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Abitualità Del Comportamento

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114 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Particolare tenuità del fatto: no al beneficio per reati seriali
L'Imputato è stato condannato per detenzione ai fini di spaccio di sette grammi di hashish. Ha proposto ricorso lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo l'esiguità della sostanza e contestando l'abitualità della condotta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'abitualità del comportamento, ostativa al beneficio, si configura quando il soggetto ha commesso almeno due illeciti della stessa indole oltre a quello contestato. Tali precedenti non richiedono necessariamente una condanna irrevocabile, potendo consistere anche in reati già dichiarati non punibili o in illeciti sottoposti alla cognizione del giudice. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Particolare tenuità del fatto: negata se il reato si ripete
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza d'appello che gli negava la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato che l'imputato non poteva beneficiare di questa agevolazione a causa dell'abitualità del comportamento, avendo commesso più reati della stessa indole. Inoltre, l'uomo non aveva fornito alcuna giustificazione per il mancato pagamento della cauzione entro i termini stabiliti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: i precedenti bloccano lo sconto
L'Imputata, condannata per tentato furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza di precedenti penali specifici, tra cui uno risalente al 2011 e un altro commesso successivamente al fatto contestato, dimostra l'abitualità del comportamento dell'Imputata. Questa condizione esclude per legge l'applicazione del beneficio. Di conseguenza, l'Imputata perde definitivamente la causa ed è condannata a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Uso di atto falso: i precedenti penali negano la tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di uso di atto falso. L'imputato contestava l'eccessività della pena e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che la presenza di numerosi precedenti penali specifici configura l'abitualità del comportamento criminoso. Questa circostanza esclude automaticamente la particolare tenuità del fatto, rendendo superflua una motivazione espressa sul punto, in quanto la decisione di diniego può essere implicita. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: il furto ripetuto nega il beneficio
Il Ricorrente, condannato per furto aggravato, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'esclusione del beneficio è corretta e ben motivata. Nel caso specifico, infatti, il danno non era esiguo, data la quantità di beni sottratti, e l'imputato mostrava un'abitualità nel reato, dimostrata da due precedenti penali specifici. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata a chi rientra illegalmente
Un cittadino straniero, già espulso con divieto di rientro, faceva ritorno in Italia senza autorizzazione. Condannato in primo grado, proponeva appello lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Corte d'appello dichiarava inammissibile il ricorso, ma la Cassazione corregge la motivazione: l'appello era ammissibile ma infondato nel merito. La Suprema Corte chiarisce che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in presenza di un comportamento abituale, dimostrato da almeno due precedenti condanne per reati della stessa indole. Inoltre, l'uso di un alias e i precedenti penali precludono la sospensione condizionale della pena. Il ricorso viene rigettato.
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Particolare tenuità del fatto negata per precedenti penali
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per detenzione di stupefacenti di lieve entità e resistenza a pubblico ufficiale. La difesa ha sostenuto l'uso personale della droga e l'inidoneità della minaccia per la resistenza, richiedendo anche l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I primi motivi riproducevano censure già respinte nei precedenti gradi di giudizio, mentre la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto è stata ritenuta aspecifica, non avendo il ricorrente contestato la presenza di precedenti penali specifici che dimostrano l'abitualità del comportamento. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Abitualità del reato: perché i precedenti penali bloccano l’assoluzione
La Corte di Cassazione ha annullato l'assoluzione di un imputato per un reato di spaccio di lieve entità. Il tribunale lo aveva prosciolto per 'particolare tenuità del fatto'. Tuttavia, la Procura ha fatto ricorso, dimostrando che l'imputato aveva già tre condanne specifiche per reati simili. La Cassazione ha stabilito un principio chiaro: l'abitualità del reato, provata dai precedenti penali, è incompatibile con la tenuità del fatto. La presenza di condanne reiterate per lo stesso tipo di crimine dimostra una pericolosità sociale che impedisce l'applicazione di questa causa di non punibilità. Di conseguenza, il caso dovrà essere giudicato nuovamente.
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Particolare tenuità del fatto: furto di scarpe, condanna confermata
Un uomo viene condannato per il tentato furto di un paio di scarpe. In Cassazione, chiede l'assoluzione invocando la 'particolare tenuità del fatto', dato il basso valore della merce. La Corte Suprema, però, dichiara il ricorso inammissibile e conferma la condanna. Il principio chiave è che la presenza di precedenti condanne per reati simili dimostra un'abitualità nel comportamento criminale. Questa condizione osta all'applicazione della causa di non punibilità, rendendo irrilevante il modesto valore del danno. L'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata se hai precedenti simili
Un soggetto condannato per vendita di merce contraffatta ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: il beneficio della particolare tenuità del fatto non può essere concesso a chi ha precedenti condanne per reati dello stesso tipo. Secondo i giudici, la presenza di precedenti specifici dimostra un'abitualità nel commettere illeciti che è incompatibile con la natura occasionale e lieve richiesta dalla norma. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva.
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Abitualità del comportamento: la Cassazione nega sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata. La richiesta di applicare la non punibilità per tenuità del fatto è stata respinta a causa dell'abitualità del comportamento della donna, già nota per precedenti specifici. I giudici hanno sottolineato che l'abitualità del comportamento è un ostacolo insormontabile per ottenere questo beneficio. Anche la richiesta di attenuanti è stata negata, valorizzando la mancanza di pentimento e i precedenti a suo carico. La ricorrente è stata quindi condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando la decisione precedente.
