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Affectio Societatis — Anno 2025

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207 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Affectio Societatis

Provvedimenti

Associazione mafiosa: la nuova mafia confederata
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per i reati di associazione mafiosa ed estorsione. La Corte ha convalidato la tesi del Tribunale del Riesame, riconoscendo l'esistenza di una nuova e autonoma associazione criminale 'confederata', composta da membri di diverse mafie storiche, e ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico dell'indagato.
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Società di fatto: prova e oneri per il Fisco
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni contribuenti contro un accertamento fiscale basato sull'esistenza di una società di fatto. La Corte ha ribadito che, ai fini fiscali, non basta l'apparenza esterna, ma l'Amministrazione Finanziaria deve provare l'effettiva esistenza degli elementi costitutivi del vincolo societario, anche tramite presunzioni. Il ricorso è stato respinto per vizi procedurali, tra cui la mancata specificità dei motivi e il tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Associazione narcotraffico: stabilità e partecipazione
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare per un soggetto accusato di partecipazione ad un'associazione a delinquere narcotraffico. La sentenza chiarisce che per dimostrare la partecipazione non è necessario che il contributo del singolo sia 'essenziale' per la vita del gruppo, ma è sufficiente un apporto causalmente rilevante e un rapporto stabile, desumibile anche da acquisti seriali e a credito, pur se avvenuti in un breve arco temporale.
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Partecipazione associativa: quando il fornitore è complice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un presunto fornitore di droga, ritenendo insufficiente la motivazione del giudice di merito. La sentenza sottolinea che, per configurare una partecipazione associativa, non basta dimostrare una fornitura stabile, ma è necessario provare il superamento di un semplice rapporto commerciale e l'esistenza di un vero e proprio vincolo con il gruppo criminale, la cosiddetta 'affectio societatis'.
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Associazione mafiosa: la Cassazione e le nuove forme
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. La sentenza analizza la configurabilità di un'associazione autonoma e orizzontale, composta da membri di diverse mafie storiche ('Cosa nostra', 'ndrangheta', 'camorra'), che opera nel tessuto economico, in particolare nel settore edilizio. La Corte ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, confermando che anche attività apparentemente lecite possono costituire partecipazione a un'associazione mafiosa se funzionali agli scopi del sodalizio, e ha validato il ragionamento del Tribunale del riesame che aveva ribaltato la decisione del G.i.p.
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Concorso esterno: la Cassazione sulla complicità
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di custodia cautelare per un professionista accusato di concorso esterno in un'associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. La sentenza chiarisce che il reato è configurabile anche per le associazioni "semplici" e non solo mafiose, qualora il soggetto fornisca un contributo consapevole, specifico e determinante per le attività del gruppo criminale. La Corte ha inoltre ritenuto sussistente l'aggravante dell'agevolazione mafiosa, data la consapevolezza dell'imputato riguardo l'origine e la destinazione illecita dei fondi gestiti dal clan.
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Associazione per delinquere: quando non basta la fornitura
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare, chiarendo che la semplice e reiterata fornitura di sostanze stupefacenti non è sufficiente a provare la partecipazione a un'associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico. È necessario dimostrare un inserimento stabile e consapevole nella struttura organizzativa, la cosiddetta "affectio societatis", che il giudice di merito non aveva adeguatamente motivato, limitandosi a valorizzare il rapporto di fornitura tra il ricorrente e un altro soggetto.
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Associazione mafiosa confederativa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso. L'accusa ipotizzava l'esistenza di un nuovo "sistema mafioso lombardo", una struttura confederativa orizzontale composta da esponenti di Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'impianto accusatorio e ritenendo sussistenti i gravi indizi. La sentenza chiarisce che può formarsi una nuova e autonoma associazione mafiosa confederativa, dotata di una propria forza di intimidazione derivante dalla fama criminale dei suoi componenti, anche in assenza di una struttura verticistica e di rituali di affiliazione.
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Fornitore di droga: quando è partecipe all’associazione
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di custodia cautelare per un soggetto accusato di essere un fornitore di droga per un'associazione criminale. La sentenza chiarisce che una relazione di fornitura stabile e continuativa è sufficiente a integrare la partecipazione al sodalizio, anche se il fornitore di droga non condivide direttamente gli utili o le perdite del gruppo. La consistenza delle forniture e la fiducia reciproca, dimostrata dai pagamenti differiti, sono stati considerati elementi chiave.
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Attenuanti generiche: no se la condotta è grave
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato al quale erano state negate le attenuanti generiche. Nonostante la riqualificazione del reato da partecipazione a concorso esterno in associazione mafiosa, i giudici hanno ritenuto che la gravità intrinseca della condotta, ovvero l'aver messo a disposizione le proprie competenze professionali a vantaggio di un clan, giustificasse pienamente il diniego delle attenuanti.
