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Ab Initio

32 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Ab initio è un'espressione in latino con lo stesso significato di ab ovo, la cui dizione completa era presso i romani Ab ovo usque ad mala, "Dall'uovo alle mele", con cui si aprivano e chiudevano i banchetti. L'espressione viene usata quando chi ci parla comincia il suo discorso alla lontana ovvero ab ovo, dando l'impressione di non arrivare mai alla conclusione del discorso. Poiché i latini erano molto precisi, usavano anche la locuzione Ab imis, che significava "dalle fondamenta" se riferita ad edifici, "dalle radici" in senso lato o figurato. Quando poi era impossibile determinare temporalmente l'initium, ricorrevano all'espressione Ab immemorabili, "da tempo immemorabile", persistente nel linguaggio giuridico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Collaborazione o lavoro fisso: la lite nella federazione
Una lavoratrice ha prestato la propria attività per una federazione sportiva mediante contratti di collaborazione privi di uno specifico progetto. Il tribunale e la corte d'appello hanno accertato la natura subordinata della prestazione, disponendo la conversione in rapporto subordinato a tempo indeterminato e dichiarando illegittimo il successivo licenziamento con obbligo di indennizzo. L'ente sportivo ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'esistenza di deroghe speciali per il settore sportivo. La Suprema Corte ha rilevato la complessità della questione giuridica e ha rimesso gli atti alla sezione lavoro ordinaria per una trattazione approfondita.
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Diritto all’Assegnazione Sede: La Cassazione Afferma la Giurisdizione Ordinaria
Un docente vincitore di concorso ha chiesto l'assegnazione alla sede di Agrigento, sua prima preferenza, dopo che un'altra candidata ha rinunciato. L'amministrazione scolastica ha però utilizzato una procedura diversa, negando il suo diritto all'assegnazione sede tramite scorrimento della graduatoria. La controversia ha generato un conflitto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la questione, riguardando il diritto all'assunzione e all'assegnazione di una sede di servizio, rientra nella competenza del Giudice ordinario.
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Mediazione obbligatoria: vince in primo grado ma perde tutto
Il Cliente ha citato in giudizio L'Intermediario Finanziario per ottenere il pagamento di cinquemila euro legati a un finanziamento. L'Intermediario Finanziario ha eccepito il mancato svolgimento della mediazione obbligatoria. In secondo grado, il Tribunale ha ordinato alle parti di avviare la procedura, ma nessuna di esse ha provveduto. Di conseguenza, il giudice ha dichiarato improcedibile la domanda originaria del Cliente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del Cliente. La Corte ha stabilito che, se il giudice dispone la mediazione obbligatoria e le parti non la avviano, l'improcedibilità colpisce l'azione iniziale fin dal primo momento e non il solo giudizio di appello. Il Cliente perde definitivamente la causa.
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Rinnovo del permesso di soggiorno: senza lavoro c’è l’espulsione
Un cittadino straniero ha impugnato il provvedimento di espulsione emesso nei suoi confronti dopo la scadenza del suo titolo di soggiorno per lavoro subordinato. Lo straniero non aveva richiesto nei termini il rinnovo del permesso di soggiorno e, a seguito di un controllo, è emerso che non aveva mai svolto alcuna attività lavorativa regolare, mancando della certificazione unica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ritardo nella richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno non comporta l'espulsione automatica, ma questa diventa legittima se manca, fin dall'inizio, il possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalla legge, come l'effettivo svolgimento di un'attività lavorativa.
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Affidamento in prova al servizio sociale: revoca ex tunc
Il Tribunale di sorveglianza ha revocato l'affidamento in prova al servizio sociale concesso a un condannato, stabilendo la decorrenza retroattiva della revoca fin dall'inizio della misura. La decisione è stata presa a causa delle ripetute violazioni e delle condotte criminose commesse dal soggetto durante il periodo di prova. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'ingiustizia della retroattività. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la gravità dei comportamenti e la totale mancanza di adesione al percorso riabilitativo giustificano pienamente la revoca con effetto retroattivo. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: perché la distanza di tempo esclude lo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per tre condanne definitive relative a reati di appropriazione indebita e truffa commessi tra il 2008 e il 2012. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta a causa del lungo intervallo temporale tra gli episodi, della diversità delle vittime e delle differenti attività professionali coinvolte. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il reato continuato richiede un unico disegno criminoso pianificato fin dall'inizio. Semplici abitudini di vita criminali o la ripetizione di illeciti nel tempo non bastano a dimostrare una programmazione unitaria, specialmente se i reati sono separati da anni e commessi in contesti lavorativi differenti. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato.
