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Abitualità Criminosa

69 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Indica la tendenza di un soggetto a commettere reati come scelta di vita o per inclinazione personale, in modo sistematico ma non legato a un singolo piano prestabilito. Si distingue dal reato continuato perché ogni illecito nasce da una decisione estemporanea.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato Continuato: Piano Criminale o Abitualità? La Cassazione Chiarisce
Un condannato ha chiesto il riconoscimento del "Reato continuato" per una serie di condanne relative a reati diversi, tra cui evasione fiscale e percosse. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo che i fatti non fossero frutto di un unico "disegno criminoso", ma piuttosto di una "abitualità criminosa". La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso del condannato inammissibile. La Corte ha ribadito che spetta al condannato dimostrare l'esistenza di un piano criminale unitario, non bastando la sola vicinanza temporale dei reati.
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Reato Continuato: Frodi seriali o progetto unico? La Cassazione decide
Un Lavoratore, condannato per diverse frodi commesse tra il 2008 e il 2015, ha chiesto al Giudice dell'esecuzione di applicare il "reato continuato" per unificare le pene. Il Tribunale ha parzialmente rigettato la richiesta, riconoscendo la continuazione solo per due sentenze. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo un vizio di motivazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che spetta al condannato dimostrare il progetto criminoso unitario, non bastando la sola vicinanza temporale o l'omogeneità dei reati, che possono invece indicare un'abitualità criminosa.
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Reato continuato negato tra rapine simili e abitualità
Un uomo condannato per due rapine a distanza di un mese richiede al giudice dell'esecuzione l'applicazione del reato continuato per ottenere una riduzione complessiva della pena. Il giudice rigetta l'istanza evidenziando che i due episodi presentavano modalità differenti, luoghi diversi, vittime distinte e complici non coincidenti. La difesa presenta ricorso in Cassazione sostenendo la vicinanza temporale e la medesima tipologia di reato. La Suprema Corte respinge il ricorso e conferma che la vicinanza temporale e l'identico reato non provano un disegno preventivo unitario, bensì una mera abitualità a delinquere. Il condannato perde il beneficio e deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato: la Cassazione nega lo sconto per reati ripetuti
Il Condannato ha chiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di cinque sentenze esecutive per reati contro il patrimonio e falso. La difesa ha sostenuto che gli illeciti rispondevano allo stesso fine di sostentamento economico ed erano vicini nel tempo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il reato continuato richiede un unico piano delinquenziale deliberato all'inizio. Il semplice bisogno economico o l'abitualità a commettere reati non dimostrano una pianificazione unitaria. Di conseguenza, Il Condannato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato e rapine seriali: no allo sconto di pena
I giudici di merito hanno condannato l'imputato per rapina aggravata, porto di coltello e possesso di segni distintivi contraffatti. L'autore dei fatti ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unire questa condanna ad altre due rapine commesse a meno di un mese di distanza. La Corte di Appello ha respinto l'istanza, qualificando gli episodi non come un piano unico, ma come una scelta di vita e abitualità a delinquere. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso difensivo e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione del reato: l’abitualità non è un unico piano
Un Lavoratore ha chiesto al Tribunale di riconoscere la continuazione del reato per diverse condanne, sostenendo che fossero parte di un unico disegno criminoso. Il Tribunale ha accolto la richiesta solo in parte. Il Lavoratore ha presentato ricorso, ma la Corte di Cassazione lo ha dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che non esisteva un unico disegno criminoso, ma piuttosto un'abitualità criminosa, cioè una tendenza a commettere reati. La semplice vicinanza temporale o spaziale dei fatti non basta a configurare la continuazione del reato senza ulteriori prove di un piano unitario.
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Reato continuato in fase esecutiva: no allo sconto automatico
Una persona condannata con quattro distinte sentenze definitive ha chiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva, per ottenere uno sconto di pena. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa della distanza cronologica dei reati, della diversità dei luoghi e delle modalità esecutive. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando la medesima tipologia di reati e il proprio stato di tossicodipendenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza dei reati indica abitualità criminosa e non una pianificazione unitaria iniziale. Inoltre, lo stato di tossicodipendenza non genera automaticamente la continuità senza una prova concreta del legame diretto tra le condotte. La persona ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: non basta la somiglianza dei crimini
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de La Condannata, confermando la decisione del Giudice dell'esecuzione. La donna chiedeva di applicare la continuazione dei reati a diverse condanne irrevocabili per truffa e ricettazione commesse tra il 2000 e il 2011. Il giudice di merito aveva concesso l'unificazione soltanto per gli illeciti ravvicinati nel tempo, escludendo quelli commessi a distanza di anni. La Cassazione ha ribadito che il beneficio richiede la prova rigorosa di un unico disegno criminoso ideato fin dal principio. La semplice similarità dei crimini o la presenza di periodi di detenzione intermedi non bastano a dimostrare la programmazione unitaria. Il ricorso è stato quindi respinto con condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Riconoscimento del reato continuato: no allo sconto senza prove
Un cittadino condannato con diverse sentenze per reati contro il patrimonio e spaccio di stupefacenti ha chiesto il riconoscimento del reato continuato in fase di esecuzione. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la domanda a causa dell'ampio lasso temporale, dal 2014 al 2019, e della diversa natura dei reati. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la vicinanza temporale di alcune violazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che l'onere di provare un unico programma criminoso spetta al condannato con elementi concreti. La semplice analogia dei reati o la prossimità cronologica dimostrano un'abitualità a delinquere e non un unico disegno preventivo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: abitualità e furti seriali non bastano
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento dell'istituto del reato continuato per unificare diverse condanne definitive. La prima serie di reati riguardava furti e tentati furti commessi in varie località tra Abruzzo e Umbria. La seconda serie comprendeva evasioni reiterate avvenute a distanza di tempo. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta per assenza di un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego e ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I Supremi Giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di condotte criminose evidenzia un'abitualità a delinquere o scelte estemporanee, ma non dimostra una preventiva e unitaria deliberazione iniziale. Il ricorrente ha subito la condanna al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: niente tenuità con precedenti penali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'imputata per il reato di ricettazione, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. L'imputata contestava la sussistenza degli elementi costitutivi dell'illecito e lamentava la mancata concessione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di merito avevano accertato la piena consapevolezza della provenienza illecita del bene ricevuto e le modalità gravi della condotta. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici per reati della stessa indole ha evidenziato una chiara abitualità criminosa, fattore che impedisce per legge l'applicazione dell'esimente. La Suprema Corte ha ritenuto le doglianze meramente riproduttive di argomenti già ampiamente superati, condannando la ricorrente alle spese e a un'ammenda.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per omicidio privato
Un condannato ha richiesto il riconoscimento della disciplina del reato continuato per unire diverse condanne definitive relative a ricettazione, associazione mafiosa, reati di armi e un omicidio. I giudici hanno respinto l'istanza evidenziando la totale assenza di un unico disegno criminoso iniziale. La ricettazione risaliva a molti anni prima della nascita dell'associazione mafiosa. Inoltre, l'omicidio era stato commesso per una vendetta passionale privata del mandante e non per perseguire gli scopi del gruppo criminale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto e dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: stile di vita criminale o unico piano?
