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Abitualità Nel Reato

27 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Condizione giuridica che descrive la tendenza di un soggetto a commettere reati. Può essere presunta dalla legge o ritenuta dal giudice e preclude l'applicazione di alcuni benefici, come la particolare tenuità del fatto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentato furto e particolare tenuità del fatto con precedenti
Un uomo ha subito una condanna per il reato di tentato furto aggravato. L'imputato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno respinto la richiesta. La presenza di numerosi precedenti penali specifici e la natura organizzata del reato dimostrano una condotta abituale. Tale condizione impedisce l'accesso al beneficio della tenuità e all'adeguamento favorevole della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: esclusa per furti seriali nel tempo
Un uomo condannato con tre sentenze definitive per molteplici furti in abitazione ha chiesto l'unificazione delle pene. Il condannato ha invocato la continuazione dei reati dinanzi alla magistratura competente. I fatti illeciti si erano verificati tra l'ottobre 2015 e il settembre 2016. I giudici territoriali hanno respinto l'istanza per assenza di una preventiva pianificazione unitaria. L'interessato ha impugnato la decisione dinanzi ai giudici di legittimita. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento e ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice ripetizione di furti simili nel tempo manifesta un'abitudine di vita e non una programmazione anticipata. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e una sanzione di tremila euro.
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Attenuanti generiche negate: 33 condanne e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato con ben trentatré condanne pregresse, per lo più legate a reati contro il patrimonio. L'uomo contestava la decisione dei giudici di merito che avevano negato il riconoscimento delle attenuanti generiche, confermato l'entità della pena e disposto l'assegnazione a una casa di lavoro quale delinquente abituale. I giudici di legittimità hanno ribadito che la presenza di numerosi e gravi precedenti penali giustifica pienamente il diniego dei benefici e fonda la pericolosità sociale del soggetto. Il ricorso non ha evidenziato vizi logici nella sentenza impugnata, limitandosi a riproporre censure di merito. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato, disponendo anche il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dichiarazione di abitualità nel reato: undici reati senza lavoro
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello contestando l'applicazione della recidiva e la dichiarazione di abitualità nel reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'uomo ha accumulato ben undici precedenti penali, mostrando una costante progressione nel delinquere nel tempo e l'assenza di qualsiasi attività lavorativa lecita. Questi elementi, uniti a un recente periodo di detenzione, confermano una chiara propensione criminale e una concreta pericolosità sociale attuale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva nei reati: la Cassazione conferma la condanna per furto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto in abitazione in concorso. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e l'applicazione della recidiva e della dichiarazione di abitualità. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. Inoltre, la Corte ha stabilito un importante principio sulla recidiva nei reati: quando questa circostanza aggravante è contestata per più reati di diversa indole, essa si riferisce a ciascuno di essi. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e furti seriali: la Cassazione nega lo sconto
Il Tribunale di Cremona ha respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato tra i furti di pannelli fotovoltaici già giudicati con patteggiamento e un furto successivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la semplice somiglianza dei furti e l'identità della refurtiva non dimostrano un unico disegno criminoso. Al contrario, l'ampio intervallo temporale di cinque mesi tra gli episodi e la probabile inesistenza del secondo impianto fotovoltaico al momento dei primi furti indicano una mera abitualità nel reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata al ladro recidivo
Il Tribunale aveva prosciolto l'imputato per tentato furto applicando la particolare tenuità del fatto. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, evidenziando che l'imputato non era incensurato, ma gravato da ben cinque precedenti penali per reati contro il patrimonio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la presenza di precedenti specifici configura l'abitualità nel reato, elemento ostativo al beneficio. Inoltre, trattandosi di ricorso per saltum, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato gli atti alla Corte d'Appello di Venezia per un nuovo giudizio.
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Proroga Misura di Sicurezza: No a nuovi appelli su decisioni definitive
Un condannato ha impugnato la proroga della misura di sicurezza che lo assegnava a una casa di lavoro. Egli sosteneva che la decisione originaria fosse illegittima e che il suo stato di detenzione cautelare dovesse sospendere la misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la validità del provvedimento iniziale non poteva essere ridiscussa perché coperta da 'giudicato' (decisione definitiva). La Corte ha chiarito che la proroga misura di sicurezza si basa unicamente sulla valutazione della pericolosità sociale attuale della persona e non è influenzata da altre misure detentive come la custodia cautelare. Di conseguenza, il condannato ha perso il ricorso.
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Evasione e Tenuità del Fatto: Condanna per Precedenti Penali
Un soggetto condannato per evasione dagli arresti domiciliari ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto'. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici precedenti. La richiesta è stata respinta non solo per la gravità del reato di evasione, ma soprattutto a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato. Tali precedenti sono stati considerati un chiaro segnale di 'abitualità' nel commettere reati, una condizione che per legge impedisce di riconoscere la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Truffa e 23 precedenti: no alle circostanze attenuanti generiche
Un uomo condannato per truffa ricorre in Cassazione chiedendo una riduzione di pena tramite le circostanze attenuanti generiche. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La decisione si basa su due motivi principali: l'imputato ha ben 23 precedenti penali per reati simili, un'abitualità che giustifica il diniego delle attenuanti, e il suo ricorso era troppo generico. Inoltre, ha tentato di sollevare per la prima volta una questione non discussa in appello, violando le regole processuali. L'imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e un'ammenda.
