LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Affectio Societatis — Anno 2025

Pagina 10 di 11

207 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Affectio Societatis

Provvedimenti

Esigenze cautelari: la valutazione del tempo trascorso
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un imputato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del Riesame non avesse adeguatamente valutato le esigenze cautelari attuali, in particolare il lungo tempo trascorso (circa tre anni) dall'ultimo reato contestato, e non avesse motivato in modo logico l'inadeguatezza di misure meno afflittive come gli arresti domiciliari.
Continua »
Associazione a delinquere: vincoli familiari e custodia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'accusa era di essere promotore, organizzatore e direttore di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, operante su base familiare. La Corte ha confermato che i legami di parentela non escludono, anzi possono rafforzare, il vincolo associativo criminale e ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari che giustificano la misura detentiva.
Continua »
Associazione a delinquere familiare: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di arresti domiciliari per un'anziana accusata di far parte di un'associazione a delinquere familiare dedita al narcotraffico. La Corte ha stabilito che i forti legami familiari e un ruolo di subordinazione non escludono la responsabilità penale. Ciò che conta è il contributo consapevole e protratto nel tempo all'impresa criminale, anche senza una retribuzione formale.
Continua »
Associazione per delinquere: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di essere organizzatore di un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto infondati i motivi di ricorso, basando la decisione su prove concrete come intercettazioni e video-sorveglianza, che delineavano un quadro di gravi indizi di colpevolezza e un concreto rischio di recidiva.
Continua »
Reato associativo narcotraffico: quando non basta?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia in carcere per un'accusa di reato associativo narcotraffico. La Corte ha stabilito che i frequenti acquisti di droga da un'organizzazione, anche se destinati alla rivendita, non sono sufficienti a dimostrare la partecipazione stabile al sodalizio criminale. È necessaria la prova di un accordo stabile e di un impegno reciproco, elementi che mancavano nel caso di specie. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione delle esigenze cautelari.
Continua »
Associazione per delinquere: il ruolo attivo del coniuge
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per una donna accusata di partecipazione ad un'associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, gestita principalmente dalla famiglia del marito. La Corte ha ritenuto che, al di là del rapporto di coniugio, esistessero gravi indizi di colpevolezza basati su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori e comportamenti attivi (facta concludentia), come la gestione della cassa e l'intestazione fittizia di beni. La sentenza chiarisce che il legame familiare non esclude la responsabilità penale quando è provato un contributo consapevole e attivo al sodalizio criminale.
Continua »
Partecipazione associazione narcotraffico: la Cassazione
Un soggetto ricorre in Cassazione contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione associazione narcotraffico. La difesa sosteneva che le prove indicassero solo un concorso in singoli episodi di spaccio, non un'adesione stabile al sodalizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la commissione ripetuta di reati-fine, insieme ad altri elementi, costituisce un grave indizio di partecipazione stabile. La Corte ha inoltre precisato che il tempo trascorso dai fatti non esclude di per sé la pericolosità sociale, specialmente nei reati associativi.
Continua »
Associazione a delinquere: l’acquisto non basta
Un individuo, accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha impugnato un'ordinanza di riesame che gli applicava gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo che l'acquisto di droga, anche se ripetuto, non è di per sé sufficiente a dimostrare la partecipazione al sodalizio criminale. È necessario provare elementi concreti che attestino un'adesione stabile e consapevole al programma del gruppo, superando il semplice rapporto di compravendita.
Continua »
Partecipazione associativa: legame familiare e reati
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per una donna accusata di partecipazione associativa a un'organizzazione per il traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto che la ripetuta commissione di reati-fine, unita alla consapevolezza dei meccanismi del gruppo e al forte legame familiare, costituisca prova sufficiente della partecipazione associativa, superando la difesa che la descriveva come mera esecutrice di ordini.
Continua »
Affectio societatis: la prova del vincolo associativo
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di narcotraffico, stabilendo che un rapporto continuativo di fornitura di stupefacenti a un membro di un'associazione criminale è sufficiente a dimostrare l'affectio societatis, ovvero la volontà di far parte del sodalizio, integrando così il reato di partecipazione.
Continua »
Fornitura stupefacenti: quando è reato associativo?
