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Apocrifa

23 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Riferito a una firma o a un documento, significa che non è autentico, ma falso o contraffatto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Trattative interrotte: quando la responsabilità amministratore società non sussiste
Una Società ha citato in giudizio il suo ex Amministratore per danni, accusandolo di aver interrotto illegittimamente le trattative per la vendita di quote societarie senza informare i soci. La Società sosteneva una **responsabilità amministratore società** per violazione dei doveri gestori. I giudici di merito hanno respinto la domanda, affermando che la vendita di quote non rientrava nei poteri di gestione dell'amministratore e che l'interruzione delle trattative era dovuta a mutuo consenso, non a colpa esclusiva dell'Amministratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Società, confermando le decisioni precedenti.
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Notifica Decreto Ingiuntivo: Firma Falsa non basta in Cassazione
Un Lavoratore ha contestato un precetto (intimazione di pagamento) basato su un decreto ingiuntivo (ordine di pagamento del giudice), sostenendo che la notifica del decreto ingiuntivo era invalida a causa di una firma apocrifa (falsa) sull'avviso di ricevimento. Il Tribunale gli ha dato ragione, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, affermando che l'attestazione del postino fa fede fino a querela di falso (procedimento per contestare l'autenticità di un documento), che il Lavoratore non aveva proposto tempestivamente. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, poiché non aveva specificato adeguatamente i vizi procedurali e la richiesta di sospensione era fuori dalle sue competenze. Il Lavoratore ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Furto in abitazione e firma falsa: Cassazione conferma condanna
Un Lavoratore è stato condannato per furto in abitazione e falsificazione di documenti. Egli aveva sottratto le chiavi a una parente anziana defunta, per poi entrare nella sua casa e falsificare la sua firma su un modulo. Questo modulo lo designava come beneficiario di una pensione complementare. La Corte d'Appello aveva confermato la sua responsabilità penale. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, confermando così la condanna per furto in abitazione e per la falsificazione, e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e al risarcimento delle parti civili.
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Contratto autonomo di garanzia nullo: i garanti si salvano
Una compagnia assicurativa ha prestato garanzie a favore di una società per rimborsi IVA. I Garanti si sono coobbligati verso l'assicurazione. A seguito del pagamento al fisco, la compagnia ha agito in rivalsa contro i Garanti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Garanti, stabilendo che il contratto stipulato era un contratto autonomo di garanzia. Poiché le compagnie assicurative avevano il divieto di svolgere attività extrassicurativa a tutela della stabilità finanziaria, tale operazione è nulla per violazione di norme imperative. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Reato di calunnia: assolto chi denuncia per un sincero dubbio
Un avvocato accusa un collega di aver falsificato la sua firma su una quietanza di pagamento per una transazione milionaria, basandosi sul parere di una consulente grafologa. Condannata in appello per il reato di calunnia, la professionista ricorre in Cassazione. La Suprema Corte annulla la condanna senza rinvio. I giudici chiariscono che il reato di calunnia richiede il dolo diretto, ossia la certezza assoluta dell'innocenza dell'accusato. Nel caso specifico, l'avvocato aveva agito sulla base di un dubbio reale, supportato da una perizia tecnica non fraudolenta. Di conseguenza, mancando la consapevolezza di accusare un innocente, il fatto non costituisce reato.
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Falsificazione di cambiali: la firma falsa costa la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falsità in titoli di credito nei confronti di un soggetto responsabile della falsificazione di cambiali. L'imputato aveva creato tre cambiali false, imitando la firma della vittima, per un valore complessivo di 6.500 euro. Questi titoli servivano come garanzia per l'acquisto di alcune automobili. La difesa sosteneva che la depenalizzazione della scrittura privata avesse cancellato il reato. I giudici hanno invece chiarito che la falsificazione di cambiali mantiene rilevanza penale quando è presente il dolo specifico di ottenere un profitto o causare un danno. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la responsabilità penale dell'imputato e condannandolo al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della parte civile.
