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Ad Abundantiam

353 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che significa 'in abbondanza'. In un testo legale, indica un'argomentazione aggiuntiva, non strettamente necessaria per la decisione, ma fornita per completezza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Accertamento Tributario: Azienda soccombe su costi antieconomici
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'Azienda contro un **accertamento tributario** dell'Agenzia delle Entrate. L'Agenzia aveva contestato l'antieconomicità dei canoni di noleggio di due imbarcazioni e la deducibilità dei costi di alcune autovetture. L'Azienda lamentava, tra l'altro, la mancata attivazione del contraddittorio preventivo e la carenza dei presupposti per l'accertamento induttivo. La Cassazione ha rigettato la maggior parte dei motivi di ricorso dell'Azienda, confermando l'inammissibilità delle questioni nuove sollevate solo in appello e ritenendo sufficiente la motivazione della sentenza precedente. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Recesso dal contratto preliminare per difetto urbanistico
Una società venditrice stipula un contratto preliminare per la vendita di cinquanta appartamenti, garantendo la loro destinazione urbanistica residenziale. La parte acquirente versa un milione di euro a titolo di caparra confirmatoria. Prima del rogito definitivo, la parte acquirente riscontra gravi incertezze sulla documentazione urbanistica ed edilizia degli immobili. Nonostante le espresse richieste, la parte venditrice non fornisce prove chiare della destinazione d'uso nei termini stabiliti. La parte acquirente comunica quindi il recesso dal contratto preliminare chiedendo la restituzione del doppio della caparra. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso per grave inadempimento del venditore.
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Integrazione del contraddittorio in appello: no inammissibilità
Un contribuente impugna una cartella di pagamento mai notificata, chiedendone l'annullamento per intervenuta decadenza. Il giudice di primo grado accoglie il ricorso dopo aver chiamato in causa l'agente della riscossione insieme all'amministrazione finanziaria. L'ente impositore impugna la sentenza notificando l'atto soltanto al contribuente ed escludendo l'agente riscossore. I giudici di secondo grado dichiarano l'appello inammissibile per mancata notifica al concessionario. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'amministrazione e ribalta l'esito: quando la lite riguarda vizi di notifica imputabili al riscossore, la causa è inscindibile. Il giudice d'appello non deve dichiarare subito l'inammissibilità, ma ha il dovere di ordinare l'integrazione del contraddittorio in appello assegnando un termine per chiamare tutte le parti.
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Diritto di prelazione: offerta al ribasso e vendita a terzi
La società proprietaria di un immobile inviava al conduttore la comunicazione di vendita dell'appartamento a un prezzo determinato. L'inquilino dichiarava di voler acquistare il bene, ma pretendeva una consistente riduzione del prezzo invocando accordi sindacali e la disciplina speciale sugli enti previdenziali privatizzati. Di fronte alla mancata accettazione delle condizioni originarie, la società vendeva l'immobile a terzi. L'inquilino agiva quindi in giudizio per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla presunta violazione del diritto di prelazione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria. I giudici hanno chiarito che le tutele speciali per gli enti pubblici non erano applicabili alla fattispecie e che l'eventuale danno da mancato acquisto non è mai automatico, imponendo al richiedente la prova rigorosa della perdita patrimoniale subita e della reale disponibilità economica all'acquisto.
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Ripetizione di indebito bancario: la prova batte il cavillo
Gli ex soci ed eredi di una società estinta hanno citato un istituto bancario per la ripetizione di indebito bancario, richiedendo la restituzione di somme addebitate per anatocismo, interessi usurari e commissioni non dovute. Il Tribunale ha respinto la domanda per assenza di prova dei pagamenti, e la Corte d'Appello ha dichiarato l'impugnazione inammissibile per difetto di specificità dei motivi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei correntisti. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'atto d'appello conteneva contestazioni puntuali ed era supportato dalla produzione integrale degli estratti conto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione impugnata e rinviato la causa alla Corte d'Appello di Roma in diversa composizione.
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Improcedibilità del ricorso per cassazione: vincono gli eredi
Gli eredi di un socio originario hanno chiesto di subentrare nel diritto alla cessione definitiva di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. L'Ente per l'Edilizia Residenziale si è opposto contestando l'assenza dei requisiti di residenza e occupazione in capo al defunto. La Corte d'Appello ha accolto le domande degli eredi. L'Ente ha quindi proposto ricorso al giudice di legittimità. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per cassazione perché l'Ente non ha depositato la copia della sentenza impugnata completa della relata di notificazione entro i termini stabiliti dalla legge. L'Ente è stato condannato al pagamento delle spese di lite e al versamento di un ulteriore contributo unificato.
