Durante una perquisizione domiciliare legittima condotta dai Carabinieri, tre donne conviventi con un soggetto trovato in possesso di stupefacenti hanno reagito violentemente con insulti, minacce, calci e pugni per impedire le operazioni. Accusate di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, le donne hanno invocato la legittima reazione ad atti arbitrari, lamentando il disordine creato in casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il disordine causato da una perquisizione non costituisce un atto arbitrario e che la violenza fisica configura pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale, escludendo qualsiasi scriminante.
Continua »