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Abitualità Nel Delitto

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Condizione che si verifica quando un soggetto ha commesso più reati della stessa indole, indicando una tendenza a delinquere. Questa condizione impedisce l'applicazione di alcuni benefici di legge, come la non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato continuato: no allo sconto se i reati durano 14 anni
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare sei diverse condanne penali, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. Le condanne riguardavano violazioni della sorveglianza speciale, reati di falso e in materia di stupefacenti. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto la richiesta. I giudici hanno evidenziato che i reati sono stati commessi in un arco temporale di ben quattordici anni, dal 1995 al 2009, e presentano natura del tutto eterogenea. La ripetizione delle condotte delittuose non dimostra un piano unitario prefissato, bensì una spiccata abitualità nel delitto e una professionalità criminale del soggetto. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per i ladri abituali
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per possesso ingiustificato di chiavi alterate e grimaldelli e successive condanne per furto. Il Tribunale di Pesaro ha respinto la richiesta, decisione poi confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno evidenziato che il possesso degli strumenti da scasso è avvenuto ben cinque mesi prima dei furti, escludendo un unico disegno criminoso originario. Inoltre, la condotta del ricorrente dimostra una sistematica abitualità nel commettere reati, elemento incompatibile con la continuazione. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato o vizio del furto? La Cassazione decide
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per possesso ingiustificato di grimaldelli e successive condanne per furto. Il Tribunale di Pesaro ha respinto la richiesta, evidenziando che il possesso degli strumenti da scasso precedeva di ben cinque mesi i furti, commessi poi nell'arco di cinquanta giorni. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la distanza temporale e la condotta del soggetto indicano un'abitualità nel commettere reati, piuttosto che un unico disegno criminoso preventivo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali, vedendo svanire la possibilità di uno sconto di pena.
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Abitualità nel delitto: figlio sorvegliato, padre vince per ritardo
La Cassazione affronta due casi collegati con esiti opposti. Annulla la confisca dei beni a un padre perché la Corte d'Appello ha superato il termine di 18 mesi per decidere, stabilendo che il rinvio per acquisire prove non sospende questo termine perentorio. Al contrario, conferma la misura della sorveglianza speciale al figlio, chiarendo che commettere cinque reati di droga in otto mesi è sufficiente a dimostrare l'abitualità nel delitto. Tale condotta, se fonte di reddito principale, integra la pericolosità sociale e giustifica la misura di prevenzione personale, anche se concentrata in un breve periodo.
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Continuazione del reato: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per un reato minore di droga. L'ordinanza chiarisce la netta distinzione tra la 'continuazione del reato', che richiede un unico disegno criminoso, e la semplice 'abitualità' a delinquere, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano negato il vincolo della continuazione a causa della distanza temporale tra i fatti e l'assenza di prove di un piano unitario.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è reiterato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per tentato furto aggravato. La decisione si fonda sul fatto che i motivi di ricorso erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello, senza un reale confronto con la sentenza impugnata. Viene inoltre confermato che l'abitualità nel commettere reati osta all'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, rendendo il ricorso inammissibile.
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Ricorso inammissibile: furto e precedenti penali
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per furto aggravato. La decisione si fonda sull'impossibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità e sul rigetto della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato, indicativi di abitualità nel commettere reati.
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Pericolosità sociale: quando scatta la sorveglianza?
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di sorveglianza speciale per un soggetto condannato per traffico di droga. La sentenza stabilisce che la pericolosità sociale e l'abitualità possono sussistere anche se i reati sono stati commessi in un breve arco temporale, qualora la loro gravità e le modalità esecutive dimostrino una stabile dedizione al crimine. L'appello del ricorrente, basato sulla mancanza del requisito dell'abitualità, è stato dichiarato inammissibile.
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