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Partecipazione associazione narcotraffico: i limiti
Un soggetto, accusato di essere fornitore stabile per un'associazione dedita al narcotraffico, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, chiarendo i limiti della prova per la partecipazione associazione narcotraffico. Secondo la Corte, la fornitura di stupefacenti, anche se ripetuta ma limitata nel tempo e contraddetta da episodi di acquisto dalla stessa organizzazione, non è sufficiente a dimostrare un inserimento stabile e consapevole nel sodalizio criminale, richiedendosi prove di un vero legame organico che superi il semplice rapporto commerciale.
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Partecipazione associazione criminale: il ruolo attivo
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una donna indagata per partecipazione ad associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva un ruolo passivo, dettato unicamente dal legame affettivo con il compagno, anch'egli coinvolto. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. Secondo i giudici, le intercettazioni e i comportamenti della donna dimostravano una partecipazione associazione criminale attiva e consapevole, superando la mera connivenza. Il legame familiare, anziché escludere la responsabilità, è stato considerato un fattore che può rafforzare il vincolo criminale.
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Partecipazione associazione criminale: quando è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una misura cautelare per partecipazione ad associazione criminale finalizzata al narcotraffico. La difesa sosteneva una collaborazione sporadica, ma la Corte ha confermato che elementi come i rapporti pregressi con il capo, il ruolo attivo nel reperire fornitori e l'integrazione nella logistica del gruppo dimostrano un inserimento stabile e consapevole, rendendo irrilevante la breve durata dei fatti contestati.
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Partecipazione associazione criminale: il caso del custode
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per un uomo accusato di essere il 'custode' della cassa di un'associazione a delinquere. La Corte ha chiarito che la sola custodia di denaro illecito per conto di un parente, senza la prova della consapevolezza e volontà di agire per l'intero gruppo criminale (affectio societatis), non è sufficiente per configurare il reato di partecipazione associazione criminale.
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Associazione per delinquere: indizi e prova in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere e reati contro il patrimonio. La sentenza ribadisce che la Corte non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione. Vengono chiariti i criteri per distinguere l'associazione per delinquere dal concorso di persone e si sottolinea che anche in assenza di una 'cassa comune', l'esistenza di una struttura organizzata e un programma criminoso indeterminato sono indizi sufficienti.
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Concorso Esterno: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna per concorso esterno in associazione mafiosa a carico di un pubblico ufficiale. La decisione si fonda su gravi vizi di motivazione della corte d'appello, che non ha adeguatamente provato né il contributo causale effettivo della condotta dell'imputato al rafforzamento del sodalizio criminale, né la sua piena consapevolezza del patto mafioso. Il caso, relativo a presunti favori a un cartello di imprese boschive, dovrà essere riesaminato da un'altra sezione della Corte d'appello.
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Presunzione di pericolosità: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la presunzione di pericolosità non può basarsi su motivazioni astratte, ma richiede una valutazione concreta dei fatti, specialmente dopo un lungo periodo di detenzione dell'indagato senza prove di un persistente legame con il sodalizio criminale. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Associazione a delinquere: quando la condotta è reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per un soggetto accusato di partecipazione in un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La sentenza chiarisce che anche ruoli apparentemente secondari, come quello di accompagnatore e fornitore di veicoli, possono costituire un contributo penalmente rilevante, se inseriti in un rapporto stabile e fiduciario con i vertici del sodalizio. Il ricorso dell'imputato, basato sulla presunta marginalità del suo apporto e sulla mancata conoscenza della disponibilità di armi, è stato rigettato in quanto la sua condotta è stata ritenuta una piena e consapevole messa a disposizione a favore del gruppo criminale.
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Aggravante mafiosa: basta la consapevolezza del reato
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione, rigettando il ricorso di un imputato che contestava l'applicazione dell'aggravante mafiosa. Secondo la Corte, per la configurabilità di tale aggravante in un reato concorsuale, è sufficiente che il concorrente sia consapevole che la sua azione agevola l'associazione mafiosa, anche se non condivide direttamente tale finalità.
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Traffico di stupefacenti: custodia cautelare annullata?
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due indagati per traffico di stupefacenti, confermando la custodia cautelare per la partecipazione all'associazione criminale. Tuttavia, per uno degli indagati, l'ordinanza è stata parzialmente annullata riguardo ai singoli reati-fine a causa di una totale assenza di motivazione da parte del Tribunale del Riesame. La sentenza sottolinea la distinzione tra la prova richiesta per il reato associativo e quella necessaria per i singoli episodi di spaccio, evidenziando come la mancanza di una giustificazione specifica su un capo d'accusa renda illegittima la misura cautelare relativa.
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