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Particolare tenuità del fatto: esclusa per resistenza e recidiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che il beneficio della particolare tenuità del fatto non può essere applicato al reato di resistenza a pubblico ufficiale. Nel caso esaminato, un imputato aveva richiesto questo beneficio, ma la sua domanda è stata respinta non solo per la natura del reato, ma anche a causa del suo comportamento abituale nel commettere illeciti. La Corte ha sottolineato che le azioni non erano di minima offensività. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Medesimo Disegno Criminoso: No Sconto di Pena per Reati Seriali
La Corte di Cassazione nega a un uomo, condannato per diverse truffe e reati informatici, la possibilità di unificare le sue pene. La richiesta si basava sull'idea di aver agito secondo un 'medesimo disegno criminoso'. I giudici hanno però respinto questa tesi, stabilendo un principio importante: commettere reati simili in un breve periodo non basta. Per ottenere lo sconto di pena è necessario provare l'esistenza di un piano unitario, ideato prima di commettere il primo reato. In questo caso, la scelta casuale delle vittime in diverse città dimostrava un'attività criminale opportunistica e non un progetto pianificato. L'uomo perde quindi il ricorso e le sue condanne restano separate.
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Reato Continuato Negato: Rubare Legna e Auto non è un Piano Unico
Un uomo condannato per diversi reati contro il patrimonio, tra cui possesso di veicolo rubato, contraffazione di targa e furto di legna e di un'auto, ha chiesto l'applicazione del 'reato continuato'. Sosteneva che tutte le azioni facessero parte di un unico piano criminale. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la diversità degli obiettivi e l'occasionalità dei fatti non dimostravano un piano preordinato, ma piuttosto un'abitualità a delinquere. Di conseguenza, non è stato concesso lo sconto di pena previsto per il reato continuato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi è socialmente pericoloso
Un individuo, già sottoposto a sorveglianza speciale, viene condannato per aver violato le prescrizioni imposte. La sua difesa chiede l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', sostenendo la lieve entità della violazione. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici chiariscono che il beneficio della particolare tenuità del fatto non può essere concesso a chi dimostra abitualità nel commettere reati e un'accentuata pericolosità sociale. Questi elementi, secondo la Corte, prevalgono sulla potenziale lievità del singolo episodio, giustificando la conferma della condanna.
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Medesimo Disegno Criminoso: No Sconto Pena se è Stile di Vita
La Cassazione ha negato il riconoscimento del 'reato continuato' a un soggetto condannato per diversi episodi di spaccio. La richiesta mirava a ottenere uno sconto di pena, sostenendo l'esistenza di un medesimo disegno criminoso. I giudici hanno respinto il ricorso, evidenziando che i reati erano stati commessi a distanza di mesi o anni, in luoghi diversi e con complici differenti. Questi elementi, secondo la Corte, non provano un piano unitario, ma piuttosto un'abitualità a delinquere come 'sistema di vita' per mantenersi. Di conseguenza, non è stato possibile applicare il trattamento sanzionatorio più favorevole.
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Redditi da fame ma compra casa: scatta la confisca dei beni
Lo Stato ha sequestrato gli immobili di un uomo con un lungo passato criminale. L'uomo aveva acquistato una casa all'asta, rivendendola poi per comprare un altro immobile. I giudici hanno applicato la confisca dei beni perché i redditi legali dell'uomo erano troppo bassi per giustificare tali acquisti e mantenere la famiglia. L'uomo si è difeso sostenendo che i soldi provenivano dalla sua convivente, la quale aveva venduto una casa per conto di terzi. I giudici hanno respinto la scusa. Avere l'autorizzazione a vendere non significa diventare proprietari dei soldi incassati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione. L'uomo e la convivente perdono la causa, i beni restano allo Stato e i due devono pagare le spese processuali.
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Abitualità nel reato: criteri e conseguenze
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato responsabile di numerosi furti e rapine, ribadendo la legittimità della dichiarazione di abitualità nel reato. Il ricorrente contestava il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della misura di sicurezza della colonia agricola. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che la cospicua serie di precedenti penali contro il patrimonio e la recente sottoposizione a misure cautelari giustificano sia il rigetto delle attenuanti sia la conferma della pericolosità sociale attuale.
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Reato Continuato Negato: Crimini Ripetuti Non Sono un Piano Unico
Un uomo, condannato per diversi crimini commessi in un arco di dieci anni, ha chiesto di unificare le pene sostenendo l'esistenza di un unico piano criminale. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio importante sul reato continuato. La semplice ripetizione di atti illeciti, specialmente se diversi tra loro, commessi in luoghi e tempi distanti, non dimostra un disegno unitario. Al contrario, rivela uno stile di vita dedito al crimine, che non può beneficiare dello sconto di pena previsto per il reato continuato. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e le condanne restano separate.
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Abitualità nel reato: la Cassazione nega la tenuità.
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso per due imputati condannati per truffa. La decisione evidenzia che l'abitualità nel reato, dedotta da precedenti penali specifici, preclude l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno inoltre validato una pena superiore al minimo a causa della natura organizzata e insidiosa della condotta.
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Particolare tenuità del fatto: limiti all’esclusione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che escludeva la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto basandosi su motivazioni generiche e un'errata valutazione dell'abitualità del reato. Il caso riguardava un soggetto accusato di aver violato gli obblighi di soggiorno coatto. La Suprema Corte ha precisato che un singolo precedente penale non è sufficiente a configurare l'abitualità ostativa.
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