La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3265/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati in materia di stupefacenti. La Corte ha ribadito che, per accertare un unico disegno criminoso, non è sufficiente la somiglianza dei reati, ma è necessaria una valutazione approfondita di indicatori concreti come la contiguità temporale, le modalità della condotta e l'assenza di determinazioni estemporanee. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di rivalutare i fatti, compito non consentito in sede di legittimità.
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