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Reato continuato: lo spaccio abituale non dà sconti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra tre diverse condanne per spaccio di stupefacenti, commesse tra il 2004 e il 2013, al fine di ottenere una riduzione della pena complessiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la notevole distanza temporale tra i fatti esclude l'unicità del disegno criminoso. Inoltre, un singolo episodio di spaccio occasionale, motivato dalla necessità di reperire denaro per uso personale, non può rientrare in una pianificazione unitaria. La Suprema Corte ha infine stabilito che fare dello spaccio una scelta di vita o un'occupazione ordinaria non è sufficiente per configurare il reato continuato, essendo invece necessaria una specifica e dettagliata programmazione iniziale di tutti i reati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Misure alternative alla detenzione: no al rigetto automatico
Il Condannato ha richiesto l'applicazione di misure alternative alla detenzione. Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la domanda perché mancava l'indicazione del domicilio in cui scontare la misura. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la mancata indicazione iniziale del luogo di esecuzione non rende la richiesta inammissibile. L'inammissibilità immediata scatta solo se manca l'elezione di domicilio per ricevere le notifiche, non se il luogo di esecuzione viene documentato in un secondo momento. Il caso torna ora al Tribunale per una decisione ordinaria.
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Droga in carcere: confermata la revoca dell’affidamento in prova
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'affidamento in prova al servizio sociale con effetto retroattivo per una donna che ha introdotto quindici grammi di hashish in carcere per consegnarli al marito detenuto. La condannata contestava la retroattività della misura, evidenziando il positivo decorso di diciassette mesi di prova. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che l'introduzione di droga in un istituto penitenziario e i contatti con gli spacciatori dimostrino una spiccata inclinazione a delinquere. Tale condotta rende evidente l'inutilità della misura fin dal suo inizio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato Continuato Negato: 3 Omicidi in 18 Giorni non bastano
Un uomo, condannato per tre omicidi commessi in due episodi distinti a 18 giorni di distanza, ha chiesto di riconoscere il vincolo del reato continuato per ottenere una pena più lieve. Sosteneva che i delitti rientrassero in un unico piano legato alla sua appartenenza a un clan. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. Ha stabilito che per il reato continuato non basta la vicinanza temporale o il contesto criminale comune. È necessario provare che i crimini fossero stati programmati 'ab initio' (dall'inizio) in un unico disegno. In questo caso, i moventi diversi e i ruoli differenti dell'imputato nei due episodi dimostravano che gli omicidi erano frutto di decisioni estemporanee e non di un piano unitario. Le condanne restano quindi separate.
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Impugnazione Estratto di Ruolo: Ricorso Nullo, Vince l’Agenzia
Un contribuente ha avviato una causa contro l'Agente della Riscossione basata sull'impugnazione di un estratto di ruolo, sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento originali. La Corte di Cassazione, applicando una recente modifica legislativa, ha stabilito un principio fondamentale: l'impugnazione estratto di ruolo non è più generalmente ammessa. Il ricorso è possibile solo in casi eccezionali, quando il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e immediato (ad esempio, il rischio di essere escluso da un appalto pubblico). Poiché il contribuente non ha provato tale danno, la sua azione legale è stata dichiarata inammissibile fin dall'origine. L'Agente della Riscossione ha quindi vinto la causa.
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Revoca affidamento in prova: spaccio di droga annulla il beneficio
Una persona, mentre era in affidamento in prova ai servizi sociali, ha continuato a partecipare ad attività di narcotraffico. Il Tribunale di Sorveglianza ha quindi annullato la misura alternativa. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo un principio importante: la revoca dell'affidamento in prova è legittima non per la semplice commissione di un nuovo reato, ma quando il comportamento del condannato dimostra una totale incompatibilità con il percorso di recupero. In questo caso, la prosecuzione dell'attività criminale ha rivelato un fallimento del progetto rieducativo fin dall'inizio, giustificando la revoca con effetto retroattivo. La persona dovrà quindi scontare la pena in carcere.
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Reato continuato: 11 anni di furti non bastano per lo sconto
Un uomo, condannato con più sentenze per furti e associazione a delinquere commessi in 11 anni e in varie regioni d'Italia, ha chiesto il riconoscimento del **reato continuato in fase esecutiva**. Sosteneva che tutti i crimini fossero parte di un unico piano. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, confermando la decisione dei giudici precedenti. Secondo la Corte, un arco temporale così ampio e la distanza geografica tra i reati non provano un piano unitario. Al contrario, dimostrano un'abitudine a delinquere. La semplice somiglianza dei reati non è sufficiente a ottenere il beneficio, il quale deve essere provato concretamente dal condannato.
