricorso sull'applicazione della recidiva. Il giudice di merito non può giustificare la recidiva limitandosi a dichiararla bilanciata con le circostanze attenuanti generiche. La legge impone una verifica concreta della maggiore colpevolezza e pericolosità sociale del reo, valutando tutti gli effetti penali del riconoscimento della recidiva. La Corte annulla la sentenza limitatamente a questo profilo, disponendo un nuovo giudizio d'appello.
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Applicazione della recidiva: le cinque evasioni in un solo mese
L'Imputato, già gravato da precedenti penali, ha commesso cinque distinte evasioni nell'arco di un solo mese. I giudici di merito lo hanno condannato senza concedere sconti di pena. Il difensore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, valorizzando la confessione resa dall'uomo. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente le richieste difensive. La Corte ha confermato la pericolosità sociale del soggetto alla luce della reiterazione ravvicinata delle condotte. Inoltre, i giudici hanno escluso le attenuanti perché la confessione è avvenuta a fronte di prove schiaccianti già acquisite. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva tra reati passati e condanna
L'imputato ha impugnato la sentenza della Corte di Appello contestando l'applicazione della recidiva nel calcolo della pena inflitta. La difesa sosteneva che i giudici avessero motivato la decisione in modo illogico e avessero travisato le prove processuali sulla reale pericolosità del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il Collegio ha confermato la corretta valutazione della maggiore pericolosità dell'imputato basata su precedenti specifici per furto, su plurime condanne pregresse, su frequenti spostamenti sul territorio accertati tramite rilievi delle impronte e sulla professionalità criminale emersa dalle modalità esecutive del fatto. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Applicazione della recidiva: no a sconti di pena senza pentimento
Un imputato ha proposto ricorso per contestare la sentenza di appello che ha confermato la sua condanna penale. L'interessato lamentava il diniego delle attenuanti generiche e contestava la sussistenza della sua pericolosità sociale. I giudici hanno invece confermato la piena applicazione della recidiva a causa dei numerosi precedenti penali, dell'assenza di pentimento e della condotta tenuta durante il processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché generico e privo di elementi concreti idonei a ridurre la gravità del reato. L'imputato perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: legittimo l’aumento della pena
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare la sentenza di condanna della Corte di Appello. Il ricorrente sosteneva che i giudici di secondo grado avessero aumentato la pena in modo ingiustificato e illogico. I magistrati avevano invece ritenuto che le precedenti condanne per reati simili dimostrassero una spiccata pericolosità sociale e una tendenza criminale abituale. La Suprema Corte ha confermato la piena legittimità della decisione, ritenendo corretta la motivazione dei giudici territoriali. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato. I giudici di legittimità hanno ribadito che l'applicazione della recidiva rientra nella discrezionalità del giudice di merito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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Applicazione della recidiva: ricorso inammissibile e multa
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la motivazione con cui i giudici d'appello avevano disposto l'applicazione della recidiva, ritenendola ingiustificata rispetto al bilanciamento con le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché privo di specificità. I giudici di secondo grado avevano infatti chiarito in modo completo la pericolosità sociale del soggetto, desunta dal numero e dalla gravità dei suoi precedenti penali. L'applicazione della recidiva e il suo giudizio di equivalenza con le attenuanti risultavano perfettamente coerenti con i criteri legali di commisurazione della pena. Di conseguenza, l'Imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Recidiva: L’imputato la contesta, la Cassazione conferma l’applicazione
Un individuo è stato condannato per detenzione illecita di hashish. I giudici hanno applicato la recidiva specifica e infraquinquennale, aggravando la pena. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della recidiva. Sosteneva che il suo precedente reato fosse meno grave e occasionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la corretta applicazione della recidiva, ritenendo che il precedente reato, commesso per un lungo periodo, dimostrasse una persistente inclinazione al crimine. La Corte ha anche considerato l'inefficacia di una precedente sospensione condizionale della pena. L'individuo dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Recidiva: Un Ricorso Accolto, l’Altro Inammissibile in Cassazione
Due imputati, il Soggetto A e il Soggetto B, sono stati condannati per spaccio di stupefacenti (hashish, 3.2 kg) e resistenza a pubblico ufficiale. Il Soggetto A ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della recidiva e la quantificazione della pena. Il Soggetto B ha presentato un ricorso personale, dichiarato inammissibile per una modifica normativa. La Cassazione ha ritenuto fondata la censura del Soggetto A relativa alla mancata motivazione sull'applicazione della recidiva, annullando la sentenza solo su questo punto per una nuova valutazione. Il ricorso del Soggetto B è stato definitivamente dichiarato inammissibile, con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Spaccio dopo il tentato furto: l’applicazione della recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità. La difesa contestava l'applicazione della recidiva infra-quinquennale, lamentando una presunta carenza di motivazione nella sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno invece confermato la piena correttezza della decisione d'appello. I giudici di merito avevano accertato un chiaro salto di qualità criminale dell'imputato: egli era passato da un precedente tentato furto allo spaccio di droga, spinto dal medesimo movente del guadagno facile. L'atto di impugnazione è risultato generico e privo di una reale critica alle argomentazioni della sentenza impugnata. L'imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: il peso concreto dei precedenti
L'Imputato è stato condannato per il possesso di documenti falsi e ha presentato ricorso lamentando un vizio di motivazione relativo all'applicazione della recidiva. I giudici hanno confermato l'aumento di pena valutando il legame tra i precedenti penali e il nuovo illecito, rilevando una persistente inclinazione criminale secondo i criteri di legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile e ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: spaccio lieve e vecchie condanne
L'Imputato è stato condannato per cessione e detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. I giudici di merito hanno applicato l'aumento di pena per i precedenti penali, bilanciando l'aggravante con le circostanze attenuanti generiche. Il condannato ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando l'errata applicazione della recidiva per fatti eterogenei e risalenti nel tempo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che i precedenti penali, anche se diversi per tipologia, dimostrano una chiara inclinazione a delinquere e l'inefficacia deterrente delle sanzioni passate. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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