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Truffa Online: Condanna confermata per chi incassa su Postepay
Un uomo, condannato per truffa online, ha visto il suo ricorso respinto dalla Corte di Cassazione. Aveva condotto le trattative con la vittima e si era fatto accreditare il profitto illecito sulla propria carta Postepay. La Corte ha confermato la sua colpevolezza, ritenendo l'accredito sulla carta personale una prova chiave. Inoltre, ha negato i benefici richiesti, come la non punibilità per la lieve entità del fatto e la sospensione della pena, a causa dei suoi precedenti penali che dimostravano un comportamento 'abituale'. L'esito finale è la condanna definitiva e il pagamento di ulteriori spese e sanzioni.
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Evasione e Tenuità del Fatto: Precedenti Penali Bloccano Beneficio
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per evasione. L'imputato chiedeva l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, un beneficio legale per reati minori. La Corte ha respinto la richiesta e dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si basa su due elementi chiave: la gravità del reato commesso e, soprattutto, i precedenti penali dell'imputato. Avendo già commesso reati simili in passato, il suo comportamento è stato giudicato 'abituale'. Questa condizione di abitualità è incompatibile con i requisiti della particolare tenuità del fatto, che presuppone un comportamento occasionale e di minima offensività. Di conseguenza, la condanna è stata confermata.
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Tentato furto: l’abitualità del comportamento ostativa blocca il beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto di una donna, negando l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla valutazione della sua storia criminale. Anche se il singolo reato era di modesta entità, la presenza di precedenti illeciti simili ha configurato una 'abitualità del comportamento ostativa'. Questo principio impedisce di concedere il beneficio della non punibilità. La Corte ha stabilito che per valutare tale abitualità, il giudice può considerare anche reati non ancora definiti da una condanna irrevocabile, dimostrando così una tendenza a delinquere che rende l'illecito non più 'occasionale'.
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Violazione sorveglianza speciale: amicizie pericolose costano caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo sottoposto a sorveglianza speciale. L'uomo aveva violato la prescrizione di non frequentare persone con precedenti penali. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: per configurare il reato di violazione sorveglianza speciale non è sufficiente un incontro occasionale, ma è necessaria l' 'abitualità'. Questo significa che devono essere provati contatti plurimi, stabili e frequenti con i pregiudicati. Poiché nel caso specifico tali contatti erano stati dimostrati, la Corte ha dichiarato il ricorso dell'imputato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Particolare tenuità del fatto negata per reati abituali
Un uomo, condannato per tentato furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito un principio fondamentale: il beneficio della particolare tenuità del fatto non può essere concesso a chi ha un comportamento 'abituale', ovvero ha commesso in passato altri reati. Questa 'abitualità' non richiede una dichiarazione formale di delinquenza abituale, ma si basa sulla semplice reiterazione di illeciti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva.
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Particolare tenuità dell’offesa: negata a chi ha precedenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato, negando l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità dell'offesa. La richiesta è stata respinta a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato, che indicavano un'abitualità nel commettere reati simili. Inoltre, i giudici hanno considerato rilevante il valore economico della somma sottratta. La Corte ha stabilito che la presenza di questi elementi impedisce di qualificare il fatto come lieve. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Abitualità del comportamento: vecchi reati negano la non punibilità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per tentato furto. L'imputato sperava di ottenere la non punibilità per la particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis del codice penale. Tuttavia, i giudici hanno negato questo beneficio. La decisione si basa sul suo lungo elenco di precedenti penali per reati simili, anche se molto risalenti nel tempo. La Corte ha stabilito che questa storia criminale dimostra una chiara 'abitualità del comportamento', incompatibile con il carattere di occasionalità richiesto dalla legge. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato respinto e la sua condanna confermata.
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Spacciatore abituale: negata la particolare tenuità del fatto
L'Imputato, condannato per aver ceduto droga a uno spacciatore, chiede l'applicazione della particolare tenuità del fatto per evitare la pena. La Corte d'Appello rifiuta e la Cassazione conferma la decisione. I giudici spiegano che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata a chi ha un comportamento abituale nel commettere reati. Nel caso specifico, l'Imputato aveva già numerose condanne precedenti per droga, furto ed evasione. Inoltre, la cessione di droga era destinata a un soggetto già noto per lo spaccio, rendendo il fatto grave. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile. L'Imputato perde la causa, deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto e furto: quando il reato è abituale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato a carico di una donna sorpresa a sottrarre prodotti cosmetici per un valore di circa duecento euro. La difesa invocava l'applicazione della particolare tenuità del fatto, sostenendo l'assenza di abitualità nel comportamento. Tuttavia, i giudici hanno rilevato la presenza di altri due precedenti specifici nel casellario giudiziale, sebbene definiti con proscioglimento per tenuità. La Suprema Corte ha chiarito che il limite dell'abitualità scatta con il terzo illecito della medesima indole. Inoltre, la natura dei beni sottratti, non considerati di prima necessità, e le modalità professionali del furto hanno escluso il giudizio di irrisoria lesività necessario per beneficiare dell'esimente prevista dall'articolo 131-bis del codice penale.
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