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Abitualità Criminosa

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69 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Continuazione tra reati: no se c’è abitualità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. I giudici hanno confermato che la vicinanza temporale e la somiglianza delle condotte (furti e indebito uso di carte) non bastano a provare un unico disegno criminoso, configurando piuttosto una radicata abitualità a delinquere, incompatibile con il beneficio della continuazione.
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Reato continuato: la prova del disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha ribadito che spetta al condannato fornire prove concrete di un unico disegno criminoso, preordinato sin dall'inizio. Motivi generici come il bisogno economico o la somiglianza delle condotte non sono sufficienti e possono, al contrario, indicare un'abitualità a delinquere.
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Reato continuato e tossicodipendenza: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per una serie di delitti legati allo spaccio. L'imputato sosteneva che la sua tossicodipendenza fosse il movente unitario. La Corte ha ribadito che lo stato di tossicodipendenza non è sufficiente a provare un unico disegno criminoso, che deve essere specifico e preordinato. La reiterazione di reati per finanziare la dipendenza configura un'abitualità criminosa, non un reato continuato.
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Reato continuato: no se manca un disegno unitario
Una donna, condannata due volte per evasione dagli arresti domiciliari, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. La Corte ha chiarito che la vicinanza temporale e l'identità del tipo di reato non sono sufficienti a dimostrare un unico disegno criminoso. È necessario fornire prove concrete che i reati successivi fossero stati programmati al momento del primo, distinguendo così il reato continuato dalla mera abitualità criminosa.
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Reato continuato: quando si applica? La Cassazione
Un soggetto condannato per più reati chiedeva l'applicazione del reato continuato. Il Tribunale di Firenze respingeva la richiesta, evidenziando la diversità di luoghi e complici. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che questi elementi non sono decisivi. Per la Corte, il fattore cruciale per il riconoscimento del reato continuato è la sussistenza di un unico disegno criminoso iniziale, anche se non dettagliato, e ha rinviato il caso per una nuova valutazione basata su tutti gli indicatori rilevanti.
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Medesimo disegno criminoso: quando non si applica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 39778/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva di unificare diverse pene sotto il vincolo della continuazione. La Corte ha stabilito che la semplice somiglianza dei reati, commessi in un ampio arco temporale, non è sufficiente a provare un medesimo disegno criminoso, potendo invece indicare un'abitualità a delinquere.
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Continuazione tra reati: quando il tempo la esclude
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34729/2024, ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati commessi in un arco di dieci anni. La Corte ha stabilito che un notevole distacco temporale tra i fatti, pur non essendo un ostacolo assoluto, costituisce un forte indizio negativo contro l'esistenza di un medesimo disegno criminoso, prevalendo sull'omogeneità dei reati.
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Reato continuato: i criteri per il disegno criminoso
Un soggetto condannato per molteplici reati in materia di stupefacenti ha richiesto l'applicazione del reato continuato, sostenendo un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per la configurabilità del reato continuato non basta la somiglianza dei reati o del movente (il profitto). È onere del richiedente fornire prove concrete di un piano unitario, preordinato alla commissione di tutti i reati. L'ampio lasso temporale tra le condotte e i periodi di detenzione interrompono tale unitarietà.
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Reato continuato: quando non si applica in executivis
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37813/2025, ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra una truffa e una bancarotta fraudolenta. La Corte ha stabilito che, in assenza di un provato e unitario disegno criminoso iniziale, la mera contiguità temporale o l'omogeneità dei reati non sono sufficienti. La commissione di illeciti in contesti e ruoli diversi (privato cittadino vs. amministratore di società) indica un'abitualità criminosa piuttosto che un unico progetto, escludendo così i benefici del reato continuato.
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Continuazione reato: no se è stile di vita criminale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato per vari reati (furto, rapina, uso indebito di carte) commessi in un arco di 14 anni. La richiesta di applicare l'istituto della continuazione reato è stata respinta perché la notevole distanza temporale tra i fatti, la diversità delle modalità e dei complici non dimostravano un unico disegno criminoso, ma piuttosto un'abitualità e uno stile di vita dedito al delitto, condizioni incompatibili con il beneficio richiesto.