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Falso testamento olografo: gli eredi bloccano l’assoluzione
Gli Eredi Legittimi impugnano l'assoluzione dei Presunti Autori del Falso, accusati di aver redatto un falso testamento olografo attribuito al defunto. La Corte d'Appello aveva ribaltato la condanna di primo grado ritenendo valido il testamento, escludendo il risarcimento per mancanza di danno immediato. La Cassazione accoglie il ricorso degli eredi. La Suprema Corte chiarisce che gli eredi hanno un interesse concreto a impugnare l'assoluzione per evitare che la sentenza penale blocchi la futura causa civile di nullità del testamento. Inoltre, i giudici d'appello hanno violato l'obbligo di motivazione rafforzata, avendo ribaltato la condanna senza confutare in modo rigoroso le prove del primo grado e ignorando la perizia d'ufficio. La sentenza viene annullata con rinvio al giudice civile.
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Frode assicurativa e termini di querela
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto condannato per simulazione di reato e frode assicurativa. L'imputato aveva denunciato il furto di un'autovettura di lusso che, in realtà, era già stata esportata all'estero mesi prima. La difesa contestava la tardività della querela e l'utilizzabilità di alcune prove investigative. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità per la frode assicurativa, stabilendo che il termine per la querela decorre solo dalla conoscenza certa dell'illecito da parte dei vertici aziendali. Tuttavia, ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di simulazione, riducendo proporzionalmente la pena finale.
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Querela di falso: firma su fotocopia e validità
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una querela di falso proposta da un ex socio che contestava l'autenticità della propria firma su una girata azionaria. Nonostante l'originale del certificato fosse irreperibile, i giudici hanno ritenuto valida la perizia grafologica eseguita su una fotocopia, supportata dal comportamento processuale contraddittorio del ricorrente in precedenti giudizi. La decisione chiarisce che la querela di falso è ammissibile anche su copie fotostatiche se non espressamente disconosciute e che il giudice può trarre argomenti di prova dal contegno delle parti ai sensi dell'art. 116 c.p.c.
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Ricettazione assegni: guida alla sentenza Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di Ricettazione a carico di un soggetto trovato in possesso di un assegno bancario rubato. Il ricorrente lamentava il mancato rinvio dell'udienza per impegno professionale del difensore e la mancata applicazione delle attenuanti per danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, precisando che l'impedimento del difensore non giustifica il rinvio se non viene provata l'impossibilità di nominare un sostituto. Inoltre, per la Ricettazione di assegni in bianco, il valore del danno non è limitato al supporto cartaceo ma alla potenziale utilizzabilità del titolo.
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Uso di atto falso: la prova della consapevolezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di uso di atto falso nei confronti di un soggetto coinvolto in un'operazione immobiliare pagata con titoli di credito contraffatti. Nonostante la difesa sostenesse l'assenza dell'imputato al momento della consegna delle cambiali, i giudici hanno ritenuto provata la sua consapevolezza della falsità basandosi sul suo ruolo di committente e sulle rassicurazioni fornite alla vittima. La Corte ha inoltre stabilito che lievi irregolarità materiali nella querela non ne inficiano la validità e che la determinazione della provvisionale non è sindacabile in sede di legittimità.
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Contratto autonomo di garanzia: firma falsa e nullità
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto autonomo di garanzia è nullo se la firma del debitore principale è falsa. La falsificazione della sottoscrizione rende l'intero contratto inesistente, invalidando anche le obbligazioni dei co-garanti. La Corte ha chiarito che, nonostante l'autonomia rispetto al debito principale, il contratto di garanzia deve avere una causa valida, che viene a mancare in caso di firma apocrifa. Di conseguenza, il garante non può agire in regresso e l'obbligazione accessoria del co-obbligato crolla insieme a quella principale.
