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Affidamento In Prova

891 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La misura dell'affidamento in prova al servizio sociale, disciplinata dall'art. 47 dell'ordinamento penitenziario (L. 354/1975), è una misura alternativa alla detenzione. Si attua con l'affidamento del condannato ad un servizio sociale fuori dall'istituto, per un periodo corrispondente alla pena da scontare. La misura può essere concessa soltanto in alcuni casi: ovvero ai condannati a pena detentiva non superiore a 3 anni(4 anni dal 2014) e purché l'osservazione della personalità del soggetto dia esito positivo e convinca dunque degli effetti rieducativi che potrebbero conseguirne. L’art. 47-quater O.P. estende l’applicazione dell’affidamento in prova al servizio sociale, anche oltre i limiti di pena previsti, nei confronti dei malati affetti da Aids conclamata che intendono intraprendere un programma di cura ed assistenza. La legge n. 165/1998 ha infine consentito l’affidamento in prova anche senza procedere all’osservazione in istituto, quando il condannato dopo la commissione del reato abbia tenuto una condotta tale da consentire la predetta valutazione positiva. La stessa legge 165 ha previsto inoltre una nuova disciplina per la concessione dell’affidamento in prova richiesto dopo l’inizio dell’esecuzione della pena, attribuendo la titolarità della sospensione della stessa al magistrato di sorveglianza e quella sul merito del provvedimento di concessione al tribunale di sorveglianza. Se il condannato rispetta gli obblighi indicati nel cosiddetto "verbale di affidamento", per il periodo corrispondente alla pena (residua) da scontare, la pena ed ogni altro effetto penale si estinguono, altrimenti il Magistrato di sorveglianza sospende l'affidamento, ordinando l'immediato trasferimento in carcere; nel caso di piccole inosservanze, il Tribunale di Sorveglianza valuta dopo la fine del periodo quale parte della pena debba ritenersi come scontata. Il servizio sociale aiuta il soggetto nel reinserimento sociale nonché vigila affinché il comportamento dell'affidato sia conforme alle prescrizioni impartite. Le prescrizioni e modalità esecutive dell'affidamento possono essere modificate con decreto motivato da parte del magistrato di sorveglianza. Nel 2009 risultavano affidati ai servizi sociali 5.908 condannati (circa il 41% di coloro che accedono alle misure alternative) e 2.283 condannati tossicodipendenti .

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Misure alternative alla detenzione: negato l’affidamento
Il Detenuto ha richiesto la concessione di misure alternative alla detenzione, nello specifico l'affidamento in prova al servizio sociale e la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza evidenziando la persistente pericolosità sociale dell'uomo e la mancanza di un concreto percorso di revisione critica rispetto ai reati commessi. Il Detenuto ha quindi proposto ricorso in Cassazione lamentando violazioni di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la correttezza della motivazione del Tribunale, sottolineando che le censure sollevate richiedevano una inammissibile rivalutazione dei fatti. Di conseguenza, la Corte ha condannato Il Detenuto al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Revoca affidamento in prova: il carcere annulla la misura
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca affidamento in prova per Il Condannato dopo l'emissione di una misura di custodia cautelare in carcere. Tale arresto derivava dall'aggravamento di una precedente misura per reati di spaccio commessi nell'estate 2020. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la prova non era ancora iniziata e che i fatti erano di lieve entità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sopravvenienza di nuovi elementi di pericolosità e la violazione delle prescrizioni giustificano pienamente la revoca della misura alternativa, anche se l'affidamento non ha ancora avuto effettivo inizio.
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Affidamento in prova negato: Cassazione conferma il rigetto
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un condannato che chiedeva l'affidamento in prova, sia nella forma ordinaria che terapeutica, dopo che il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto le sue richieste. Il Tribunale aveva espresso una prognosi negativa sull'esito favorevole delle misure, basandosi sui precedenti penali, le pendenze giudiziarie e una condotta non conforme alle prescrizioni. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, per mancanza di specificità e manifesta infondatezza delle censure proposte.