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare, chiarendo che la continua fornitura di stupefacenti a un gruppo criminale non comporta automaticamente la partecipazione all'associazione. È necessario dimostrare un vincolo stabile e la consapevolezza di contribuire al sodalizio, elementi che il giudice di merito non aveva adeguatamente valutato, trascurando la breve durata e la modesta entità delle cessioni.
Continua »
Collaborazione efficace: quando si ottiene lo sconto?
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di alcuni membri di un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce i requisiti per la partecipazione al sodalizio e, soprattutto, le condizioni per il riconoscimento dell'attenuante della collaborazione efficace. La Corte ha stabilito che, per i reati associativi, la collaborazione deve produrre un risultato concreto, come lo smantellamento del gruppo, e non può limitarsi a confermare fatti già noti. Di conseguenza, il ricorso del collaboratore è stato respinto e gli altri sono stati dichiarati inammissibili.
Continua »
Partecipazione associativa: quando si è complici?
Un soggetto sottoposto ad arresti domiciliari per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ricorre in Cassazione. La Corte annulla l'ordinanza, chiarendo che la sola commissione di reati di spaccio o la fornitura di droga non bastano a dimostrare la partecipazione associativa. È necessario provare un inserimento stabile e consapevole nella struttura criminale, un elemento che il Tribunale del riesame non aveva adeguatamente motivato. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
Continua »
Corruzione: la Cassazione annulla con rinvio
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un assessore comunale e due imprenditori condannati per corruzione. La Corte ha annullato senza rinvio la condanna per associazione per delinquere a carico dell'assessore, dichiarando il reato estinto per prescrizione. Per le accuse di corruzione, la sentenza è stata annullata con rinvio, poiché la Corte d'Appello dovrà motivare in modo più approfondito la distinzione tra corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319 c.p.) e corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318 c.p.).
Continua »
Associazione di tipo mafioso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso con ruolo dirigenziale, oltre a porto d'armi, ricettazione ed estorsione. La Corte ha ritenuto sussistente la gravità indiziaria, confermando che, in fase di indagini preliminari, non è richiesta una descrizione dell'accusa dettagliata come nell'imputazione formale e che elementi come la gestione dei familiari dei detenuti e i contatti con altre cosche possono indicare un ruolo di vertice, anche in presenza di insubordinazioni interne al gruppo.
Continua »
Associazione mafiosa: la Cassazione conferma la custodia
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un individuo accusato di associazione mafiosa e narcotraffico. La Corte ha ritenuto infondato il ricorso, validando il quadro indiziario basato su intercettazioni, dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e prove che dimostravano il ruolo gerarchico, l'autorità e la partecipazione agli utili del clan da parte dell'indagato. La sentenza ribadisce i criteri per la configurabilità dei reati associativi.
Continua »
Concorso tra reati associativi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato accusato di associazione mafiosa e di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che non sussiste una duplicazione di accusa (violazione del 'ne bis in idem') quando le due organizzazioni criminali, sebbene collegate, sono distinguibili per struttura, componenti e finalità. La sentenza chiarisce i criteri per il concorso tra reati associativi, confermando la legittimità della doppia imputazione e della misura cautelare in carcere basata sulla pericolosità sociale del soggetto, inserito in entrambi i contesti criminali.
Continua »
Motivazione per relationem: validità e limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la legittimità della motivazione per relationem adottata dal Tribunale, che aveva fatto riferimento all'atto di appello del Pubblico Ministero, ritenendo che fosse stato comunque effettuato un vaglio critico autonomo. Il ricorso è stato giudicato generico e basato su censure di fatto, non ammissibili in sede di legittimità.
Continua »
Società di fatto: la prova spetta sempre al Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate relativo a un accertamento fiscale basato su una presunta società di fatto tra due parenti per un progetto immobiliare. La Corte ha stabilito che gli indizi forniti dall'amministrazione non erano sufficienti a dimostrare l'intento comune di esercitare un'attività d'impresa, elemento essenziale per configurare una società di fatto. L'onere della prova grava interamente sull'amministrazione finanziaria.
Continua »
Società di fatto: prova insufficiente per il Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che per accertare una società di fatto non bastano elementi come la comproprietà di un terreno e la successiva costruzione di un immobile. L'Amministrazione Finanziaria ha l'onere di provare tutti gli elementi del vincolo societario, inclusa l'intenzione di esercitare un'attività d'impresa in comune. In questo caso, la prova fornita è stata ritenuta insufficiente.
Continua »