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Unicità disegno criminoso: no se è scelta di vita
Un soggetto condannato per tre reati di droga commessi nel 1998, 2007 e 2013 ha richiesto il riconoscimento dell'unicità disegno criminoso. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. La notevole distanza temporale tra i reati esclude un piano unitario, indicando piuttosto un'abitualità criminale e una 'scelta di vita', non compatibili con l'istituto della continuazione.
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Continuazione tra reati: no a vita criminale
La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di un condannato di applicare la continuazione tra reati commessi in un lungo arco di tempo. La Corte ha chiarito che una vita dedicata al crimine e l'appartenenza a clan mafiosi non sono sufficienti a dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso, elemento necessario per il riconoscimento della continuazione. È indispensabile provare che i reati successivi fossero stati programmati, almeno nelle loro linee essenziali, fin dal momento del primo.
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Reato continuato: la Cassazione sui limiti temporali
La Cassazione annulla parzialmente una decisione che riconosceva il reato continuato per truffe online commesse in un arco di sei anni. La Corte ha stabilito che un lasso di tempo così ampio tra i reati è un forte indizio contro l'esistenza di un unico disegno criminoso, distinguendolo dall'abitualità a delinquere. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Continuazione tra reati: no se c’è abitualità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte ha stabilito che la notevole distanza temporale e spaziale tra i crimini, le diverse modalità di esecuzione e le differenti vittime sono elementi che ostacolano l'applicazione di questo istituto. Tali circostanze, secondo i giudici, non indicano un unico disegno criminoso, ma piuttosto una abitualità criminosa dell'agente, che non merita l'applicazione di istituti di favore.
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Vincolo della continuazione: no se c’è abitualità
Un soggetto condannato per molteplici reati di bancarotta fraudolenta ha richiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione per ottenere una pena unificata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la notevole distanza temporale tra i reati e la presenza di numerosi precedenti specifici non configurano un unico disegno criminoso, ma piuttosto un'abitualità criminale. La Corte ha chiarito che questa valutazione fattuale non equivale a una formale dichiarazione di delinquenza abituale.
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Continuazione tra reati: la Cassazione annulla diniego
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5460/2024, ha annullato un'ordinanza che negava l'applicazione della continuazione tra reati di furto aggravato. La Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare una precedente valutazione di unicità del disegno criminoso, specialmente in presenza di reati omogenei e ravvicinati nel tempo, senza fornire una motivazione rafforzata.
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Disegno criminoso unitario: no se c’è abitudine
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso unitario per due rapine improprie commesse a sei mesi di distanza. La Corte ha stabilito che l'ampio lasso temporale e la natura dei reati (furti di necessità in supermercati) non supportano l'idea di un piano preordinato, ma indicano piuttosto un'abitualità criminosa e scelte di vita contingenti.
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Volizione unitaria: reati autonomi e non progetto unico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando la decisione di merito che escludeva la sussistenza di una volizione unitaria tra due reati. L'ordinanza sottolinea come l'estemporaneità delle condotte e l'assenza di un progetto criminoso unitario indichino determinazioni autonome a delinquere, riconducibili a un'abitualità criminosa piuttosto che a un unico disegno.
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Disegno criminoso: la Cassazione sui limiti temporali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4085/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso tra reati commessi a distanza di molti anni. La Corte ha stabilito che un lasso temporale significativo (13 e 15 anni tra i primi e i successivi reati, e 2 anni tra gli ultimi) è un indice forte dell'assenza di una programmazione unitaria iniziale, elemento essenziale per configurare il disegno criminoso. L'identità del tipo di reato e del luogo non è sufficiente a superare la presunzione contraria derivante dalla distanza temporale.
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Reato continuato: quando si applica e onere prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per due furti commessi a un anno di distanza. La Corte ha ribadito che la semplice somiglianza dei reati o la vicinanza temporale non sono sufficienti. Spetta al condannato dimostrare, con prove concrete, l'esistenza di un unico e predeterminato disegno criminoso che lega tutte le condotte, prova che in questo caso mancava.
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