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Reato Continuato Negato: Droga ed Estorsioni a 5 Anni di Distanza
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva a un soggetto condannato prima per associazione a un clan finalizzata al narcotraffico (nel 2012) e poi per estorsione aggravata dal metodo mafioso (nel 2017). Secondo i giudici, il notevole lasso di tempo tra i fatti (cinque anni) e la diversa natura dei reati impediscono di ritenere che le estorsioni fossero parte di un unico piano criminale programmato fin dall'inizio. La Corte ha ribadito che la semplice appartenenza allo stesso clan non è sufficiente a dimostrare il 'medesimo disegno criminoso', il cui onere della prova spetta al condannato. L'ultimo reato è stato quindi considerato frutto di una decisione estemporanea e non collegata al primo.
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Conversione contratto a progetto: Federazione Sportiva condannata
Una Federazione Sportiva Nazionale utilizzava una collaboratrice con un contratto formalmente autonomo ma senza un progetto specifico. La lavoratrice ha chiesto e ottenuto in tribunale la **conversione del contratto a progetto** in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Federazione ha sostenuto in Cassazione di essere esente da tale obbligo, equiparandosi alle associazioni dilettantistiche. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che le Federazioni Sportive non godono di deroghe speciali e devono rispettare le regole generali. L'assenza del progetto ha quindi reso legittima la conversione del rapporto, con piena vittoria della lavoratrice.
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Tempestività della Riserva: Danno non visto, risarcimento valido
Un'impresa appaltatrice subisce una sospensione dei lavori, poi rivelatasi illegittima, da parte della stazione appaltante. L'impresa, però, non contesta subito, ma iscrive la richiesta di risarcimento danni solo al momento della ripresa delle attività. La Cassazione chiarisce un punto fondamentale sulla tempestività della riserva: l'obbligo di contestazione immediata scatta solo se il danno è subito percepibile. Se la portata negativa della sospensione emerge solo in un secondo momento (ad esempio per la sua durata imprevista), la riserva è valida anche se iscritta successivamente, al momento della ripresa dei lavori. In questo caso, l'impresa ha vinto perché non poteva prevedere l'eccessivo prolungarsi dello stop e quindi quantificare il danno fin da subito.
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Revoca ex tunc misura alternativa: percorso fallito, pena da rifare
Un condannato, ammesso alla misura alternativa dell'affidamento terapeutico, ha violato ripetutamente le regole della comunità, manifestando un comportamento oppositivo e ricadendo nell'uso di droghe. Il Tribunale di Sorveglianza ha quindi disposto la revoca ex tunc della misura alternativa, annullando retroattivamente tutto il periodo trascorso fuori dal carcere. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la revoca con effetto retroattivo è legittima quando la condotta del soggetto dimostra una totale e originaria assenza di adesione al percorso rieducativo. Il tempo trascorso in comunità è stato quindi considerato perso ai fini dello sconto della pena.
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Revoca affidamento in prova: fatti nuovi e decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la revoca di un affidamento in prova. La decisione si fonda sulla scoperta, successiva alla concessione della misura, di un'ordinanza cautelare per associazione mafiosa a carico del soggetto. Secondo la Corte, la conoscenza di tali gravi elementi, sebbene riferiti a fatti precedenti, rende la revoca dell'affidamento in prova legittima, in quanto dimostra un'incompatibilità con il beneficio fin dall'origine.
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Ricorso inammissibile: limiti dell’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una sentenza di patteggiamento. I motivi, relativi alla mancata sospensione condizionale della pena e alla qualificazione del reato, sono stati rigettati. Il primo perché esulava dai motivi di appello consentiti dall'art. 448 c.p.p., non essendo parte dell'accordo. Il secondo per carenza di interesse, poiché il reato era già stato qualificato come di lieve entità sin dall'inizio.
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Revoca affidamento terapeutico: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca affidamento terapeutico con effetto retroattivo (ex tunc) per un condannato che, appena entrato in comunità, ha manifestato il netto rifiuto di seguire il programma, chiedendo di tornare in carcere. Secondo la Corte, la mancata adesione al progetto riabilitativo fin dall'inizio giustifica la caducazione del beneficio.
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