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Appalto Endoaziendale

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Contratto con cui un'impresa affida a un'altra lo svolgimento di un servizio che viene eseguito all'interno dei propri locali e della propria struttura organizzativa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Somministrazione irregolare di manodopera: appalto finto e assunzioni
Alcuni lavoratori hanno svolto mansioni operative presso una grande azienda committente tramite una società cooperativa esterna. I giudici hanno accertato che la cooperativa svolgeva solo pratiche amministrative, senza assumere alcun reale rischio d'impresa o potere direttivo. Tale condotta integra una piena somministrazione irregolare di manodopera e non un appalto genuino. La Corte di Cassazione ha confermato l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato direttamente con l'azienda committente. La società utilizzatrice deve reintegrare i lavoratori e pagare un'indennità risarcitoria pari a sei mensilità dell'ultima retribuzione globale.
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Interposizione fittizia di manodopera: quando l’appalto è lecito
Un dipendente ha chiesto di accertare l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato direttamente con la società committente. Il lavoratore ha lamentato una interposizione fittizia di manodopera, sostenendo che l'azienda appaltatrice fosse un mero schermo e che il committente dirigesse le prestazioni. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta per assenza di prove sull'illiceità dell'appalto. La Corte di Cassazione ha confermato la pronuncia. I giudici di legittimità hanno ricordato che l'accertamento dell'effettiva organizzazione dell'appaltatore spetta al giudice di merito. Poiché il ricorso richiedeva un inammissibile riesame dei fatti, la Cassazione ha rigettato l'impugnazione, condannando il lavoratore al pagamento delle spese di giudizio.
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Interposizione fittizia di manodopera: i confini dell’appalto
Un lavoratore, dipendente di una società appaltatrice, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con l'azienda committente. Il dipendente sosteneva la presenza di un'interposizione fittizia di manodopera nello svolgimento dell'appalto. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta per assenza di prove sull'illecita fornitura di personale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di secondo grado, dichiarando il ricorso del lavoratore in parte inammissibile e in parte infondato. I giudici hanno chiarito che l'appalto è lecito se l'appaltatore mantiene un'autonoma organizzazione e il rischio d'impresa, senza che il committente eserciti un effettivo potere direttivo sui dipendenti esterni. Il lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Interposizione illecita di manodopera: finto appalto, vero lavoro
Un addetto alle pulizie, formalmente dipendente di alcune società appaltatrici, svolgeva in realtà la propria attività sotto le direttive e il controllo esclusivo di un'altra azienda. I giudici di merito hanno accertato l'assenza di rischio d'impresa in capo alle appaltatrici e l'esercizio del potere direttivo da parte dell'azienda utilizzatrice. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, rigettando il ricorso dell'azienda. La Suprema Corte ha stabilito che si tratta di interposizione illecita di manodopera. Di conseguenza, è stato riconosciuto un rapporto di lavoro subordinato diretto con l'azienda utilizzatrice, la quale è stata condannata alla regolarizzazione previdenziale e al pagamento delle spese di giudizio.
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Appalto genuino contro lavoro fittizio: la Cassazione decide
Una lavoratrice ha chiesto di riconoscere un rapporto di lavoro subordinato diretto con una clinica privata, sostenendo che l'appalto di servizi infermieristici tra la clinica e la cooperativa di cui era dipendente fosse fittizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sussistenza di un appalto genuino. I giudici hanno accertato che la cooperativa gestiva autonomamente i propri dipendenti, forniva le divise e i dispositivi di protezione, e assumeva il rischio d'impresa. Il coordinamento tecnico richiesto dalla clinica, giustificato dalla delicatezza del servizio sanitario, non equivaleva a un controllo diretto sul rapporto di lavoro. Di conseguenza, la richiesta della lavoratrice è stata respinta con condanna al pagamento delle spese legali.
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Interposizione fittizia di manodopera: quando l’appalto è vero
Un lavoratore, formalmente dipendente di una società di servizi, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con una nota azienda di trasporti ferroviari. Il dipendente sosteneva l'esistenza di una interposizione fittizia di manodopera nell'ambito di un appalto endoaziendale. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per mancanza di prove sull'effettiva ingerenza dell'azienda committente nella gestione dei lavoratori. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha chiarito che l'appalto è genuino se l'appaltatore mantiene la reale organizzazione della prestazione, assumendo il rischio d'impresa e il potere direttivo, mentre al committente spetta solo il coordinamento amministrativo. Il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Interposizione fittizia di manodopera: quando l’appalto è vero
Il Lavoratore, formalmente dipendente di una Società Appaltatrice, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con la Società Committente. Ha sostenuto l'esistenza di un'interposizione fittizia di manodopera nell'ambito di un appalto interno. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove sull'effettivo controllo della committente sui lavoratori. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che l'appalto è genuino se l'appaltatore organizza autonomamente i propri dipendenti e assume il rischio d'impresa, limitando la committente al solo coordinamento delle attività. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Interposizione fittizia di manodopera: appalto vero o finto?
Un lavoratore, formalmente dipendente di una società appaltatrice, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con l'impresa committente. Il lavoratore sosteneva l'esistenza di un'interposizione fittizia di manodopera nell'ambito di un appalto endoaziendale. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per mancanza di prove sull'effettivo controllo del committente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che l'appalto è genuino se l'appaltatore organizza i propri dipendenti e assume il rischio d'impresa. Di conseguenza, il lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Appalto illecito: onere della prova e limiti del ricorso
Un gruppo di lavoratori, dipendenti di una società di contact center, ha agito in giudizio contro un'importante azienda di trasporti, sostenendo l'esistenza di un appalto illecito e chiedendo il riconoscimento di un rapporto di lavoro diretto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso, sottolineando che l'onere di provare l'interposizione illecita grava sui lavoratori. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le nuove argomentazioni introdotte in appello, evidenziando come l'uso di software e la formazione forniti dalla committente non siano di per sé sufficienti a dimostrare un appalto illecito, ma rientrino nelle normali dinamiche di un appalto endoaziendale genuino.
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Appalto endoaziendale: quando è lecito? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 1605/2024, ha definito i contorni della liceità dell'appalto endoaziendale. Nel caso esaminato, alcuni lavoratori impiegati da una società appaltatrice per un servizio di assistenza clienti di un grande committente, chiedevano il riconoscimento di un rapporto di lavoro diretto con quest'ultimo. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che un appalto è genuino, anche se svolto all'interno del ciclo produttivo del committente, quando l'appaltatore esercita una reale organizzazione dei mezzi e si assume il rischio d'impresa. L'ingerenza del committente, se finalizzata solo al controllo della qualità del servizio, non trasforma l'appalto in una somministrazione illecita di manodopera.
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