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An Della Pretesa

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Termine giuridico che si riferisce al fondamento del diritto, cioè all'esistenza stessa del diritto a ottenere qualcosa (in questo caso, il risarcimento), distinguendolo dal 'quantum' che è la sua quantificazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ingiusta detenzione: chi paga le spese se la somma è ridotta
Un cittadino, arrestato ingiustamente per traffico di stupefacenti e poi assolto perché il fatto non sussiste, ha ottenuto dalla Corte d'Appello la riparazione per ingiusta detenzione pari a 3.200 euro per sedici giorni di arresti domiciliari. Il giudice ha inoltre stabilito la compensazione al 50% delle spese legali, ponendo la restante metà a carico del Ministero dell'Economia. L'Amministrazione ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che le spese dovessero gravare sul cittadino, avendo questo richiesto una cifra molto più alta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso statuendo che, quando l'Amministrazione si oppone alla quantificazione dell'indennizzo, si applica la soccombenza reciproca. Di conseguenza, la decisione sulle spese legali resta legittimamente affidata alla discrezionalità del giudice di merito.
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Lavoro straordinario e viaggi: perché non basta avere ragione
Tre dipendenti hanno fatto causa all'azienda per ottenere il pagamento del tempo di viaggio tra casa e i luoghi di intervento, sottratto dal conteggio orario a causa di un accordo aziendale che prevedeva una franchigia. Sebbene il tempo di viaggio sia qualificabile come orario lavorativo, la Corte d'Appello ha respinto la domanda per la totale mancanza di prove sulle ore effettive svolte in eccedenza. La Cassazione ha rigettato il ricorso dei dipendenti, confermando che la richiesta di compenso per lavoro straordinario esige sempre l'allegazione e la prova rigorosa delle ore effettivamente prestate, anche quando si richiede una condanna generica. Di conseguenza, i lavoratori perdono la causa e non ottengono alcun risarcimento.
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Rimborso spese legali dipendente pubblico: limiti al pagamento
Un ex segretario comunale, assolto in un processo penale per fatti legati al servizio, chiede al Comune il rimborso integrale delle spese legali sostenute, pari a oltre 26.000 euro. Il Comune rimborsa solo circa 4.100 euro, ritenendoli congrui. La Corte d'Appello respinge la richiesta di integrazione per mancanza di prove sulla necessità delle ulteriori spese. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che il rimborso spese legali dipendente pubblico non è un diritto incondizionato e assoluto. Spetta al dipendente dimostrare la congruità e la necessità delle somme richieste rispetto all'attività difensiva svolta. Poiché la ricorrente non ha fornito prove sufficienti né allegato i documenti necessari, la decisione dei giudici di merito che ha ritenuto congruo il rimborso parziale resta confermata.
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Prescrizione presuntiva: pagare solo in parte fa perdere la causa
Un avvocato ha richiesto al proprio cliente il pagamento delle prestazioni professionali svolte in un giudizio civile. Il cliente si è difeso eccependo la prescrizione presuntiva del credito e sostenendo di aver già pagato una somma inferiore rispetto a quella richiesta in tribunale. Il Tribunale ha accolto l'eccezione del cliente, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'eccezione di prescrizione presuntiva deve essere rigettata se il debitore contesta l'ammontare del debito o ammette di aver pagato solo in parte. Questa condotta implica infatti l'ammissione che l'obbligazione non si è interamente estinta. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del professionista, rinviando la causa al Tribunale per un nuovo esame del merito.
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Acconto pagato, contratto non firmato: spese extra non dovute
Un prestatore d'opera richiede il pagamento di spese di trasferta basandosi su un'offerta scritta. Il committente, pur avendo pagato un acconto e ricevuto la prestazione, non aveva mai firmato l'offerta e contestava proprio quell'importo. La Cassazione ha stabilito che l'accettazione per fatti concludenti, come il pagamento di un acconto, non implica automaticamente l'approvazione di ogni singola clausola dell'offerta. Se una condizione specifica, come il costo della trasferta, non è stata chiaramente accettata e anzi è stata contestata, non si può considerare parte dell'accordo. Di conseguenza, la richiesta di pagamento del fornitore è stata respinta.
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Prescrizione presuntiva: contesta l’importo e deve pagare
Un avvocato chiede il pagamento dei suoi compensi a un ex cliente. Il cliente si difende invocando la prescrizione presuntiva, che presume il pagamento dopo un certo periodo, ma allo stesso tempo contesta l'importo della parcella, ritenendolo eccessivo. La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiaro: le due difese sono incompatibili. Contestare l'ammontare del debito equivale ad ammettere, implicitamente, che l'obbligazione non è stata estinta. Di conseguenza, l'eccezione di prescrizione viene annullata. La Corte ha quindi cassato la precedente decisione, dando ragione all'avvocato.
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Danno da demansionamento: illecito del lavoratore non riduce il risarcimento
Un dipendente pubblico, già vittima accertata di dequalificazione professionale, si è visto ridurre il risarcimento perché il datore di lavoro ha invocato una sua condanna penale e altre difficoltà organizzative. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: il calcolo del **danno da demansionamento** deve basarsi esclusivamente su criteri oggettivi legati al pregiudizio professionale subito. La durata, la gravità della dequalificazione e la perdita di competenze sono gli unici parametri validi. La condotta illecita del lavoratore in altri contesti è irrilevante e non può 'compensare' il danno subito. La vittoria va al lavoratore, con la sentenza che impone un nuovo calcolo del risarcimento basato su principi corretti.
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Prova Lavoro Straordinario: Testimoni Bastano, Datore Condannato
Un lavoratore edile ha chiesto il pagamento di differenze retributive per lavoro straordinario svolto il sabato. Nonostante le testimonianze confermassero lo svolgimento delle ore extra, mancava una prova documentale precisa sulla loro quantità. Il datore di lavoro ha contestato la richiesta proprio per questa incertezza. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla prova del lavoro straordinario: una volta che il lavoratore dimostra, anche tramite testimoni, di aver 'effettivamente' svolto lavoro straordinario (il cosiddetto 'an'), il giudice può determinarne l'ammontare in via equitativa, anche basandosi su presunzioni. Il datore di lavoro ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento.
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