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Contratto autonomo di garanzia: firma del debitore
Una società e una garante ricorrono in Cassazione contro una sentenza che ha ritenuto valido un contratto autonomo di garanzia nonostante la firma del legale rappresentante della società debitrice fosse stata accertata come falsa. Le corti inferiori avevano applicato le norme sulla fideiussione, secondo cui la garanzia è efficace anche all'insaputa del debitore. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici sull'applicazione di tali norme al contratto autonomo di garanzia, ha rinviato la causa a pubblica udienza per un esame approfondito.
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Querela di falso: notifica nulla con firma apocrifa
Un commerciante ha impugnato un'ingiunzione di pagamento con una querela di falso, dimostrando che la firma sull'avviso di ricevimento dell'atto presupposto era apocrifa. La Cassazione ha confermato che la notifica è nulla, poiché la falsità della firma prova la mancata consegna dell'atto al destinatario, rendendo illegittima la pretesa creditoria.
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Trasformazione societaria fideiussione: no liberazione
Un garante ha richiesto la liberazione da una fideiussione a seguito della trasformazione della società debitrice da s.n.c. a s.r.l. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la semplice trasformazione societaria e la fideiussione non sono sufficienti a liberare il garante. È onere di quest'ultimo dimostrare un effettivo e noto peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore al momento della concessione di nuovo credito, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Pagamento assegno falso: la negligenza della banca
Un istituto di credito ha effettuato il pagamento di numerosi assegni con firme palesemente false, attribuite al coniuge della correntista. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità della banca per negligenza professionale, sottolineando che il suo dovere di verifica prevale su ogni altra circostanza. La Corte ha stabilito che la palese difformità della firma rispetto allo specimen depositato rende la banca l'unica responsabile del danno, respingendo la tesi del concorso di colpa del cliente.
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Querela di falso: firma falsa sull’avviso di ricevimento
Una società ha presentato una querela di falso contestando la firma apposta sull'avviso di ricevimento di un atto di accertamento. Il tribunale di primo grado aveva dichiarato la domanda inammissibile, ritenendo che l'impugnazione dell'atto avesse sanato qualsiasi vizio. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, accogliendo la querela. Ha chiarito che, quando la querela di falso è proposta in via principale, il giudice non deve valutare la rilevanza del documento, ma solo accertarne la veridicità. Una perizia ha confermato la falsità della firma, portando all'accoglimento dell'appello e alla dichiarazione di falsità del documento.
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Revisione prova nuova: quando non è decisiva per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore che chiedeva la revisione di una condanna per turbativa d'asta. La richiesta si basava su una revisione prova nuova, ovvero una perizia grafologica che attestava la falsità della sua firma su un'offerta di gara. La Corte ha ritenuto la prova non decisiva, poiché la condanna si fondava su un ampio quadro probatorio (intercettazioni e legami con la criminalità organizzata) che dimostrava il suo consapevole coinvolgimento nell'illecito, a prescindere dall'autenticità della firma.
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Contratto quadro cointestato: nullo se manca una firma
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto quadro cointestato per servizi di investimento è totalmente nullo se manca la firma di uno dei cointestatari, anche se l'altro ha firmato e impartito gli ordini. La nullità, dovuta a un vizio di forma, travolge l'intero accordo e i conseguenti ordini di acquisto. Il caso riguardava due coniugi, dove la firma della moglie sul contratto era risultata apocrifa. La Corte ha chiarito che non si tratta di nullità parziale, ma di un vizio che invalida il rapporto per entrambi gli investitori.
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Verificazione Scrittura: quando è valida la procedura?
Un'associazione sportiva ha citato in giudizio un club calcistico per un pagamento basato su una convenzione. Il club ha contestato l'autenticità della firma del proprio amministratore. I tribunali di merito, tramite una perizia calligrafica, hanno accertato la falsità della firma. L'associazione ha impugnato la decisione sostenendo un vizio procedurale: la verificazione scrittura sarebbe stata avviata tardivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la richiesta di verificazione è un'istanza istruttoria che rientra nella normale gestione del processo da parte del giudice, non un sub-procedimento da espletare necessariamente prima di ogni altra attività.
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