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Appello Tributario: Specificità Motivi Sufficiente, Cassazione Annulla
Un contribuente ha ricevuto un accertamento sintetico per maggiori redditi. La Commissione Tributaria Regionale (CTR) ha dichiarato inammissibile il suo appello per mancanza di specificità motivi di appello, pur avendo poi esaminato il merito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. Ha stabilito che l'atto di appello era sufficientemente specifico, anche se conciso, poiché indicava chiaramente le ragioni di contestazione e le disponibilità finanziarie familiari. La sentenza della CTR è stata cassata con rinvio, affinché un altro giudice esamini il merito della controversia.
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Termine dilatorio accertamento fiscale e indagini sui conti
L'Agenzia delle Entrate ha notificato due avvisi di accertamento a un contribuente dopo aver esaminato i suoi conti correnti bancari. Il contribuente ha contestato gli atti sostenendo la violazione del termine a difesa previsto dallo Statuto dei diritti del contribuente. Il giudice di primo grado ha annullato gli atti impositivi per il mancato rispetto dei sessanta giorni di attesa tra la verifica e la notifica. In appello, il Fisco ha dimostrato l'inapplicabilità della garanzia in assenza di accessi fisici nei locali aziendali. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine dilatorio accertamento fiscale non opera per i controlli bancari a tavolino. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, rigettando le domande originarie del contribuente.
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Danni da Condotta Idrica: Responsabilità per Cose in Custodia al Comune
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di danni a immobili causati da una condotta idrica difettosa. I proprietari avevano citato in giudizio sia il Consorzio di Irrigazione che il Comune. La Corte d'Appello aveva attribuito la responsabilità per cose in custodia al Comune, poiché l'intubazione e l'interramento del canale avevano trasferito a quest'ultimo il potere di controllo e manutenzione. La Cassazione ha confermato questa impostazione, stabilendo che la responsabilità ex art. 2051 c.c. spetta a chi ha l'effettiva disponibilità e controllo del bene, indipendentemente dalla proprietà. I ricorsi dei proprietari sono stati rigettati, confermando la responsabilità del Comune.
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Decadenza Sanzioni Amministrative: Quando Scade il Diritto di Punire?
Un lavoratore pubblico e due aziende private hanno ricevuto sanzioni per incarichi retribuiti senza autorizzazione. La questione centrale riguardava la decadenza sanzioni amministrative, ovvero se le sanzioni fossero state imposte entro i termini legali. La Corte d'Appello aveva ritenuto che il termine iniziasse dalla trasmissione degli atti all'autorità amministrativa competente, ignorando l'indagine iniziale della polizia giudiziaria. La Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che il dies a quo (il punto di partenza del termine) per la contestazione dell'illecito decorre da quando la prima autorità (anche di polizia) acquisisce elementi sufficienti, non solo dalla trasmissione formale all'autorità sanzionatoria. Il giudice deve valutare la ragionevolezza dei tempi di accertamento.
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Accordo sul fondo: valida la rinuncia al ricorso per cassazione
I proprietari di un fondo agricolo hanno citato in giudizio l'affittuario per ottenere la risoluzione del contratto di affitto, il rilascio del terreno e il risarcimento dei danni per presunte opere non autorizzate. L'affittuario ha resistito chiedendo l'indennità per le migliorie apportate al fondo. Dopo le decisioni di merito, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo prima dell'adunanza di legittimità. I proprietari hanno depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione e l'affittuario vi ha aderito chiedendo la compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo la condanna alle spese e l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico dei ricorrenti.
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Impugnazione contratti a termine: il ritardo blocca la causa
Un lavoratore ha agito in giudizio contro un'azienda per ottenere la nullità di diversi contratti di somministrazione a termine e la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato. Il lavoratore lamentava anche il superamento dei limiti temporali previsti dal contratto collettivo nazionale. I giudici di merito hanno respinto la domanda a causa del mancato rispetto dei termini di legge. L'impugnazione contratti a termine era infatti avvenuta con oltre un anno di ritardo rispetto alla scadenza dell'ultimo incarico. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il rigetto. Il decorso del termine di decadenza preclude ogni indagine di merito, inclusa la verifica del superamento dei limiti contrattuali.
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Infedele Dichiarazione: Cassazione Annulla Rinvio Acritico della CTR
L'Autorità Fiscale ha contestato a un Commercialista e ai suoi clienti sanzioni per infedele dichiarazione, relative a crediti IVA non giustificati. Dopo che i primi giudici avevano derubricato la violazione e ridotto la sanzione, la Commissione Tributaria Regionale (CTR) ha respinto l'appello dell'Autorità Fiscale, ritenendolo inammissibile per mancanza di specificità e basato su un rinvio per relationem. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Autorità Fiscale. Ha stabilito che l'appello era ammissibile e che la CTR aveva commesso un errore procedurale, non esaminando il merito della questione principale. La sentenza della CTR è stata annullata, e il caso è stato rinviato a una diversa composizione della CTR per un nuovo esame della responsabilità del commercialista per infedele dichiarazione.