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Affidamento in prova negato: la Cassazione conferma i dubbi sulla revisione critica
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro il rifiuto del Tribunale di Sorveglianza di concedergli l'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale aveva respinto la richiesta a causa di reati recenti, inclusa la detenzione di sostanze stupefacenti durante gli arresti domiciliari, e per la mancanza di una vera "revisione critica" del suo passato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente e condannando il Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile: Benefici Penitenziari Negati, la Cassazione Conferma
Un Detenuto ha presentato un ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che gli aveva negato l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto che la decisione del Tribunale di Sorveglianza fosse adeguatamente motivata e che il ricorso presentato non potesse essere esaminato nel merito. Di conseguenza, il Detenuto è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questo caso evidenzia i limiti di un ricorso inammissibile in materia di benefici penitenziari.
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Riparazione per ingiusta detenzione: vittoria del cittadino contro l’errore statale
Un Condannato ha ottenuto la "Riparazione per ingiusta detenzione" dalla Corte d'Appello, avendo subito una carcerazione non dovuta a causa della mancata sospensione di un ordine di esecuzione della pena. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la detenzione in carcere, anziché in affidamento in prova, non fosse ingiusta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero. Ha ribadito che la detenzione subita in modalità più restrittiva rispetto a quanto previsto dalla legge al momento del fatto costituisce ingiusta detenzione, confermando il diritto del Condannato al risarcimento.
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Affidamento in Prova Negato: Pericolosità Sociale Prevale sul Reinserimento
Un detenuto ha chiesto l'affidamento in prova, una misura alternativa al carcere. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta, evidenziando la gravità dei reati, la loro vicinanza temporale e il rischio che il beneficio fosse usato in modo strumentale, a causa di una prognosi negativa sulla pericolosità sociale attuale. Il detenuto ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. L'affidamento in prova è stato quindi definitivamente negato.
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Misure alternative alla detenzione e irreperibilità del reo
Un condannato richiede l'ammissione alle misure alternative alla detenzione, ossia l'affidamento in prova ai servizi sociali o la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza rigetta l'istanza poiché l'interessato risulta irreperibile presso il domicilio dichiarato. Il condannato impugna la decisione in Cassazione sostenendo che la convivente aveva comunicato il cambio di residenza e che motivi di salute gli avevano impedito la comunicazione personale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: l'interessato non ha fornito alcuna prova dell'avvenuta comunicazione del mutamento di domicilio e ha mostrato disinteresse non presentandosi all'udienza e non contattando i servizi sociali. La decisione comporta la perdita del beneficio penitenziario e la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Quando l’Appello Non Supera l’Esame
Un condannato ha chiesto l'affidamento in prova al Tribunale di Sorveglianza, ma la sua istanza è stata rigettata. Ha quindi presentato un ricorso per cassazione, contestando la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, perché non affrontava le motivazioni del Tribunale sull'inaffidabilità del condannato. Il ricorso si limitava a proporre una diversa valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione. Il condannato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Misure alternative alla detenzione: Assenza dal domicilio costa il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione di misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova o la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto la richiesta perché il condannato non era stato trovato al suo domicilio durante un controllo di polizia. Il ricorrente ha sostenuto di trovarsi all'estero per lavoro, ma non ha fornito prove sufficienti. La Cassazione ha confermato che il verbale di vane ricerche era un ostacolo valido e che il ricorso mancava di autosufficienza probatoria. Il condannato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Affidamento in prova al servizio sociale: no a datori fittizi
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale presentata da un condannato con molteplici precedenti penali. L'interessato ha evitato i colloqui con l'Ufficio di Esecuzione Penale Esterna, ha modificato ripetutamente il proprio domicilio e ha indicato contratti di lavoro presso aziende rivelatesi inesistenti. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione nella pronuncia del Tribunale. I Giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione a causa della genericità dei motivi, volti esclusivamente a richiedere un nuovo esame dei fatti. Il richiedente deve provvedere al pagamento delle spese legali e di una sanzione di tremila euro.
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Affidamento in prova negato: spaccio e mancanza di lavoro bloccano la libertà
Un Lavoratore, condannato per spaccio, ha chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato la sua richiesta, confermando la detenzione domiciliare. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la decisione e sollevando questioni di costituzionalità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il procedimento per l'affidamento in prova garantisce pienamente il diritto di difesa e il contraddittorio. La Corte ha ritenuto corretto il rigetto, data la mancanza di attività lavorativa e il rischio di reiterazione del reato di spaccio.
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Affidamento in prova negato: gravità del reato prevale sul percorso
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato l'affidamento in prova a un condannato per detenzione illegale di arma da fuoco, legata a contesti mafiosi. Ha ritenuto la misura prematura a causa della gravità del reato, del pericolo di recidiva e della mancanza di revisione critica, nonostante alcuni elementi positivi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo la correttezza della valutazione del Tribunale e l'importanza della gradualità nel percorso di reinserimento. Il ricorso per l'affidamento in prova è stato rigettato.
