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Abbandono Di Animali

18 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Abbandono di animali: il disinteresse colposo costa la condanna
Due proprietari impugnano la condanna per la contravvenzione relativa alla cattiva custodia del proprio cane. Uno degli imputati tenta di scaricare la responsabilità su un presunto nuovo affidatario, mentre l'altro contesta la colpa e il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici confermano che il reato di abbandono di animali si configura anche per semplice colpa quando il proprietario si disinteressa dell'animale fino a lasciarlo solo. Chi trascura i propri doveri di custodia subisce la condanna penale e il pagamento delle sanzioni pecuniarie.
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Abbandono di animali: reato lasciare cuccioli davanti al canile
Un cittadino ha lasciato sei cuccioli di cane davanti al cancello di una struttura di ricovero dopo il diniego di custodia da parte del personale. Il Tribunale lo ha condannato per il reato contravvenzionale previsto per la tutela degli esseri senzienti. L'imputato ha impugnato la decisione sostenendo l'assenza di dolo e l'intento di soccorso, chiedendo in subordine la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza della responsabilità penale, ribadendo che depositare cuccioli all'esterno di un rifugio configura a tutti gli effetti la condotta di abbandono di animali. I giudici supremi hanno tuttavia annullato la pronuncia limitatamente alla mancata valutazione della causa di non punibilità, rinviando gli atti al giudice territoriale per il relativo esame.
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Abbandono di animali: Assoluzione penale, rinvio per i danni civili
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due individui, inizialmente assolti da maltrattamento di animali ma condannati al risarcimento civile per **abbandono di animali**. L'Associazione per la Difesa degli Animali era parte civile. La Cassazione ha confermato la tempestività dell'appello dell'Associazione. Tuttavia, ha riscontrato vizi procedurali nella motivazione della Corte d'Appello riguardo l'accertamento della responsabilità per l'**abbandono di animali** e i relativi danni civili, in quanto non erano stati indicati chiaramente gli elementi costitutivi del reato. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente agli effetti civili, rinviando il caso a un giudice civile per un nuovo giudizio sul risarcimento.
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Abbandono di animali: il ritardo al canile costa la condanna
Un Proprietario si è presentato al canile municipale per ritirare il proprio cane oltre due mesi dopo la notifica ufficiale del suo ricovero, senza fornire alcuna giustificazione per il ritardo. Accusato del reato di abbandono di animali, l'uomo ha impugnato la condanna dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo l'assenza di dolo e chiedendo la non punibilità per la lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato di abbandono di animali si configura non solo con il distacco volontario, ma anche con la prolungata trascuratezza, il disinteresse e l'inerzia nel recupero dell'animale. Inoltre, la prolungata indifferenza impedisce il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. Il Proprietario è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Abbandono di animali: condanna confermata per assenza di prove
Un'imputata ha subito una condanna per il reato di abbandono di animali dopo il ritrovamento di due cani dentro un'abitazione privata. La donna ha proposto impugnazione sostenendo di non essere la proprietaria degli animali e di essere intervenuta soltanto su richiesta dei familiari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La difesa ha richiesto un riesame di merito senza allegare o indicare specificamente i verbali probatori, violando il principio di autosufficienza del ricorso. La Suprema Corte ha confermato la sanzione originaria e condannato la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Abbandono di animali: illegale legare il cane dal veterinario
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di una donna per il reato di abbandono di animali. La proprietaria aveva legato il proprio cane a un palo davanti a una clinica veterinaria, sostenendo che l'animale avrebbe così ricevuto le cure e l'assistenza necessarie. I giudici hanno respinto questa tesi difensiva, rilevando che il cane versava in pessime condizioni e che la condotta integrava una grave incuria e un distacco colpevole. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Abbandono di animali: nessuna violenza ma scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un'ammenda di 1.667,00 euro nei confronti di una donna per il reato di abbandono di animali (art. 727 c.p.). L'imputata teneva il proprio cane in un locale fatiscente, in pessime condizioni igieniche e circondato da escrementi. La difesa ha contestato il calcolo della prescrizione e ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per configurare l'abbandono di animali non serve la crudeltà intenzionale, ma basta una grave trascuratezza o il disinteresse verso il benessere dell'animale. Inoltre, spetta all'imputato dimostrare i presupposti per l'esclusione della punibilità. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Abbandono di animali: condanna definitiva per errore del legale
Una donna è stata condannata dal Tribunale di Cassino a un'ammenda di 2.000 euro per il reato di abbandono di animali, dopo aver lanciato un cane meticcio fuori dal finestrino della propria auto in corsa. Un testimone ha assistito alla scena, inseguito il veicolo e permesso l'identificazione della conducente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. I motivi dell'inammissibilità risiedono sia nella non appellabilità della sentenza originaria, sia nel fatto che il ricorso è stato firmato da un avvocato non iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Abbandono di animali: condannato il padrone distratto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Proprietario di un cane, condannato per il reato di abbandono di animali. L'animale era stato ritrovato a vagare insieme a un gruppo di cani randagi. Il Proprietario contestava la condanna sostenendo l'assenza di dolo (intenzione dolosa). La Suprema Corte ha chiarito che il reato di abbandono di animali è una contravvenzione, punibile anche a titolo di colpa, ovvero per semplice trascuratezza o negligenza nella custodia dell'animale. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna all'ammenda di 1.500 euro, oltre al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro a favore della Cassa delle ammende, respingendo anche le richieste di prescrizione e di sospensione condizionale della pena.
