Transito NCC altro comune: nessun obbligo di comunicazione nel 2016
La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 31971 del 2023, ha fornito un chiarimento fondamentale sulla regolamentazione del servizio di Noleggio con Conducente (NCC), specificando le norme applicabili al transito NCC in altro comune durante il 2016. La decisione ha annullato una sentenza del Tribunale di Roma che aveva confermato delle sanzioni a carico di un operatore del settore per l’accesso in una zona a traffico limitato (ZTL), stabilendo un principio di diritto di notevole importanza per tutti gli operatori.
I fatti di causa
Un consorzio di servizi NCC veniva sanzionato per aver transitato con un proprio veicolo in una ZTL nel Comune di Roma nel luglio del 2016. Il consorzio, la cui licenza era stata rilasciata da un altro comune, si opponeva alle multe, ma la sua domanda veniva rigettata sia dal Giudice di Pace che, in appello, dal Tribunale di Roma.
Il Tribunale sosteneva che, nonostante la sospensione di alcune normative più restrittive, permanesse un obbligo generale, derivante dalla versione originaria della legge quadro sul trasporto pubblico (L. n. 21/1992), di comunicare il possesso dei requisiti e la titolarità della licenza per poter transitare nel territorio di un comune diverso da quello di rilascio. Di fronte a questa decisione, il consorzio ha presentato ricorso in Cassazione.
La complessa evoluzione normativa del transito NCC in altro comune
La questione giuridica è incentrata sull’intricata successione di leggi che hanno modificato e sospeso la disciplina degli NCC. La legge quadro del 1992, nella sua forma originale, non prevedeva particolari vincoli territoriali stringenti. Successivamente, nel 2008, sono state introdotte modifiche più restrittive (tra cui l’art. 5-bis) che imponevano, tra le altre cose, una comunicazione preventiva al comune in cui si intendeva transitare.
Tuttavia, l’applicazione di queste norme più severe è stata oggetto di continue proroghe e sospensioni. La Corte di Cassazione ha dovuto ricostruire questo complesso iter per stabilire quale fosse la disciplina effettivamente in vigore nel 2016, anno delle infrazioni contestate.
Le motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha accolto i motivi di ricorso del consorzio, basando la propria decisione su un precedente e fondamentale pronunciamento delle Sezioni Unite (sentenza n. 17541/2023).
I giudici hanno chiarito che le ripetute sospensioni delle norme restrittive introdotte nel 2008 hanno avuto l’effetto di mantenere in vita, per tutto il periodo di sospensione (incluso il 2016), la versione originaria della Legge n. 21 del 1992.
Questa versione originaria non prevedeva alcun obbligo per i titolari di licenza NCC di effettuare una comunicazione preventiva per poter semplicemente transitare nel territorio di comuni diversi da quello che aveva rilasciato l’autorizzazione. Di conseguenza, la richiesta di tale adempimento da parte del Tribunale di Roma era giuridicamente infondata.
La Corte ha inoltre precisato che l’art. 5 della legge quadro, richiamato dal Tribunale, riguarda la competenza generale dei comuni nel regolamentare gli autoservizi pubblici non di linea, ma non può essere interpretato come fonte di un obbligo specifico di comunicazione per il transito, in assenza di una norma esplicita.
Le conclusioni
In conclusione, la Cassazione ha dichiarato che al momento delle infrazioni (luglio 2016) non vi era alcuna base legale per sanzionare un operatore NCC per il mancato invio di una comunicazione preventiva di transito nel Comune di Roma. La sentenza del Tribunale è stata quindi cassata, e il caso è stato rinviato allo stesso Tribunale, in diversa composizione, per una nuova decisione che dovrà attenersi al principio di diritto stabilito. Questa ordinanza rappresenta un punto fermo per la risoluzione di contenziosi simili, confermando l’illegittimità delle sanzioni elevate sulla base di un obbligo normativo in quel periodo non vigente.
Un operatore NCC con licenza di un comune può essere multato per aver transitato nella ZTL di un altro comune nel 2016?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che nel 2016, a causa di una serie di sospensioni legislative, vigeva la versione originaria della Legge n. 21/1992, la quale non prevedeva alcun obbligo di comunicazione preventiva per il semplice transito in comuni diversi da quello di rilascio della licenza.
Perché la Corte non ha ritenuto applicabile una precedente sentenza favorevole tra le stesse parti (giudicato esterno)?
La Corte ha spiegato che ogni infrazione al codice della strada costituisce un illecito autonomo e distinto. Di conseguenza, una sentenza precedente, anche se riguardante illeciti analoghi tra le stesse parti, non può avere valore di giudicato per infrazioni commesse in momenti diversi.
Quale legge regolava il transito degli NCC in altri comuni nel 2016, secondo la Cassazione?
Secondo la Corte, la normativa applicabile nel 2016 era la versione originaria della Legge quadro n. 21 del 1992. Questo perché le modifiche più restrittive introdotte successivamente erano state sospese da una serie di interventi legislativi, rendendo di fatto applicabile il testo primigenio della legge.