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Accollo Esterno

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Contratto con cui un terzo si impegna a pagare il debito di un'altra persona. Se il creditore aderisce, l'accollo può liberare il debitore originale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Accollo del debito: paga l’acquirente se la banca non aderisce
Una società acquista un immobile impegnandosi a saldare, a scomputo del prezzo, la quota di mutuo bancario della venditrice. L'acquirente non paga il debito e la curatela fallimentare della venditrice ne richiede l'adempimento. L'acquirente sostiene che la banca abbia accettato tacitamente l'accordo mediante la notifica di un pignoramento, configurando un accollo del debito con efficacia esterna che escluderebbe la legittimazione della venditrice. La Corte di Cassazione respinge la tesi difensiva: la notifica dell'espropriazione è avvenuta verso l'acquirente solo in qualità di terzo proprietario del bene ipotecato, senza alcun precetto. L'istituto di credito non ha manifestato alcuna volontà di riconoscere il nuovo debitore. Vince la curatela fallimentare e l'acquirente inadempiente subisce la condanna definitiva.
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Imposta di registro su conferimento immobili: no a debiti fittizi
I soci di una società semplice hanno conferito alcuni fabbricati a una nuova società di capitali, pattuendo l'accollo interno del mutuo ipotecario gravante sugli stessi. I contribuenti hanno calcolato l'imposta di registro su conferimento immobili deducendo il valore del mutuo dal valore dei beni. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione, emettendo un avviso di liquidazione per riscuotere la maggiore imposta sul valore lordo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei contribuenti. I giudici hanno stabilito che le passività sono deducibili solo se strettamente inerenti al conferimento e se l'accollo è esterno, ossia accettato dalla banca. Nel caso specifico, il mutuo era stato stipulato poco prima del conferimento al solo scopo di ridurne artificialmente il valore imponibile. Di conseguenza, i contribuenti perdono la causa e devono pagare le maggiori imposte e le spese legali.
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Accollo esterno: guida alla corretta interpretazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che qualificava erroneamente come accollo interno un accordo transattivo tra eredi riguardante il pagamento di compensi professionali. Il caso riguardava un professionista che chiedeva il saldo delle proprie spettanze basandosi su una conciliazione giudiziale in cui gli eredi si assumevano i debiti della dante causa. La Suprema Corte ha chiarito che per configurare un accollo esterno non è necessaria una clausola espressa, ma occorre valutare il comportamento complessivo delle parti, incluse le comunicazioni successive alla firma, che nel caso di specie indicavano la volontà di aprire l'accordo al creditore.
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Accollo esterno: come interpretare l’accordo di debito
Un avvocato ha agito in giudizio per ottenere il pagamento di onorari professionali basandosi su un accordo di conciliazione in cui un terzo si era assunto i debiti della cliente originaria. Il Tribunale aveva inizialmente qualificato tale accordo come accollo interno, negando al professionista il diritto di agire direttamente contro il terzo. La Corte di Cassazione ha però ribaltato tale visione, stabilendo che per configurare un accollo esterno non è necessaria una clausola espressa, ma occorre valutare il comportamento complessivo delle parti, specialmente se queste hanno invitato il creditore a rivolgersi al nuovo obbligato per il pagamento.
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Accollo esterno: quando il creditore può agire
Un avvocato ha agito in giudizio per ottenere il pagamento dei propri onorari professionali da parte di due soggetti che, in un atto di conciliazione transattiva, si erano accollati i debiti relativi alle spese legali di un terzo. Mentre la Corte d'Appello aveva qualificato l'accordo come mero accollo interno, escludendo il diritto del professionista di agire direttamente contro gli accollanti, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che per configurare un accollo esterno non è necessaria una clausola espressa, ma occorre valutare la comune intenzione delle parti e il loro comportamento complessivo, anche successivo alla firma del contratto, per verificare se vi sia stata l'apertura all'adesione del creditore.
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Incarico professionale società: chi paga i costi?
La Corte di Cassazione ha stabilito che i soci fondatori che conferiscono un incarico professionale per la costituzione di una società sono personalmente responsabili del pagamento dei compensi, anche se l'incarico è finalizzato alla creazione dell'ente. La Corte ha chiarito che tale rapporto non rientra nella tutela del consumatore e che la previsione statutaria di accollo delle spese da parte della società non libera automaticamente i committenti originari.
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