Taratura Autovelox: la Prova spetta sempre alla Pubblica Amministrazione
Ricevere una multa per eccesso di velocità è un’esperienza comune, ma è sempre legittima? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce su un aspetto cruciale: la taratura autovelox. Questo provvedimento chiarisce in modo definitivo a chi spetta l’onere di dimostrare il corretto funzionamento dell’apparecchio, spostando il peso della prova dall’automobilista all’ente accertatore e rafforzando le tutele per i cittadini.
I Fatti del Caso
Una cittadina si è vista recapitare ben trentaquattro ordinanze di ingiunzione per violazione dei limiti di velocità, rilevate da un dispositivo autovelox. Ritenendo ingiuste le sanzioni, ha deciso di impugnarle, sostenendo, tra le altre cose, il malfunzionamento e la mancata verifica periodica dell’apparecchio. Dopo un primo rigetto in appello da parte del Tribunale, che aveva posto a carico della ricorrente l’onere di provare il difetto del dispositivo, la questione è approdata in Corte di Cassazione.
La Questione Giuridica: Chi Deve Provare la Taratura Autovelox?
Il cuore della controversia risiede in una domanda fondamentale: in un giudizio di opposizione a una multa per eccesso di velocità, spetta al cittadino dimostrare che l’autovelox non funzionava correttamente, o è l’Amministrazione a dover provare la sua perfetta efficienza? La ricorrente lamentava che il giudice di merito avesse ignorato le sue contestazioni sulla mancata taratura autovelox periodica, risalente a diversi anni prima delle infrazioni, invertendo di fatto l’onere della prova.
Il Principio Affermato dalla Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha accolto le ragioni dell’automobilista, ribaltando la decisione precedente. Richiamando la fondamentale sentenza della Corte Costituzionale n. 113 del 2015, i giudici hanno riaffermato un principio cardine: tutte le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e calibrazione. Di conseguenza, in caso di contestazione, l’affidabilità del dispositivo non può essere presunta.
Le Motivazioni della Decisione
La Corte ha specificato che l’onere probatorio grava sull’Amministrazione. Non è sufficiente una mera attestazione sul verbale di contravvenzione. L’ente che ha emesso la sanzione deve fornire la prova positiva dell’avvenuta taratura autovelox attraverso la produzione dei certificati di omologazione e, soprattutto, dei certificati di calibrazione periodica. Questi controlli devono essere aggiornati e riferirsi a un periodo prossimo a quello dell’infrazione contestata.
Il Tribunale aveva errato nell’imporre alla cittadina di dimostrare il difetto di costruzione, installazione o funzionalità del dispositivo. Al contrario, avrebbe dovuto prima verificare se l’Amministrazione avesse adempiuto al proprio obbligo di provare la regolare manutenzione e calibrazione dello strumento. La rilevazione della velocità assume valore di piena prova solo se l’affidabilità dell’apparecchio è certificata. L’efficacia probatoria privilegiata delle risultanze dell’autovelox si fonda sulla presunzione del suo corretto funzionamento, presunzione che viene meno se mancano le verifiche periodiche. L’assenza di una taratura recente e documentata rende la sanzione illegittima.
Conclusioni
Questa ordinanza consolida un importante principio a tutela degli automobilisti. Chiunque riceva una multa per eccesso di velocità e abbia dubbi sul funzionamento dell’autovelox ha il diritto di chiedere in giudizio la prova della sua corretta e recente calibrazione. Se l’Amministrazione non è in grado di fornire i relativi certificati, la multa può essere annullata. Questo non è un invito a violare i limiti di velocità, ma una garanzia di equità e trasparenza, che assicura che le sanzioni siano basate su accertamenti tecnicamente ineccepibili e verificabili.
A chi spetta dimostrare che un autovelox è correttamente calibrato?
Secondo la Corte di Cassazione, l’onere di fornire la prova positiva della iniziale omologazione e della successiva e periodica taratura dello strumento spetta all’Amministrazione che ha emesso la sanzione.
È sufficiente l’attestazione sul verbale di contravvenzione per provare la funzionalità dell’autovelox?
No. La Corte ha chiarito che la prova dell’esecuzione delle verifiche non può basarsi sulla mera attestazione contenuta nel verbale, poiché quest’ultimo non riveste fede privilegiata su questo specifico aspetto tecnico.
Se contesto una multa per eccesso di velocità, devo provare che l’autovelox non funzionava?
No, non primariamente. A fronte di una contestazione specifica sul funzionamento, è l’Amministrazione a dover produrre i certificati di taratura periodica. Solo se l’ente fornisce tale prova, l’onere di dimostrare un malfunzionamento specifico può passare al cittadino.