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Ricorso inammissibile per motivi generici e nuovi

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per il reato di cui all’art. 648-bis c.p. I motivi sono stati giudicati in parte una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello e in parte nuovi, ovvero non sollevati nel precedente grado di giudizio. La decisione sottolinea l’importanza della specificità e del principio devolutivo nei ricorsi di legittimità.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 41762 Anno 2024
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Pubblicato il 10 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile in Cassazione: Analisi di un’Ordinanza

Presentare un ricorso in Cassazione richiede una tecnica giuridica precisa e rigorosa. Non è sufficiente dissentire dalla decisione di un giudice di grado inferiore; è necessario articolare critiche specifiche e pertinenti. Un recente provvedimento della Suprema Corte ci offre un chiaro esempio di come la genericità e la novità dei motivi possano portare a una dichiarazione di ricorso inammissibile, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria. Analizziamo insieme questa ordinanza per comprendere le regole fondamentali del giudizio di legittimità.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da un ricorso presentato avverso una sentenza della Corte d’Appello che aveva confermato la responsabilità penale di un imputato per il delitto previsto dall’articolo 648-bis del codice penale (riciclaggio). L’imputato, non rassegnandosi alla condanna, ha deciso di adire la Corte di Cassazione, affidando la sua difesa a due specifici motivi di ricorso.

Il primo motivo contestava la violazione di legge in relazione all’affermazione della sua responsabilità penale. Il secondo, invece, lamentava la mancata applicazione di una circostanza attenuante specifica prevista dalla stessa norma incriminatrice.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione, sebbene concisa, si fonda su due principi cardine della procedura penale che regolano l’accesso al giudizio di legittimità.

Le Motivazioni: Il Principio di Specificità e il Divieto di Motivi Nuovi

La Corte ha analizzato separatamente i due motivi di ricorso, riscontrando per entrambi vizi procedurali insuperabili che ne hanno precluso l’esame nel merito.

Il Problema del Ricorso Inammissibile per Genericità dei Motivi

Il primo motivo è stato considerato inammissibile perché non costituiva una critica argomentata e specifica alla sentenza della Corte d’Appello. I giudici hanno osservato che le argomentazioni del ricorrente si risolvevano in una “pedissequa reiterazione” di quelle già presentate e puntualmente respinte nel giudizio di secondo grado. Un ricorso per cassazione non può essere una semplice riproposizione dei motivi d’appello; deve, invece, assolvere alla funzione di criticare in modo specifico le ragioni giuridiche su cui si fonda la decisione impugnata. In mancanza di questa specificità, i motivi vengono considerati solo “apparenti” e, quindi, inammissibili.

Il Divieto di Introdurre Motivi Nuovi in Cassazione

Anche il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile, ma per una ragione diversa. La Corte ha rilevato che la questione relativa alla mancata applicazione della circostanza attenuante non era mai stata sollevata nei motivi di appello. L’articolo 606, comma 3, del codice di procedura penale stabilisce chiaramente che non è possibile dedurre davanti alla Corte di Cassazione motivi che non siano stati proposti in appello. Questo principio, noto come effetto devolutivo dell’impugnazione, impedisce alle parti di “riservarsi” questioni da sollevare per la prima volta solo davanti al giudice di legittimità.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per la Difesa

Questa ordinanza ribadisce due lezioni fondamentali per chiunque intenda presentare un ricorso per cassazione. In primo luogo, è essenziale che i motivi non siano una mera fotocopia di quelli d’appello, ma che contengano una critica puntuale e ragionata della sentenza impugnata. In secondo luogo, il perimetro del giudizio di Cassazione è delimitato dalle questioni già discusse nel grado precedente. L’inosservanza di queste regole procedurali non solo impedisce l’esame del merito delle proprie ragioni, ma comporta anche conseguenze economiche significative, come la condanna alle spese processuali e al pagamento di una sanzione a favore della Cassa delle ammende.

Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Secondo l’ordinanza, un ricorso è inammissibile se i motivi sono una mera e pedissequa reiterazione di quelli già dedotti in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata, oppure se introduce per la prima volta questioni non sollevate nel precedente grado di giudizio.

Cosa significa che un motivo di ricorso è solo ‘apparente’?
Significa che il motivo, pur essendo formalmente presentato, non assolve alla sua funzione tipica, ovvero quella di una critica argomentata e specifica contro la decisione impugnata, risolvendosi in una generica contestazione o nella ripetizione di argomenti già esaminati e respinti.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma di denaro, stabilita discrezionalmente dal giudice, in favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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