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Accordo Di Programma

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un accordo di programma , nel diritto amministrativo italiano, è una convenzione tra enti territoriali (regioni, province o comuni) ed altre amministrazioni pubbliche mediante la quale le parti coordinano le loro attività per la realizzazione di opere, interventi o programmi di intervento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Distanze legali tra costruzioni: Accordo e Deroga non salvano la scala
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una controversia sulle distanze legali tra costruzioni. Un Albergatore aveva edificato una scala antincendio troppo vicina al confine della Proprietaria. L'Albergatore sosteneva la legittimità dell'opera basandosi su un Accordo di programma e un permesso di costruire in deroga. La Suprema Corte ha ribadito che gli accordi di programma non possono derogare alle norme sulle distanze tra privati. Ha inoltre chiarito che un permesso di costruire in deroga non può essere rilasciato per sanare opere già realizzate. La decisione finale ha confermato l'obbligo di arretrare la scala, stabilendo un importante principio a tutela delle distanze legali tra costruzioni.
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Indennità di espropriazione: confermati i calcoli sui terreni
Tre imprese costruttrici firmano una convenzione con il Comune per realizzare interventi edilizi, assumendosi gli oneri di esproprio dei terreni privati. Successivamente, le società contestano la somma stabilita per i proprietari espropriati, ritenendola eccessiva. La Corte d'Appello ridetermina l'indennità di espropriazione sulla base di una consulenza tecnica che applica i corretti indici urbanistici e la rivalutazione immobiliare, aggiungendo la maggiorazione automatica del dieci per cento prevista dalla legge. Le imprese ricorrono in Cassazione contestando le stime economiche e l'aumento dell'importo. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso delle società e il controricorso adesivo del Comune. I giudici confermano che la Cassazione non può riesaminare i calcoli di merito già motivati dal consulente e che la maggiorazione dell'indennizzo spetta di diritto quando l'offerta iniziale della pubblica amministrazione risulta troppo bassa.
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Responsabilità precontrattuale: accordo sfumato ma l’ente paga
La Società e l'Autorità Portuale firmano un accordo preliminare per lo stoccaggio di fanghi di dragaggio. Il progetto si blocca per la mancanza di autorizzazioni pubbliche e la nomina di un commissario. La Società chiede il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello esclude l'inadempimento del contratto ma condanna l'ente pubblico per responsabilità precontrattuale, avendo violato i doveri di buona fede durante le trattative e spinto la controparte a investire risorse inutilmente. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, dichiarando inammissibili i ricorsi di entrambe le parti. La responsabilità precontrattuale della Pubblica Amministrazione viene così ribadita: anche gli enti pubblici devono comportarsi secondo correttezza durante le trattative, risarcendo le spese sostenute dalla controparte che ha confidato legittimamente nella conclusione dell'accordo.
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Responsabilità precontrattuale: i Comuni pagano i ritardi
Una società di progettazione ha svolto attività per un programma di sviluppo locale per conto di un consorzio. I Comuni aderenti non hanno però versato le quote né completato gli atti amministrativi necessari, impedendo la firma dell'accordo finale. La società ha quindi citato in giudizio i Comuni per ottenere il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha stabilito che la causa spetta al giudice ordinario. Infatti, la richiesta si fonda sulla responsabilità precontrattuale della Pubblica Amministrazione per aver violato i doveri di correttezza e buona fede durante le trattative. Non si contesta un provvedimento autoritativo, ma il comportamento scorretto dei Comuni che ha deluso l'affidamento della società, configurando un contatto sociale qualificato.
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Tasse e terreni: il valore venale aree edificabili sale subito
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo al 2003, contestando la valutazione di un terreno edificabile a Roma. La società lamentava la mancata allegazione della perizia di stima e delle quotazioni OMI all'atto, e contestava l'aumento di valore basato su un accordo urbanistico non ancora operativo a inizio anno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che non serve allegare atti facilmente reperibili online o già noti. Inoltre, per determinare il valore venale aree edificabili, si deve considerare la potenziale edificabilità del terreno derivante anche solo dall'adozione del piano regolatore o da procedimenti urbanistici in corso, i quali ne aumentano il valore commerciale effettivo. La società perde la causa e deve pagare il doppio del contributo unificato.
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Incarico di collaudo: il Comune deve pagare anche senza gara
Due professionisti hanno ricevuto dalla Regione un incarico di collaudo per il recupero di un ex convento. Il Comune ha rifiutato di pagare il compenso, sostenendo che la nomina fosse nulla perché avvenuta senza gara pubblica, in base a una legge regionale ritenuta illegittima. La Corte d'Appello ha dato ragione al Comune, disapplicando la legge regionale. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dei professionisti. I giudici ordinari non possono disapplicare una legge regionale per contrasto con le leggi statali, dovendo eventualmente investire la Corte Costituzionale. Inoltre, la nomina è un atto amministrativo: se non viene impugnata tempestivamente davanti al giudice amministrativo, rimane valida e fa sorgere il diritto al compenso per l'attività svolta.
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Accordo Pubblico-Privato: il Difetto di Giurisdizione annulla tutto
Un'azienda realizza un complesso sportivo sulla base di un accordo con un Ente Pubblico che promette un finanziamento. L'Ente si tira indietro e l'Azienda, come previsto dal contratto, si rivolge a un collegio arbitrale che le dà ragione. La Corte di Cassazione, però, ribalta tutto: stabilisce il difetto di giurisdizione degli arbitri. La richiesta del finanziamento non è un diritto soggettivo al pagamento, ma un interesse legittimo verso l'azione della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, la competenza a decidere è esclusivamente del giudice amministrativo. La decisione degli arbitri viene annullata.
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Esenzione IMU Ospedali: quando si perde il diritto?
Un'Azienda Sanitaria Locale perde il diritto all'esenzione IMU per un vecchio ospedale dismesso. La Corte di Cassazione ha confermato che la pianificazione per la demolizione e riqualificazione urbana dell'immobile, provata da un accordo di programma e da pratiche edilizie, costituisce una cessazione irreversibile della destinazione istituzionale, rendendo dovuto il tributo.
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Giurisdizione accordo di programma: la Cassazione
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che le controversie relative alla formazione, conclusione ed esecuzione degli accordi di programma tra enti pubblici rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Il caso riguardava una domanda di manleva presentata da una società di gestione idrica contro due Regioni, a seguito di una condanna al pagamento di somme per una fornitura idrica. La società sosteneva che la responsabilità fosse delle Regioni per non aver attuato le previsioni tariffarie di un accordo di programma. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso e affermando che la questione, inerendo all'esecuzione di un patto tra pubbliche amministrazioni, esula dalla competenza del giudice ordinario.
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Accordo di programma: come cambia l’indennità di esproprio
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accordo di programma ratificato dal Consiglio Comunale costituisce una variante al piano urbanistico generale e deve essere considerato nella determinazione dell'indennità di esproprio. Il caso riguardava un terreno espropriato da un Comune, il cui valore era stato inizialmente calcolato sulla base di una destinazione urbanistica (zona F) superata di fatto dall'accordo che prevedeva uno sviluppo residenziale (zona C3). La Corte ha cassato la decisione precedente, che non aveva correttamente valutato l'efficacia modificativa dell'accordo di programma, e ha rinviato la causa per una nuova valutazione del valore del terreno.
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