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Affectio Societatis — Anno 2024

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174 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Affectio Societatis

Provvedimenti

Associazione per delinquere: il ruolo del familiare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'indagata accusata di partecipazione a un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza conferma che il vincolo familiare, lungi dall'essere un'attenuante, rende il sodalizio criminale ancora più pericoloso. La Corte ha ritenuto irrilevante la distinzione tra mero partecipe e 'organizzatore' ai fini delle esigenze cautelari e ha sottolineato come la resilienza dell'organizzazione e il ruolo contabile della ricorrente giustifichino la custodia in carcere, superando anche l'obiezione del tempo trascorso dagli ultimi fatti contestati.
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Partecipazione associazione traffico stupefacenti: la guida
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7015/2024, ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha chiarito che il duplice ruolo di acquirente stabile di cocaina e fornitore di marijuana per saldare i debiti non è, di per sé, sufficiente a dimostrare l'appartenenza a un sodalizio criminale. È necessario provare un vincolo stabile e durevole e la volontà cosciente di far parte dell'associazione, elementi che vanno oltre i singoli rapporti di scambio.
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Associazione per delinquere: la conferma della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diversi imputati per associazione per delinquere finalizzata all'usura e all'estorsione. La sentenza chiarisce che per configurare tale reato è sufficiente un'organizzazione anche rudimentale, purché stabile. È stata inoltre confermata l'aggravante del metodo mafioso, basata sulla forza intimidatrice derivante dalla fama criminale del capo del sodalizio e dalle modalità delle minacce, senza che sia necessaria l'appartenenza a un clan mafioso strutturato.
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Misure cautelari per droga: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati legati al narcotraffico e all'associazione a delinquere. La sentenza conferma che, in presenza di gravi indizi per reati di tale natura, opera una presunzione sulla necessità delle misure cautelari più afflittive, superabile solo con prove concrete fornite dalla difesa, ritenute in questo caso insufficienti.
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Associazione a delinquere: acquisto stabile di droga
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6006 del 2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata contro un'ordinanza di arresti domiciliari. La Corte ha confermato che l'acquisto sistematico e continuativo di sostanze stupefacenti da un'organizzazione criminale, unito alla consapevolezza della sua struttura, costituisce un grave indizio di partecipazione all'associazione a delinquere, rendendo irrilevante la richiesta di derubricazione dei singoli reati di spaccio a fatti di lieve entità ai fini della misura cautelare.
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Reato associativo: prova e custodia cautelare
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare per un soggetto accusato di reato associativo finalizzato al narcotraffico. Secondo la Corte, l'uso di telefoni criptati, la gestione di ingenti somme di denaro e modalità operative "collaudate" non indicano un mero ruolo di corriere occasionale, ma una partecipazione stabile e consapevole al sodalizio criminale, giustificando così la misura restrittiva.
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Partecipazione associativa: quando il corriere è complice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5631/2024, ha chiarito i criteri per distinguere il ruolo di semplice corriere di droga da quello di membro di un'associazione criminale. Viene confermata la condanna per partecipazione associativa di un imputato che, con viaggi ripetuti e stabili, dimostrava un'adesione consapevole al sodalizio. Al contempo, la Corte ha corretto l'applicazione di una pena accessoria per un altro coimputato, riducendo l'interdizione perpetua a temporanea in quanto la pena principale era inferiore a cinque anni.
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Associazione per delinquere: i rapporti con i sodali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una misura di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza sottolinea che, per configurare la partecipazione al sodalizio, non è sufficiente provare un legame con un solo associato, ma è necessario dimostrare un inserimento stabile nella struttura organizzativa, evidenziato da rapporti continuativi con più membri e lo svolgimento di ruoli definiti, come in questo caso di gestione di una piazza di spaccio.
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Associazione camorristica: confederazione di più gruppi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto in custodia cautelare, accusato di essere a capo di una associazione camorristica nata dalla fusione di tre gruppi criminali. La sentenza chiarisce che per configurare il reato è sufficiente che l'organizzazione finale presenti i caratteri del metodo mafioso, a prescindere dalla natura dei singoli gruppi originari.
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Concorso esterno: la gestione di un’attività basta?
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di misura cautelare per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza sottolinea che la semplice gestione di un'attività commerciale, anche se riconducibile a esponenti di un clan, non è sufficiente a dimostrare il reato. È necessario provare un contributo concreto, specifico e consapevole all'intera associazione criminale, non solo un rapporto con singoli affiliati. La Corte ha ritenuto la motivazione del tribunale del riesame carente e basata su conclusioni non supportate da prove concrete.
