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Affrancamento

20 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Operazione con cui si 'libera' una riserva di patrimonio da un vincolo di sospensione d'imposta, pagando una tassa agevolata (imposta sostitutiva). Una volta affrancata, la riserva può essere distribuita ai soci senza ulteriore tassazione in capo alla società.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Affrancamento del saldo attivo di rivalutazione: il calcolo al netto
La Società ha presentato istanza per il rimborso della maggiore imposta sostitutiva versata ai fini dell'affrancamento del saldo attivo di rivalutazione. L'Agenzia delle Entrate ha opposto silenzio-rifiuto, sostenendo che la base imponibile dovesse calcolarsi al lordo dell'imposta sostitutiva già pagata in sede di rivalutazione dei beni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che il valore di bilancio da considerare deve essere al netto dell'imposta precedentemente corrisposta. Di conseguenza, il contribuente ha il diritto di ottenere la restituzione delle somme versate in eccesso a titolo cautelativo.
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Affrancamento saldo attivo: base imponibile netta e Fisco battuto
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una grande società il mancato versamento di oltre 38 milioni di euro tra IRES e IRAP. Il Fisco riteneva errato il calcolo dell'imposta sostitutiva del 4% per l'affrancamento saldo attivo di rivalutazione. Secondo l'Agenzia delle Entrate, l'aliquota andava calcolata sul valore lordo della riserva e non su quello al netto dell'imposta di rivalutazione già versata. Sia la Commissione Tributaria Provinciale sia la Regionale hanno dato ragione alla contribuente, annullando l'avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha confermato l'operato della società, rigettando il ricorso del Fisco e stabilendo che la base imponibile per l'affrancamento della riserva include solo la somma netta iscritta a bilancio.
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Decadenza accertamento quote ammortamento: vittoria del Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato la dichiarazione dei redditi di una Società Contribuente per indebita deduzione di ratei di ammortamento dell'avviamento, derivanti da conferimenti aziendali avvenuti anni prima. I giudici di merito avevano annullato il recupero a tassazione, sostenendo che il termine di verifica decorresse dall'anno di iscrizione a bilancio del fatto generatore originario, ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito a favore dell'Erario. Il principio sancito stabilisce che la decadenza accertamento quote ammortamento si calcola rispetto alla dichiarazione del singolo anno in cui il rateo è dedotto, e non rispetto all'annualità in cui il costo è sorto per la prima volta.
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Affrancamento del saldo di rivalutazione: si calcola al netto
Una società contribuente procedeva alla rivalutazione dei beni d'impresa e al successivo affrancamento del saldo di rivalutazione. Per prudenza, calcolava l'imposta sostitutiva sulla base imponibile al lordo dell'imposta già versata per la rivalutazione. Successivamente, richiedeva il rimborso della differenza all'Amministrazione Finanziaria, ritenendo che la base imponibile dovesse essere calcolata al netto. Di fronte al silenzio rifiuto dell'ente, la società proponeva ricorso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ufficio tributario, stabilendo che la base imponibile per l'affrancamento del saldo di rivalutazione deve essere calcolata al netto dell'imposta sostitutiva già pagata per la rivalutazione stessa. L'imponibile al lordo rileva solo in caso di effettiva distribuzione della riserva ai soci, circostanza non verificatasi nel caso di specie. Di conseguenza, la società contribuente ha diritto al rimborso richiesto.
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Imposta sostitutiva plusvalenze: sette giorni di ritardo costano caro
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla plusvalenza sulla vendita di un terreno edificabile. La donna riteneva di aver regolarizzato la propria posizione versando l'imposta sostitutiva plusvalenze prevista dalla legge per rivalutare il terreno. Tuttavia, il pagamento della prima rata era avvenuto il 7 luglio 2006 anziché entro la scadenza del 30 giugno 2006. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, stabilendo che il termine per il versamento della prima rata dell'imposta ha natura perentoria. Di conseguenza, il ritardo anche di pochi giorni comporta la perdita dell'agevolazione fiscale e l'applicazione della tassazione ordinaria sulla plusvalenza. La contribuente è stata condannata anche a pagare le spese di giudizio.
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Rimborso Scudo Fiscale: Fisco nega i benefici ma deve restituire
La Corte di Cassazione ha chiarito il diritto al rimborso scudo fiscale. Alcuni contribuenti avevano versato un'imposta straordinaria per regolarizzare capitali esteri. L'Agenzia delle Entrate, però, ha negato i benefici dello scudo perché le somme non erano state effettivamente rimpatriate, procedendo con la tassazione ordinaria. I giudici hanno stabilito che, se il beneficio viene meno e il Fisco tassa nuovamente gli stessi importi, il versamento iniziale per lo scudo perde la sua causa. Diventa un pagamento non dovuto e deve essere rimborsato al contribuente per evitare una doppia imposizione. La Corte ha quindi dato ragione ai contribuenti, condannando l'Amministrazione alla restituzione delle somme.