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per unificare le pene di sette condanne definitive per vari reati, tra cui rapina e ricettazione, commessi tra il 2003 e il 2021. Il Tribunale ha respinto la richiesta escludendo un unico disegno criminoso, data la notevole distanza temporale e geografica tra i fatti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice abitudine a delinquere o la ricaduta nel reato non bastano a dimostrare il reato continuato, il quale richiede invece una programmazione iniziale e specifica di tutti gli illeciti sin dal primo episodio.
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Reato continuato: lo stile di vita criminale non da sconti di pena
Il Condannato ha richiesto l'unificazione delle pene per diversi reati, tra cui rapine e furti commessi tra il 2015 e il 2021, invocando l'applicazione del reato continuato. La Corte d'appello ha respinto la richiesta, non ravvisando un disegno criminoso unitario ma solo una condotta di vita dedita al crimine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che spetta al richiedente dimostrare che i singoli reati fossero stati pianificati fin dall'inizio nelle loro linee essenziali. La semplice vicinanza temporale o la somiglianza dei reati non bastano, indicando piuttosto una abitualita criminosa. Il Condannato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio o uso personale? No alla particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva che l'hashish rinvenuto fosse destinato all'uso personale e richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno tuttavia confermato la destinazione allo spaccio, evidenziando l'elevato principio attivo della sostanza (pari a trentanove dosi), la suddivisione in involucri e il possesso di bilancini di precisione. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali specifici dell'uomo, che delineano un profilo di abitualità criminosa incompatibile con il beneficio richiesto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato o semplice abitudine? Il no della Cassazione
Il Condannato ha chiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive per furto. Il Tribunale ha respinto la richiesta, rilevando che i furti, commessi nel 2012, 2014 e 2019, erano troppo distanti nel tempo e dimostravano un'abitualità criminosa piuttosto che un unico disegno criminoso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità, confermando che l'ampio divario temporale tra i reati esclude un progetto unitario iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato o abitudine? La Cassazione corregge il giudice
Il Condannato ha richiesto l applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne subite. Il Giudice dell esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo i reati frutto di abitualita criminosa e non di un unico disegno criminoso, nonostante la presenza di indici come la vicinanza temporale e lo stesso modus operandi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, evidenziando un grave vizio di motivazione. Il giudice di merito ha infatti escluso la continuazione con una motivazione contraddittoria, senza spiegare perche la presenza di ben tre indici tipici non fosse sufficiente a dimostrare la programmazione unitaria. La Suprema Corte ha quindi annullato l ordinanza, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo e piu logico esame.
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Vincolo della continuazione: negato tra bancomat e furti comuni
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del vincolo della continuazione tra diverse condanne definitive per furto aggravato e altri reati. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per applicare il vincolo della continuazione non bastano la vicinanza temporale o lo stesso tipo di reato. È necessario dimostrare che tutti i reati fossero stati pianificati fin dall'inizio all'interno di un unico disegno criminoso. Nel caso specifico, i furti presentavano modalità operative del tutto diverse, come l'assalto a sportelli bancomat con esplosivi, e una distanza temporale di sette mesi, elementi che indicano una semplice abitualità criminosa e non una programmazione unitaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: perché la ripetizione non è pianificazione
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due diverse sentenze definitive riguardanti vari furti commessi tra il 2016 e il 2017 in diverse località del Nord Italia. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, escludendo l'unicità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati simili (abitualità) non dimostra una preventiva pianificazione unitaria. La distanza temporale di molti mesi, la disomogeneità geografica e le diverse modalità esecutive escludono il reato continuato, configurando invece scelte criminose estemporanee e ripetute nel tempo. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato: tra furti ripetuti e bisogno economico
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne per furto commesse in un breve arco temporale. Il Tribunale di Milano ha respinto la richiesta, ritenendo che i fatti dimostrassero una semplice abitualità a delinquere e non un disegno unitario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che la vicinanza temporale dei furti e l'omogeneità dei beni colpiti costituiscono forti indizi di una programmazione iniziale, legata magari a una temporanea difficoltà economica. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, ordinando al Tribunale di Milano di riesaminare il caso con una valutazione più approfondita.
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