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Affectio Coniugalis

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che indica la comunione spirituale e materiale tra i coniugi, ovvero l'intenzione di condividere un progetto di vita comune come marito e moglie. La sua assenza è un indicatore chiave di un matrimonio di convenienza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Addebito separazione malattia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la malattia psichiatrica di un coniuge non esclude automaticamente l'addebito della separazione. Con l'ordinanza 10711/2023, ha cassato la decisione di merito che negava l'addebito a una moglie affetta da disturbo bipolare, ritenendo che il giudice debba sempre valutare concretamente la sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti. La mera diagnosi non basta a giustificare comportamenti contrari ai doveri coniugali, specialmente se violenti. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Addebito separazione: fede religiosa e nuove prove
La Cassazione riesamina un caso di addebito separazione. Il marito lamentava il cambio di fede religiosa della moglie e la sua negligenza nei doveri coniugali. La Corte accoglie il ricorso, sottolineando che i giudici devono valutare le nuove prove sull'indipendenza economica del figlio e verificare se il comportamento contestato sia la causa effettiva della crisi, non una mera conseguenza di una rottura preesistente.
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Socio occulto fallimento: PEC valida per la notifica
Una professionista è stata dichiarata fallita quale socio occulto di una S.r.l. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando principi cruciali in materia. È stata ritenuta valida la notifica dell'istanza di fallimento all'indirizzo PEC professionale della ricorrente, anche se non legato all'attività imprenditoriale contestata. Inoltre, la Corte ha ribadito che il termine annuale per la dichiarazione di fallimento non si applica al socio occulto, in quanto tale beneficio è riservato solo a chi rispetta gli obblighi di pubblicità legale.
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Addebito per violenza: l’infedeltà non conta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un marito contro l'addebito per violenza, a cui era stata attribuita la colpa esclusiva della separazione. L'uomo sosteneva che l'infedeltà precedente della moglie fosse la vera causa della crisi. La Corte ha stabilito che la violenza fisica è una violazione talmente grave dei doveri coniugali da essere considerata la causa principale della rottura, rendendo irrilevanti altri comportamenti, specialmente se superati da una riconciliazione.
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Addebito della separazione: quando si perde l’assegno
Una moglie ricorre in Cassazione contro l'addebito della separazione a suo carico, che le ha fatto perdere il diritto all'assegno di mantenimento. Sostiene che il suo tradimento sia avvenuto quando il matrimonio era già in crisi e che la norma sulla perdita del mantenimento sia incostituzionale. La Corte Suprema respinge il ricorso, affermando che un'infedeltà può essere la causa decisiva della rottura anche in un rapporto già deteriorato. Inoltre, la perdita dell'assegno come conseguenza dell'addebito è legittima e bilancia correttamente i doveri coniugali con la solidarietà.
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Matrimonio fittizio: No permesso di soggiorno
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare il permesso di soggiorno a una cittadina straniera, ritenendo il suo matrimonio con un cittadino italiano un "matrimonio fittizio". La Corte ha stabilito che, anche se la convivenza non è un requisito assoluto, l'assenza di un'effettiva comunione di vita e di intenti (affectio coniugalis), dimostrata da molteplici indizi, è sufficiente per qualificare il matrimonio come celebrato al solo scopo di eludere le norme sull'immigrazione. Il ricorso della donna è stato dichiarato inammissibile.
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Addebito separazione per abbandono del tetto coniugale
Un marito richiede l'addebito della separazione alla moglie per aver abbandonato la casa. La Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che se l'abbandono è conseguenza di una preesistente e provata intollerabilità della convivenza, non costituisce colpa. La volontà di separarsi, comunicata in precedenza, e la successiva stipula di accordi tra le parti sono state considerate prove decisive.
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