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Appello Tributario: Specificità Motivi e Potere del Giudice
Un Contribuente ha ricevuto un accertamento sintetico per maggiori redditi. Dopo un parziale accoglimento in primo grado, la Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile il suo appello per mancanza di specificità motivi di appello tributario, ma ha comunque esaminato il merito 'ad abundantiam'. Il Contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che i motivi di appello erano sufficientemente specifici. Ha inoltre chiarito che un giudice non può dichiarare un appello inammissibile e poi pronunciarsi sul merito. La sentenza è stata annullata e la causa rinviata alla CTR per un nuovo esame del merito.
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Concordato preventivo e informazione dei creditori: la decisione
Una società creditrice ha impugnato l'omologazione del piano di ristrutturazione aziendale di un gruppo debitore. La creditrice lamentava l'errata collocazione del proprio credito professionale tra i crediti chirografari invece che tra quelli privilegiati. Inoltre, la società sosteneva che gli altri creditori votanti non erano stati informati di questa contestazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che in tema di concordato preventivo e informazione dei creditori, la trasparenza è garantita quando la contestazione del credito risulta espressamente dalla relazione del commissario e dai verbali dell'adunanza. Poiché tutti i votanti erano a conoscenza della disputa pendente, il voto espresso è stato pienamente consapevole e il decreto di omologazione resta valido.
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Omessa presentazione del MUD: confermata sanzione a meccanico
La Provincia ingiungeva a un imprenditore una sanzione di oltre 5.000 euro per l'omessa presentazione del MUD collegata a un'attività abusiva di autoriparazione. La Polizia Stradale aveva infatti rinvenuto nell'officina rifiuti speciali pericolosi come olio esausto, batterie al piombo e parti meccaniche. L'imprenditore si opponeva alla sanzione sostenendo di non svolgere alcuna attività di riparazione e invocava una precedente sentenza favorevole emessa dal Giudice di Pace contro la Camera di Commercio. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto le tesi dell'imprenditore. La Suprema Corte ha confermato la sanzione, chiarendo che il precedente giudicato non vincola la Provincia estranea a quel giudizio e che le prove materiali dimostrano chiaramente la produzione illecita di rifiuti.
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Revocazione per errore di fatto: quando la svista non basta
Un contribuente riceve due avvisi di accertamento derivanti da verifiche sui propri conti correnti bancari. I giudici di merito respingono l'impugnazione considerando la perizia di parte come un semplice indizio. Successivamente, la Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso principale per difetto di autosufficienza, dato che il professionista non ha trascritto il contenuto della perizia negli atti. Il contribuente presenta quindi istanza di Revocazione per errore di fatto, sostenendo che la Corte abbia commesso una svista nella lettura dei fascicoli processuali. La Suprema Corte dichiara inammissibile l'impugnazione straordinaria: la censura contestava una valutazione giuridica e non un errore percettivo. L'esito conferma la definitiva inammissibilità dell'impugnazione con addebito del doppio contributo unificato a carico del contribuente.
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Revocazione per errore di fatto: confermata chiusura fallimento
Una creditrice contesta la chiusura del fallimento di una società. I giudici di merito dichiarano il reclamo tardivo e infondato. La creditrice presenta ricorso per cassazione, ma i giudici lo dichiarano inammissibile per carenza di autosufficienza. La ricorrente propone quindi istanza straordinaria chiedendo la revocazione per errore di fatto dell'ordinanza. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. La ricorrente contesta infatti valutazioni giuridiche e non meri errori materiali di percezione. Gli errori di giudizio non possono riaprire procedimenti già chiusi in via definitiva. La creditrice perde il giudizio e deve versare un doppio contributo unificato.
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Affidamento in prova al servizio sociale tra condotta e gravità
Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale avanzata da un condannato a tre anni e sei mesi per detenzione di un ingente carico di sostanze stupefacenti. Il richiedente ha impugnato l'ordinanza davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando la propria condotta corretta in detenzione e lamentando l'erronea attribuzione di un procedimento penale pendente. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la buona condotta carceraria non basta per ottenere la misura alternativa se il reato è grave e recente. L'accesso all'affidamento richiede una concreta e dimostrata presa di coscienza del disvalore delle proprie azioni e l'avvio tangibile di un percorso di risocializzazione.
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Droga: la custodia cautelare in carcere resta valida nel tempo
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza che applica la custodia cautelare in carcere verso un indagato per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. La difesa sosteneva la mancanza di gravi indizi e l'assenza di esigenze cautelari, evidenziando il tempo trascorso dai fatti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo provato il ruolo attivo dell'indagato nelle operazioni di importazione di cocaina dal Sud America. Il coinvolgimento è emerso da intercettazioni telefoniche e telematiche criptate. Il pericolo di reiterazione del reato rimane elevato per la gravità dei fatti e i precedenti penalmente rilevanti a suo carico.
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