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Affrancamento saldo di rivalutazione: Netto batte Lordo in Cassazione
Una società chiede il rimborso di un'imposta versata per l'affrancamento saldo di rivalutazione, sostenendo di averla erroneamente calcolata sul valore lordo anziché netto. L'Agenzia delle Entrate si oppone, ritenendo corretto il calcolo sul valore lordo, comprensivo dell'imposta sostitutiva già pagata per la rivalutazione. La Corte di Cassazione dà ragione alla società. Stabilisce un principio chiaro: la base imponibile per l'affrancamento della riserva deve essere calcolata sul suo valore netto, ovvero escludendo l'imposta sostitutiva già versata in fase di rivalutazione. Di conseguenza, il ricorso dell'Agenzia delle Entrate viene respinto e il diritto al rimborso della società confermato.
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Affrancamento Saldo Rivalutazione: Tassa sul Netto, non sul Lordo
Una società chiede il rimborso di un'imposta sostitutiva versata in eccesso. L'errore nasce dal calcolo della tassa per l'affrancamento del saldo di rivalutazione. L'Agenzia delle Entrate sosteneva che la base di calcolo fosse il saldo lordo, mentre la società lo aveva calcolato sul saldo netto, cioè dopo aver sottratto una precedente imposta sostitutiva. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società. Ha stabilito che la base imponibile per l'imposta di affrancamento è costituita dal saldo attivo di rivalutazione al netto dell'imposta già pagata sulla rivalutazione stessa. Di conseguenza, la società ha diritto al rimborso.
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Affrancamento disavanzo da fusione: errore in dichiarazione costa caro
Una società si vede contestare dall'Agenzia delle Entrate la deduzione di due diverse quote di ammortamento. La Corte di Cassazione dà ragione alla società sulla prima quota, relativa all'avviamento da acquisto di ramo d'azienda, perché una precedente sentenza definitiva (giudicato) aveva già confermato la legittimità dell'operazione. Tuttavia, la Corte dà ragione al Fisco sulla seconda quota, negando la deducibilità derivante da un'operazione di **affrancamento disavanzo da fusione**. La società, infatti, aveva omesso di esercitare la specifica opzione nella dichiarazione dei redditi. Secondo la Corte, tale omissione non è un errore formale sanabile, ma una scelta con valore legale definitivo, che preclude il beneficio fiscale.
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Plusvalenza Azzerata ma Niente Rimborso: La Scelta Fiscale Vince
La Corte di Cassazione ha negato il rimborso di una ritenuta fiscale a due contribuenti che avevano ricevuto un'indennità di esproprio. Essi sostenevano di non aver realizzato alcuna plusvalenza, avendo in precedenza rivalutato il terreno. La Corte ha stabilito che la richiesta di rimborso ritenuta su plusvalenza è impossibile se il contribuente non ha scelto, in sede di dichiarazione dei redditi, il regime di tassazione ordinaria. L'aver accettato la ritenuta 'secca' (a titolo d'imposta) è una scelta che preclude qualsiasi successiva richiesta di rimborso, anche se la plusvalenza tassata si rivela inesistente. La scelta del regime fiscale è quindi decisiva e irreversibile.
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Doppia rivalutazione quote: no al rimborso imposta sostitutiva
Un contribuente effettua una seconda rivalutazione delle sue quote societarie dopo che la società originaria aveva subito una scissione e significative modifiche patrimoniali. Chiede quindi il rimborso dell'imposta sostitutiva versata per la prima rivalutazione, appellandosi al divieto di doppia imposizione. La Corte di Cassazione nega il rimborso. Il principio è che il rimborso spetta solo se la seconda operazione riguarda lo stesso identico bene. In questo caso, a causa delle profonde trasformazioni societarie e patrimoniali, il contribuente non ha provato che le quote rivalutate la seconda volta fossero sostanzialmente le stesse della prima. Di conseguenza, la richiesta di rimborso dell'imposta sostitutiva rivalutazione è stata respinta.
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Rivalutazione terreni: valida anche se la perizia segue la vendita
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente la rivalutazione terreni edificabili eseguita tramite perizia giurata asseverata dopo la vendita del bene. L'ufficio sosteneva che l'agevolazione fiscale non fosse applicabile se il valore rideterminato non risultava già nell'atto notarile di cessione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la legge non impone la redazione della perizia prima del rogito, purché avvenga entro i termini di legge. La decisione conferma che le circolari amministrative non possono limitare diritti previsti dalla norma primaria, garantendo al contribuente la possibilità di abbattere la plusvalenza tassabile anche se la stima è successiva alla cessione del terreno.
