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Amministratore Di Facciata

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Soggetto che formalmente ricopre la carica di amministratore di una società, ma in realtà agisce come prestanome per conto di altri (amministratori di fatto), che gestiscono effettivamente l'impresa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Bancarotta Fraudolenta: L’Amministratore di Facciata non scampa alla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta di un Amministratore, respingendo il suo ricorso. L'Amministratore sosteneva di essere solo un 'amministratore di facciata', ma la Corte ha ritenuto questa difesa una mera contestazione di fatti, non ammissibile in Cassazione. La sentenza di appello aveva già smentito tale tesi, evidenziando la sua piena responsabilità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta e amministratore di facciata: condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di bancarotta. L'imputato sosteneva la propria estraneità ai fatti affermando di aver assunto la carica di semplice testa di legno solo in un secondo momento. Tuttavia, i giudici di merito hanno accertato che l'uomo si era interessato direttamente alla gestione e alla destinazione delle somme di denaro poi sottratte alle casse sociali. La Corte ha ribadito che nel giudizio di Cassazione non si possono sollevare contestazioni di fatto sulla valutazione delle prove. Il ricorso per bancarotta fraudolenta e amministratore di facciata è stato quindi respinto, con condanna dell'imputato al pagamento delle spese e di una sanzione di tremila euro.
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Bancarotta fraudolenta documentale: il prestanome non si salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per il reato di bancarotta fraudolenta documentale. L'imputato sosteneva di essere un semplice amministratore di facciata (prestanome) e di non avere responsabilità diretta nella gestione dei libri contabili della società fallita. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Poiché la Corte d'Appello aveva motivato in modo logico e coerente il ruolo attivo dell'imputato, escludendo la figura del mero prestanome, il ricorso è stato rigettato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Amministratore di facciata: non basta la firma per la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore che aveva svuotato la sua azienda cedendone i beni a un'altra società senza incassare il corrispettivo. La Corte ha però annullato la condanna dell'altra amministratrice, ritenuta un semplice 'amministratore di facciata'. Per i giudici, la responsabilità penale della 'testa di legno' non è automatica: è necessario dimostrare che fosse a conoscenza di specifici 'segnali di allarme' sulle operazioni illecite e che, pur consapevole del rischio, non abbia fatto nulla per impedirlo. In questo caso, tale prova mancava.
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Bancarotta amministratore di facciata: la condanna.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta nei confronti di un'amministratrice di facciata. Nonostante il ruolo di semplice prestanome, la presenza di chiari segnali di allarme, come perdite costanti e decreti ingiuntivi non pagati, integra il dolo eventuale. La sottoscrizione di atti in stato di crisi manifesta rende il soggetto responsabile dei reati fallimentari commessi dall'amministratore di fatto, determinando una condanna definitiva per bancarotta amministratore di facciata.
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Amministratore di facciata: quando risponde di reato?
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore di facciata. La sentenza chiarisce che la responsabilità penale non può estendersi alle condotte illecite avvenute prima dell'assunzione della carica, a meno che non sia provato un concorso attivo. Viene inoltre ribadita l'illegittimità della pena accessoria fissa di dieci anni, che deve essere determinata dal giudice.
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Divieto di reformatio in pejus: Cassazione annulla pena
Un amministratore, condannato per aver causato il fallimento di una società, ha impugnato la sentenza d'appello. La Cassazione, pur confermando la sua responsabilità, ha accolto il ricorso sul punto della pena, ribadendo il fondamentale principio del divieto di reformatio in pejus. La Corte d'Appello aveva infatti fissato una pena base superiore a quella del primo grado, violando l'art. 597 c.p.p. La sentenza è stata annullata con rinvio per la rideterminazione della sanzione.
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