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Ticket restaurant durante le ferie: l’azienda vince in Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un’importante azienda autostradale contro la decisione che riconosceva ai dipendenti il diritto di ricevere i ticket restaurant durante le ferie e altre assenze equiparate. I giudici di merito avevano interpretato l’accordo aziendale del 2015 estendendo i buoni pasto anche ai giorni di assenza. La Suprema Corte ha invece stabilito che l’accordo aziendale deve essere interpretato in modo globale e sistematico, tenendo conto anche del comportamento successivo delle parti e degli accordi successivi. Nel caso specifico, i buoni pasto spettano solo per i giorni di effettiva presenza lavorativa superiore alle quattro ore. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d’Appello.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 21983 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Ticket restaurant durante le ferie: la decisione della Cassazione

La questione dei buoni pasto per i dipendenti assenti dal lavoro torna al centro del dibattito giuridico. Molti lavoratori si chiedono se sia legittimo ricevere i ticket restaurant durante le ferie o durante i periodi di malattia e infortunio. La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema con una recente ordinanza. I giudici hanno chiarito come interpretare i contratti collettivi aziendali che regolano questi benefici. La decisione stabilisce un confine chiaro tra la presenza effettiva in servizio e i giorni di riposo o assenza giustificata.

Il caso: buoni pasto e giorni di assenza

La vicenda nasce dal ricorso presentato da un’importante azienda che gestisce le reti autostradali. Alcuni dipendenti, con mansioni diverse da quelle di esattore dei pedaggi, avevano richiesto il pagamento dei buoni pasto anche per le giornate di assenza. I lavoratori basavano la loro richiesta sul contratto collettivo nazionale. Questo contratto equiparava le ferie, le festività e le assenze per infortunio al servizio effettivo ai fini dell’indennità di mensa.

Nei primi gradi di giudizio, i tribunali avevano dato ragione ai lavoratori. I giudici di merito avevano interpretato un accordo aziendale del 2015 in modo estensivo. Secondo i giudici milanesi, l’accordo non escludeva esplicitamente le tutele del contratto nazionale. Di conseguenza, l’azienda doveva pagare i buoni pasto anche durante i giorni di riposo o di malattia. L’azienda ha quindi proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per far valere le proprie ragioni.

Le regole per interpretare un accordo aziendale

La Corte di Cassazione ha ricordato che i contratti aziendali sono veri e propri accordi tra le parti sociali. Per questo motivo, il giudice non può interpretare le clausole in modo isolato o frammentato. Esistono regole precise nel codice civile per comprendere la reale volontà di chi firma un contratto.

Il primo criterio è l’interpretazione letterale delle parole. Tuttavia, questo criterio non è l’unico e non deve essere applicato in modo rigido. Il giudice deve sempre utilizzare il criterio sistematico. Questo significa che ogni clausola deve essere letta in relazione a tutte le altre clausole dell’accordo. Inoltre, è fondamentale analizzare il comportamento complessivo delle parti, anche successivo alla firma del contratto. Le comunicazioni interne e i successivi accordi di conferma servono proprio a chiarire cosa le parti volevano davvero stabilire.

Le motivazioni della Cassazione sul diritto ai ticket restaurant durante le ferie

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’azienda evidenziando un grave errore metodologico dei giudici d’appello. La Corte d’Appello ha interpretato l’accordo del 2015 in modo atomistico (cioè isolando le singole frasi dal contesto generale).

I giudici di legittimità hanno spiegato che l’accordo aziendale del 2015 sostituiva integralmente la vecchia indennità di mensa con i buoni pasto. Questa sostituzione comportava anche l’applicazione di nuove regole di erogazione. L’azienda aveva dimostrato che i buoni pasto spettano solo per i giorni di effettiva presenza lavorativa superiore alle quattro ore.

A supporto di questa tesi, l’azienda ha presentato una comunicazione email inviata all’ufficio del personale subito dopo la firma dell’accordo. Questa comunicazione specificava chiaramente che le ferie non davano diritto ai buoni pasto. Inoltre, un successivo accordo aziendale del 2018 aveva confermato questa interpretazione. I giudici d’appello hanno sbagliato a ignorare questi elementi extratestuali. La comune intenzione delle parti era quella di limitare il beneficio alla presenza reale in ufficio o in cantiere.

Le conclusioni: chi vince e cosa cambia per i lavoratori

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’azienda e ha annullato la sentenza precedente. La causa dovrà essere discussa nuovamente davanti alla Corte d’Appello di Milano in una diversa composizione di magistrati. I nuovi giudici dovranno applicare i principi stabiliti dalla Cassazione e interpretare l’accordo aziendale in modo globale e sistematico.

In conclusione, l’azienda vince questo round giudiziario. Per i lavoratori questo significa che il diritto ai buoni pasto non è automatico durante i giorni di assenza. Tutto dipende dalla formulazione precisa degli accordi aziendali di secondo livello. Se l’accordo aziendale prevede l’erogazione dei buoni pasto solo per la presenza effettiva, il lavoratore non può pretendere il beneficio durante i periodi di riposo.

I buoni pasto spettano sempre durante le ferie?
No, l’erogazione dei buoni pasto durante i giorni di assenza dipende da quanto stabilito dagli accordi collettivi aziendali di secondo livello.

Come si interpreta un accordo aziendale sui buoni pasto?
Il giudice deve valutare l’accordo nel suo complesso, analizzando la condotta delle parti e gli accordi successivi, senza limitarsi a singole frasi.

Cosa succede se un lavoratore firma una conciliazione sindacale?
La controversia tra quel lavoratore e l’azienda si estingue per cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla causa in corso.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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