La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un Tribunale di Sorveglianza che negava a un condannato la possibilità di svolgere l'affidamento in prova all'estero, precisamente in Romania. La Suprema Corte ha chiarito che la normativa europea, recepita in Italia, consente l'esecuzione di tale misura in un altro Stato membro dell'UE, superando il vecchio principio che la legava al territorio nazionale. Il ricorso è stato invece rigettato per la parte relativa alla detenzione domiciliare per motivi di salute, in quanto non supportata da prove mediche.
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