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Affectio Societatis — Anno 2024

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174 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Affectio Societatis

Provvedimenti

Associazione a delinquere: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto le prove del suo pieno coinvolgimento, basate su intercettazioni e video, sufficienti a superare il mero legame familiare con gli altri membri e a giustificare la misura, confermando l'attualità del pericolo di recidiva.
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Riparazione ingiusta detenzione: la Cassazione annulla
Un uomo, assolto da gravi accuse dopo un lungo periodo di detenzione cautelare, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione a causa di una presunta "colpa grave" legata alle sue frequentazioni. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che non basta frequentare soggetti legati alla criminalità per escludere l'indennizzo. È necessario che il giudice dimostri in modo specifico e non contraddittorio come quella condotta abbia concretamente e causalmente provocato l'arresto, un onere che nel caso di specie non era stato adempiuto dalla corte di merito.
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Associazione per delinquere: il prestanome risponde?
La Cassazione conferma la detenzione per un soggetto accusato di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina. L'imputato, titolare di società fittizie, agiva come prestanome per un'organizzazione criminale, presentando centinaia di false richieste di nulla osta. La Corte ha ritenuto provata la sua piena consapevolezza e partecipazione attiva, respingendo la tesi della mera figura di facciata.
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Affectio societatis e narcotraffico: il caso
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di una donna accusata di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha ritenuto non sufficientemente provato il requisito della 'affectio societatis', ovvero la consapevolezza e volontà di far parte del sodalizio criminale, distinguendo la sua condotta da quella di mera connivenza o concorso nel singolo reato di spaccio commesso dal genero. Il caso è stato rinviato al Tribunale del riesame per una nuova valutazione.
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Custodia cautelare in carcere: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, sottolineando che la serialità delle operazioni, la stabilità dei legami e la struttura logistica sono elementi sufficienti a configurare il reato associativo e a giustificare la misura. È stato inoltre ribadito che, per questo tipo di reato, vige una presunzione di pericolosità che né il tempo trascorso ('tempo silente') né l'incensuratezza dell'indagato possono di per sé superare.
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Partecipazione associazione criminale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato accusato di partecipazione associazione criminale dedita al narcotraffico. La Corte ha stabilito che le censure del ricorrente, volte a una nuova valutazione dei fatti e delle prove (come le intercettazioni), non sono ammissibili in sede di legittimità. È stato confermato che per configurare la partecipazione è sufficiente un qualsiasi contributo consapevole e funzionale al rafforzamento del sodalizio, come dimostrato nel caso di specie dalle attività di preparazione delle dosi e gestione della contabilità.
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Gravi indizi di colpevolezza: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'accusa era di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, basata su intercettazioni, spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione non è manifestamente illogica.
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Vincolo associativo e prova per la custodia cautelare
La Corte di Cassazione, con la sentenza 47632/2024, ha rigettato il ricorso di due indagati contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la prova del vincolo associativo può essere desunta da elementi fattuali come la pluralità dei reati, la ripartizione dei ruoli e la solidarietà tra i membri, confermando che il tempo trascorso dai fatti non esclude di per sé l'attualità del pericolo di reiterazione del reato.
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Associazione a delinquere: fornitore non è partecipe
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare, stabilendo che un rapporto continuativo di fornitura di stupefacenti non è di per sé sufficiente a dimostrare la partecipazione a un'associazione a delinquere. È necessario provare la consapevolezza e la volontà del fornitore di contribuire stabilmente agli scopi del gruppo criminale, un elemento che il tribunale non aveva adeguatamente motivato.
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Affectio societatis: quando non basta spacciare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, sottolineando che un rapporto di spaccio, anche se continuativo, con un solo membro del gruppo non è sufficiente a provare la partecipazione consapevole al sodalizio. È necessario dimostrare l'affectio societatis, ovvero la volontà di contribuire al più ampio programma criminale dell'organizzazione.
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Affectio societatis: quando non c’è associazione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47573/2024, ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che un rapporto stabile di fornitura di droga, di per sé, non è sufficiente a dimostrare l'esistenza della necessaria 'affectio societatis', ovvero la volontà cosciente di far parte di un'organizzazione criminale e di contribuire al suo programma comune. Sono necessari specifici indicatori fattuali che dimostrino come la condotta del singolo si proietti oltre il mero reato individuale.
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Partecipazione associazione narcotraffico: la prova
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per un imputato accusato di partecipazione associazione narcotraffico. La Corte ha ritenuto le prove, basate principalmente su dichiarazioni generiche di collaboratori di giustizia, insufficienti a dimostrare un ruolo concreto e stabile dell'individuo all'interno del sodalizio. Inoltre, è stato sottolineato come il notevole tempo trascorso dai fatti contestati indebolisca la presunzione di pericolosità sociale, elemento fondamentale per l'applicazione di misure restrittive.
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Partecipazione associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione annulla diverse condanne per partecipazione ad associazione mafiosa, stabilendo che la mera vicinanza o rapporti occasionali con esponenti di un clan non sono sufficienti a provare l'intraneità. Per la condanna è necessario dimostrare un inserimento stabile e consapevole nella struttura criminale, con un contributo causale al suo rafforzamento. La sentenza ribadisce l'alto standard probatorio richiesto per il reato di cui all'art. 416-bis c.p. e l'onere di motivazione rafforzata per il giudice d'appello che riforma un'assoluzione.
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Diritto di difesa: intercettazioni e riesame cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, affermando che il mancato accoglimento della richiesta difensiva di acquisire i decreti autorizzativi delle intercettazioni viola il diritto di difesa. Il caso riguardava accuse di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga e alla prostituzione. La Suprema Corte ha chiarito che il Tribunale del Riesame ha l'obbligo di procurarsi tali atti per permettere alla difesa un controllo sulla loro legittimità, rinviando il procedimento per un nuovo giudizio.
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