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Particolare tenuità del fatto negata a chi rientra illegalmente

Un cittadino straniero, già espulso con divieto di rientro, faceva ritorno in Italia senza autorizzazione. Condannato in primo grado, proponeva appello lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Corte d’appello dichiarava inammissibile il ricorso, ma la Cassazione corregge la motivazione: l’appello era ammissibile ma infondato nel merito. La Suprema Corte chiarisce che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in presenza di un comportamento abituale, dimostrato da almeno due precedenti condanne per reati della stessa indole. Inoltre, l’uso di un alias e i precedenti penali precludono la sospensione condizionale della pena. Il ricorso viene rigettato.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 20161 Anno 2026
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Pubblicato il 8 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reingresso illegale e la richiesta di particolare tenuità del fatto

La disciplina dell’immigrazione prevede sanzioni severe per chi viola i provvedimenti di espulsione. Nel caso in esame, Il Cittadino Straniero chiedeva l’applicazione della particolare tenuità del fatto dopo essere rientrato illegalmente in Italia. Egli era stato precedentemente respinto dal Questore con un divieto di fare rientro nel territorio nazionale per la durata di tre anni. Nonostante il provvedimento e il successivo rimpatrio avvenuto tramite frontiera aerea, Il Cittadino Straniero decideva di fare nuovamente ingresso in Italia sbarcando a Lampedusa senza la necessaria autorizzazione del Ministro dell’Interno. Fermato dalle autorità di pubblica sicurezza, subiva un processo penale che portava alla sua condanna in primo grado. Di fronte alla condanna, la difesa proponeva appello chiedendo l’applicazione dell’istituto di favore, oltre alla concessione della sospensione condizionale della pena. La Corte d’appello dichiarava inammissibile l’impugnazione per difetto di specificità dei motivi, spingendo il condannato a ricorrere dinanzi alla Corte di Cassazione per far valere le proprie ragioni.

Il comportamento abituale esclude i benefici di legge

Il nucleo della controversia ruota attorno alla definizione di comportamento abituale e alla sua compatibilità con i benefici previsti dal codice penale. La difesa sosteneva che la semplice presenza di precedenti penali non fosse sufficiente a dimostrare un collegamento reale con una condotta di vita stabilmente illecita. Secondo questa tesi difensiva, il giudice di merito avrebbe dovuto compiere un’analisi più approfondita e concreta della personalità del reo, senza limitarsi a una valutazione automatica basata sul certificato penale. La Suprema Corte ha invece affrontato la questione definendo con precisione i confini dell’abitualità del comportamento. Per escludere i benefici di legge, è sufficiente che l’autore del reato abbia commesso almeno due illeciti della stessa indole, oltre a quello per cui si procede. Questa valutazione non richiede indagini complesse sulla personalità del soggetto, ma si basa su dati oggettivi come le condanne irrevocabili precedenti o altri reati già accertati nel tempo.

Le motivazioni della decisione sulla particolare tenuità del fatto

Nelle motivazioni della decisione sulla particolare tenuità del fatto, i giudici di legittimità hanno innanzitutto corretto l’errore procedurale commesso dalla Corte d’appello. I giudici di secondo grado avevano erroneamente dichiarato inammissibile l’appello, mentre avrebbero dovuto rigettarlo nel merito. La Cassazione ha chiarito che l’atto difensivo era sufficientemente specifico e conteneva argomentazioni idonee a sostenere la richiesta. Tuttavia, scendendo nel merito della questione penale, la Suprema Corte ha confermato l’impossibilità di applicare la particolare tenuità del fatto. Il certificato penale del Cittadino Straniero evidenziava infatti due precedenti condanne irrevocabili per violazione delle norme sull’immigrazione. La presenza di questi due precedenti specifici configura pienamente il presupposto ostativo dell’abitualità del comportamento. Di conseguenza, l’offesa non può essere considerata di lieve entità e il beneficio non può essere concesso in alcun modo al ricorrente.

Le conclusioni sul rigetto del ricorso

Le conclusioni sul rigetto del ricorso evidenziano come la Corte di Cassazione abbia confermato integralmente la condanna inflitta nei gradi precedenti, respingendo ogni censura sollevata dalla difesa. Oltre all’esclusione della causa di non punibilità per la condotta abituale, i giudici hanno ritenuto legittimo anche il diniego della sospensione condizionale della pena. Questa decisione trova fondamento non solo nei precedenti penali del condannato, ma anche nell’utilizzo accertato di un alias per nascondere la propria reale identità alle forze dell’ordine. Tale condotta fraudolenta impedisce di formulare una prognosi favorevole sul suo comportamento futuro. Il Cittadino Straniero è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali, vedendo svanire ogni possibilità di riforma della sentenza di condanna. La decisione ribadisce il rigore della legge nei confronti di chi viola ripetutamente le norme sull’ingresso nel territorio dello Stato.

Quando un comportamento viene considerato abituale nel diritto penale?
Un comportamento è considerato abituale quando il soggetto ha commesso almeno due illeciti della stessa indole, oltre a quello per cui si sta procedendo in giudizio.

Chi ha precedenti penali può ottenere la particolare tenuità del fatto?
No, la presenza di almeno due precedenti condanne per reati della stessa indole configura l’abitualità del comportamento e impedisce la concessione del beneficio.

L’uso di un nome falso influisce sulla sospensione condizionale della pena?
Sì, l’utilizzo di un alias impedisce al giudice di formulare una prognosi favorevole sul comportamento futuro del reo, portando al diniego del beneficio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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