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Affidamento in prova negato tra buona condotta e recidiva
Un uomo condannato per traffico internazionale di stupefacenti ha chiesto l'affidamento in prova per scontare la pena fuori dal carcere. Il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato l'istanza. I giudici hanno rilevato che il reato grave è avvenuto a breve distanza da una precedente misura cautelare. La Cassazione ha confermato il rigetto. Per concedere la misura alternativa, la buona condotta carceraria e il lavoro non bastano. È indispensabile un reale e consolidato percorso di revisione critica dei reati commessi, unito all'effettiva assenza di pericolosità sociale.
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Misure alternative alla detenzione: i nuovi reati bloccano il beneficio
Un condannato ha richiesto l'accesso alle misure alternative alla detenzione, presentando istanza per la detenzione domiciliare, l'affidamento in prova al servizio sociale e la semiliberta a fronte di una pena residua superiore a due anni. Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la detenzione domiciliare per limiti temporali e ha rigettato le altre richieste a causa di molteplici procedimenti penali pendenti sorti dopo i reati in esecuzione, nonostante l'attivita lavorativa a termine. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. I giudici hanno chiarito che i carichi pendenti e la condotta successiva giustificano un giudizio negativo sul reinserimento sociale, impedendo la concessione dei benefici.
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Revoca affidamento in prova: le violazioni riaprono il carcere
Un condannato ottiene la misura alternativa dell'affidamento in prova in casi particolari per scontare la pena fuori dal carcere. Tuttavia, dopo soltanto un mese dall'inizio del percorso riabilitativo, il soggetto commette ripetute violazioni delle prescrizioni imposte. Il Tribunale di sorveglianza dispone la Revoca affidamento in prova con efficacia retroattiva (ex tunc), ritenendo la richiesta della misura del tutto strumentale ed effettuata al solo scopo di evitare la detenzione. Il condannato propone ricorso per Cassazione lamentando violazione di legge e difetto di motivazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano la piena legittimità della revoca retroattiva e condannano il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Fine pena e carenza di interesse: niente spese nel ricorso
Il Condannato ha impugnato una decisione per richiedere l'affidamento in prova al servizio sociale anziché la detenzione domiciliare. Nel corso del giudizio davanti alla Corte di Cassazione, tuttavia, l'interessato ha completato l'espiazione della pena ed è stato scarcerato. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la decisione non avrebbe più apportato alcun vantaggio concreto. La Suprema Corte ha precisato che la carenza di interesse sopraggiunta dopo la presentazione dell'atto esenta Il Condannato dal pagamento delle spese del procedimento e dalla sanzione in favore della Cassa delle Ammende.
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Affidamento in prova negato: la Cassazione boccia chi non ammette il peculato
Un ex pubblico ufficiale, condannato per peculato, ha chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta a causa della gravità del reato e della sua mancata "rivisitazione critica" (cioè, non ha ammesso pienamente la colpa, attribuendola a superficialità). La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che per l'affidamento in prova sono necessarie sia l'assenza di pericolo di recidiva sia un percorso di sincera ammissione e critica del reato commesso, non bastano mere dichiarazioni.
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Affidamento in prova negato: tra speranza e realtà carceraria
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di `affidamento in prova` (sia terapeutico che ordinario) presentata da un condannato. La decisione si basava sulla gravità del reato, la condotta in carcere (con un test antidroga positivo) e la mancanza di una chiara proposta lavorativa o risocializzante, ritenendo prematura una prognosi favorevole di reinserimento sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del condannato inammissibile, confermando la logicità della valutazione del Tribunale di Sorveglianza.
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Affidamento in Prova Negato: Pericolosità Sociale Blocca il Reinserimento
Un Lavoratore, condannato per reati, ha chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale o la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato queste misure alternative, evidenziando una persistente pericolosità sociale basata su precedenti condotte negative e recenti segnalazioni per reati gravi. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'errata valutazione della sua evoluzione positiva e l'inidoneità delle altre misure. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale. La Corte ha ritenuto che la prognosi di pericolosità sociale fosse ben motivata e che le critiche del Lavoratore non fossero sufficienti a smontare tale valutazione.
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