Cinque imputati, tra cui agenti di polizia municipale, architetti e un dirigente comunale, erano accusati di vari reati, tra cui corruzione, falso ideologico e abuso d'ufficio, legati a favoritismi in pratiche edilizie. La Corte d'appello aveva dichiarato i reati prescritti, confermando però i risarcimenti civili. La Corte di Cassazione ha analizzato i ricorsi evidenziando che la riforma del 2020 ha ristretto i confini del reato di abuso d'ufficio. Di conseguenza, ha annullato senza rinvio la condanna per un capo d'imputazione del dirigente perché il fatto non sussiste, e ha annullato con rinvio le posizioni del dirigente, di un agente e del collega per un nuovo esame alla luce del nuovo quadro normativo. I ricorsi dei due architetti sono stati invece dichiarati inammissibili, confermando la loro condanna alle spese.
Continua »