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Abbandono di animali: condanna definitiva per appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per abbandono di animali nei confronti di un uomo, basata sulle testimonianze degli agenti di polizia. L'imputato aveva ricevuto una pena pecuniaria (ammenda) e aveva tentato di appellare la sentenza. Tuttavia, il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le condanne alla sola ammenda non sono appellabili e i motivi presentati erano troppo generici. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una somma ulteriore a favore dello Stato.
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Abbandono di animali: condanna per mancato ritiro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di abbandono di animali a carico di un proprietario che non ha ritirato il proprio cane dal canile. Nonostante l'animale fosse dotato di microchip e fosse stato recuperato dalle autorità, l'imputato ha ignorato ripetuti appuntamenti per il ritiro, rendendosi infine irreperibile. La Suprema Corte ha chiarito che l'inerzia e il disinteresse verso l'animale integrano la fattispecie penale, negando inoltre l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della condotta reiterata.
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Abbandono di animali: cane in auto al sole è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di abbandono di animali a carico di una donna che aveva lasciato il proprio cane chiuso in un furgone sotto il sole. Nonostante la difesa sostenesse l'assenza di dolo, i giudici hanno stabilito che la sofferenza psico-fisica causata dalle alte temperature e dalla mancanza di aria integra la fattispecie penale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché non presentava vizi logici nella motivazione del tribunale di merito.
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Abbandono di animali: reato anche davanti a un canile?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di abbandono di animali a carico di una donna che aveva lasciato una scatola con cinque cuccioli davanti a un canile pubblico chiuso. La Corte ha chiarito che la proprietà dell'animale non è necessaria per configurare il reato, essendo sufficiente la detenzione. Tuttavia, ha annullato la sentenza con rinvio limitatamente alla mancata valutazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché il giudice di merito non aveva motivato il rigetto di tale richiesta.
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Abbandono di animali: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 37803/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per l'abbandono di animali. La ricorrente aveva legato il proprio cane a un palo sulla pubblica via. La Corte ha ritenuto le censure mosse alla sentenza di merito come mere contestazioni di fatto, non sindacabili in sede di legittimità, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro.
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Abbandono di animali: quando è reato? Cassazione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione affronta il tema dell'abbandono di animali, confermando la condanna per una donna che aveva legato un cane al sole, causandogli ipertermia. Il caso chiarisce che per configurare il reato non è necessario un abbandono definitivo, ma è sufficiente detenere l'animale in condizioni incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, impedendo così la declaratoria di estinzione del reato per prescrizione.
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Abbandono di animali: inammissibile ricorso di fatto
Una donna, condannata per l'abbandono del suo cane in un'area dismessa, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sostenendo che le lamentele riguardavano una valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La condanna per abbandono di animali è stata quindi confermata, con l'aggiunta delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Abbandono di animali: prova testimoniale e DNA
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di abbandono di animali. L'imputato aveva lasciato un cucciolo in un campo, causandone la morte. La condanna si è basata principalmente sulle prove testimoniali, ritenendo le analisi del DNA solo un elemento confermativo e respingendo le eccezioni procedurali sollevate dalla difesa.
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Abbandono di animali: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per il reato di abbandono di animali. L'imputata aveva lasciato un cucciolo di pitbull ferito presso una clinica veterinaria. I motivi del ricorso, basati sulla presunta prescrizione del reato e su vizi di motivazione riguardo la sua responsabilità, sono stati respinti. La Corte ha stabilito che l'eccezione di prescrizione era infondata e che le altre doglianze costituivano una inammissibile richiesta di rivalutazione dei fatti, non di un esame di legittimità.
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