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Concorso esterno: la Cassazione sui requisiti di prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura contro l'annullamento di una misura cautelare per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha ribadito che per configurare tale reato non bastano accuse generiche, ma è necessaria la prova concreta di un rapporto di reciproco vantaggio tra l'imprenditore e il sodalizio criminale, supportato da un dolo diretto. Nel caso di specie, non è stato dimostrato quale specifico vantaggio l'imprenditore avrebbe ottenuto, come una posizione dominante sul mercato, in cambio del suo presunto apporto.
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Reformatio in pejus e riqualificazione del reato
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di quattro imputati condannati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha chiarito che il divieto di reformatio in pejus non viene violato se il giudice d'appello, pur riqualificando il reato, adegua la pena senza peggiorare la posizione dell'imputato, tenendo conto della diversa struttura del nuovo reato. Gli altri ricorsi, relativi ad attenuanti, sospensione della pena e partecipazione all'associazione, sono stati dichiarati inammissibili.
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Associazione criminale: rigetto ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo accusato di far parte di un'associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso. La Corte ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere, ritenendo infondati tutti i motivi di ricorso, inclusa la presunta lieve entità dei fatti e la tesi di essere vittima di estorsione da parte di un clan. La decisione si basa su prove concrete come dichiarazioni di collaboratori, video-riprese e il cospicuo volume d'affari dell'attività di spaccio.
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Partecipazione associazione mafiosa: quando annullare
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di partecipazione associazione mafiosa a carico della compagna di un boss. La Corte ha ritenuto che gli indizi, consistenti in contatti sporadici e un singolo messaggio trasmesso anni prima, fossero ambivalenti e potenzialmente spiegabili dal legame familiare, mancando la prova di un contributo stabile e continuativo all'organizzazione criminale.
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Associazione a delinquere: prova e custodia cautelare
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La sentenza chiarisce che, per provare la partecipazione, sono decisivi gli indizi che dimostrano un ruolo stabile all'interno della struttura, anche se le condotte osservate coprono un breve arco temporale. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, confermando la validità della presunzione legale che impone la massima misura cautelare per questo tipo di reato.
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Partecipazione associazione narcotraffico: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere, confermando la gravità degli indizi per la sua partecipazione a un'associazione per il narcotraffico. La Corte ha stabilito che elementi come il possesso delle chiavi della base operativa e il ruolo di vedetta dimostrano un inserimento stabile nell'organizzazione, superando la tesi di un coinvolgimento meramente episodico. È stato inoltre ribadito che lo stato di detenzione per altra causa non esclude le esigenze cautelari per nuovi reati.
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Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per partecipazione ad un'associazione mafiosa. La Corte chiarisce che, dopo un annullamento per vizio di motivazione, il giudice del rinvio può riqualificare il reato nei limiti della contestazione originaria senza violare il diritto di difesa. La prova della partecipazione stabile all'associazione mafiosa è stata ritenuta sufficiente sulla base di incontri riservati con i vertici del clan e conversazioni intercettate, escludendo qualificazioni alternative come il favoreggiamento.
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Partecipazione associazione narcotraffico e spaccio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare. La sentenza distingue tra semplice spaccio e la più grave partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, sottolineando che l'inserimento organico in una struttura criminale, anche come spacciatore al dettaglio, integra il reato associativo. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Associazione a delinquere: prova e misure cautelari
Un individuo ha impugnato un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione a un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, sostenendo che il suo ruolo fosse limitato a singoli episodi di spaccio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la prova della partecipazione all'associazione può derivare anche da condotte funzionali alla vita del gruppo, come la contabilità o le attività anti-intercettazione, e non solo dallo spaccio. La Corte ha inoltre confermato l'adeguatezza della custodia in carcere, ritenendo le misure meno afflittive inidonee a contenere la pericolosità del soggetto.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza analizza i requisiti del reato, sottolineando come un rapporto stabile e reciprocamente vantaggioso con esponenti di un clan, finalizzato a rafforzare l'associazione, integri la fattispecie criminosa. La Corte ha ritenuto sufficienti, a livello indiziario, le dichiarazioni di collaboratori di giustizia corroborate da intercettazioni, respingendo il ricorso dell'indagato.
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