DASPO e trasferte: quando l’obbligo di firma diventa eccessivo
La Corte di Cassazione è intervenuta su un tema molto sentito nel mondo del tifo organizzato: l’applicazione dell’obbligo di presentazione DASPO. Con una recente sentenza, i giudici hanno fissato un importante paletto sulla proporzionalità di questa misura, specialmente quando riguarda le partite giocate in trasferta. La decisione chiarisce che le misure di prevenzione devono servire a proteggere l’ordine pubblico, non a punire in modo sproporzionato il destinatario. Vediamo insieme cosa è successo e quale principio è stato affermato.
I fatti: un fumogeno in campo e la reazione delle autorità
La vicenda ha origine durante una partita di calcio del campionato di Serie B. Un tifoso della squadra di casa, dopo il gol del pareggio della squadra ospite, accendeva e lanciava in campo un artifizio pirotecnico. Il gesto, che creava un concreto pericolo per l’incolumità dei presenti, veniva ripreso dalle telecamere di sorveglianza dello stadio. Le forze dell’ordine identificavano rapidamente il responsabile.
Di conseguenza, la Questura emetteva nei suoi confronti un provvedimento di DASPO. Oltre al divieto di accedere agli stadi, veniva imposto al tifoso l’obbligo di presentazione presso gli uffici di polizia per un anno. Nello specifico, doveva presentarsi due volte per ogni partita della sua squadra: quindici minuti dopo l’inizio del primo tempo e quindici minuti dopo l’inizio del secondo. Questa prescrizione valeva per tutte le partite, sia quelle giocate in casa sia quelle disputate in trasferta, anche a centinaia di chilometri di distanza.
Il ricorso in Cassazione: una misura preventiva o punitiva?
Il tifoso, tramite il suo avvocato, ha impugnato il provvedimento davanti alla Corte di Cassazione. La difesa non contestava il lancio del fumogeno, ma le modalità di applicazione dell’obbligo di firma. Il punto centrale del ricorso era semplice: obbligare una persona a presentarsi in Questura nella propria città per una partita che si gioca dall’altra parte d’Italia è una misura ragionevole o una sanzione eccessivamente pesante?
Secondo la difesa, un simile obbligo, applicato indiscriminatamente a tutte le trasferte, perde la sua natura preventiva e si trasforma in una vera e propria punizione ingiustificata. L’obiettivo del DASPO con obbligo di firma è impedire al soggetto pericoloso di recarsi all’evento sportivo, ma se la partita si svolge a grande distanza, questo rischio è già di per sé molto basso.
Le motivazioni: l’obbligo di presentazione DASPO deve essere proporzionato
La Corte di Cassazione ha accolto questa tesi. I giudici hanno chiarito che l’obbligo di presentazione DASPO è una misura di prevenzione, non punitiva. Il suo scopo è tutelare la sicurezza e l’ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive. Pertanto, ogni sua applicazione deve essere strettamente necessaria e proporzionata a questo fine.
Nel caso specifico, l’ordinanza del Tribunale convalidava l’obbligo di firma per tutte le partite, senza distinguere tra incontri casalinghi e trasferte. La Corte ha ritenuto questa motivazione insufficiente. Non era stato spiegato perché fosse necessario imporre la firma anche per partite giocate a notevole distanza, dove la pericolosità del soggetto era di fatto ridotta. Una prescrizione così rigida rischia di diventare ‘ingiustamente afflittiva’, cioè di causare un sacrificio eccessivo al cittadino senza un reale beneficio per la sicurezza pubblica.
Le conclusioni: annullamento con rinvio per una nuova valutazione
In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale limitatamente alle modalità di applicazione dell’obbligo di firma per le partite in trasferta. Il caso è stato rinviato allo stesso Tribunale, che dovrà ora riesaminare la questione. Il nuovo giudice dovrà valutare, sulla base di tutti gli elementi, se l’obbligo di presentazione DASPO per le trasferte sia davvero necessario per tutelare l’ordine pubblico, oppure se sia sufficiente applicarlo solo in determinate situazioni (ad esempio, per trasferte a breve distanza o ad alto rischio). Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale: le misure che limitano la libertà personale devono sempre essere calibrate sulla reale esigenza di prevenzione.
Cosa succede se una persona riceve un DASPO con obbligo di presentazione?
La persona non può accedere ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive e deve recarsi a un ufficio di polizia per firmare un registro durante lo svolgimento delle partite, per dimostrare di non essere presente all’evento.
L’obbligo di firmare in Questura vale sempre per tutte le partite, anche quelle in trasferta?
Non necessariamente. Come stabilito da questa sentenza della Cassazione, l’obbligo di firma per le trasferte deve essere specificamente motivato e proporzionato al rischio. Se è ritenuto eccessivo e non necessario, può essere annullato o limitato dal giudice.
Cosa ha deciso la Corte di Cassazione in questo caso specifico?
Ha annullato la parte del provvedimento che imponeva l’obbligo di firma per tutte le partite in trasferta senza una motivazione adeguata. Ha ordinato a un nuovo giudice di rivalutare se tale obbligo sia sempre necessario o se debba essere applicato solo in situazioni specifiche.