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Definizione agevolata: stop alle liti tributarie
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato una sentenza favorevole a un contribuente in merito a un avviso di accertamento IRPEF. La disputa riguardava l'efficacia dell'affrancamento di terreni edificabili venduti a un prezzo inferiore rispetto al valore di perizia. Il contribuente ha richiesto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata prevista dalla normativa vigente. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, rilevando che la lite ha un valore inferiore a 100.000 euro e che l'Ufficio è risultato soccombente in entrambi i gradi di merito.
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Autotutela tributaria: stop al contenzioso fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a una società multinazionale riguardante la deducibilità di quote di ammortamento dell'avviamento. La controversia verteva sull'aliquota dell'imposta sostitutiva applicabile a seguito di una fusione societaria. Durante il giudizio di legittimità, l'Amministrazione Finanziaria ha esercitato il potere di autotutela tributaria, annullando integralmente l'avviso di accertamento. Tale decisione è scaturita dal recepimento di un precedente orientamento della Suprema Corte che riconosceva la legittimità delle deduzioni operate dal contribuente. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere.
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Rivalutazione partecipazioni: no al rimborso per eredi
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli eredi non hanno diritto al rimborso dell'imposta sostitutiva versata dal defunto per la rivalutazione partecipazioni. Nel caso in esame, i successori avevano effettuato una nuova rivalutazione sulle medesime quote societarie, pretendendo la restituzione di quanto pagato dalla dante causa. La Suprema Corte ha chiarito che l'opzione fiscale è un atto di volontà personale e irretrattabile. Il diritto al rimborso sorge esclusivamente se lo stesso contribuente effettua una seconda rivalutazione rimanendo in possesso del bene. Per gli eredi, la nuova procedura costituisce un presupposto impositivo autonomo e distinto, privo di collegamenti rimborsabili con i versamenti del defunto.
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Rivalutazione partecipazioni: limiti rimborso eredi
La Corte di Cassazione ha chiarito che gli eredi che procedono a una nuova rivalutazione partecipazioni non hanno diritto al rimborso dell'imposta sostitutiva versata dal defunto per una precedente operazione analoga. La normativa vigente permette la detrazione o il rimborso solo se il medesimo soggetto effettua entrambe le rivalutazioni mantenendo il possesso del bene. Nel caso di specie, la seconda rivalutazione operata dagli eredi costituisce un nuovo presupposto impositivo autonomo, rendendo irrilevante il versamento effettuato dal de cuius ai fini della restituzione.
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Affrancamento: decadenza per versamento tardivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il tempestivo versamento della prima rata dell'imposta sostitutiva è condizione necessaria per il perfezionamento dell'affrancamento dei valori fiscali dopo un conferimento d'azienda. Nel caso esaminato, una società aveva versato la prima rata in ritardo rispetto alla scadenza legale. I giudici hanno chiarito che tale ritardo determina la decadenza dall'opzione, poiché il versamento non è un semplice adempimento tributario ma l'atto costitutivo della scelta del contribuente, rendendo inapplicabile l'istituto del ravvedimento operoso.
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Minusvalenze latenti: la guida alla deducibilità
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della deducibilità delle minusvalenze latenti emerse a seguito dell'opzione di affrancamento prevista dal D.L. 138/2011. Un contribuente aveva impugnato il diniego di sgravio relativo a sanzioni per omessi versamenti, sostenendo la possibilità di compensare le perdite derivanti dall'affrancamento con le plusvalenze realizzate. Mentre i giudici di merito avevano negato tale possibilità ritenendo necessaria una norma agevolativa espressa, la Suprema Corte ha ribaltato l'orientamento. La decisione stabilisce che l'esercizio dell'opzione di affrancamento conferisce rilevanza fiscale ai valori di bilancio, superando il principio di neutralità fiscale. Pertanto, le minusvalenze latenti affrancate devono concorrere alla determinazione della base imponibile dell'imposta sostitutiva secondo i criteri generali di deducibilità dei componenti negativi.
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Doppia imposizione: onere della prova sul contribuente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente che contestava una cartella di pagamento, sostenendo di essere vittima di una doppia imposizione fiscale a seguito di una scissione societaria. Il contribuente non ha fornito prove sufficienti a dimostrare che il patrimonio della società originaria e quello della nuova società scissa fossero identici. La Corte ha ribadito che l'onere della prova in casi di presunta doppia imposizione ricade interamente sul contribuente.
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Plusvalenza terreno: la vendita a prezzo basso è ok
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente che rivaluta un terreno edificabile tramite perizia giurata e paga l'imposta sostitutiva (affrancamento), non perde il beneficio fiscale se successivamente vende il bene a un prezzo inferiore a quello di perizia. L'Agenzia delle Entrate non può disconoscere la rivalutazione e calcolare la plusvalenza terreno sul costo storico, poiché nessuna norma prevede la decadenza del beneficio in caso di vendita a un prezzo più basso.
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