\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Indennità di reggenza negata: più scuole ma nessun compenso extra

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un dirigente scolastico che richiedeva l’indennità di reggenza per l’affidamento di due ulteriori sedi sottodimensionate. I giudici hanno chiarito che l’assegnazione di più scuole di dimensioni ridotte a un dirigente soprannumerario non costituisce una vera reggenza, bensì un accorpamento volto a completare l’orario di lavoro ordinario. Di conseguenza, non spetta alcun compenso aggiuntivo, poiché l’attività non configura una prestazione straordinaria o accessoria, ma rientra nei normali doveri d’ufficio finalizzati alla razionalizzazione della rete scolastica e al contenimento della spesa pubblica.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 19486 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 17 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

L’assegnazione di più sedi scolastiche e la richiesta dell’indennità di reggenza

Un dirigente scolastico ha avviato una causa contro il Ministero dell’Istruzione per ottenere il pagamento della specifica indennità di reggenza. Il lavoratore, già titolare di un istituto scolastico, aveva ricevuto l’incarico di gestire altre due sedi scolastiche. Entrambe le sedi aggiuntive erano caratterizzate da un numero ridotto di alunni, risultando quindi sottodimensionate rispetto ai parametri ordinari. Il dipendente riteneva che questo cumulo di incarichi integrasse un’ipotesi di reggenza e che, di conseguenza, facesse sorgere il diritto automatico a ricevere un compenso economico aggiuntivo.

Il Ministero ha invece rifiutato il pagamento, sostenendo che l’affidamento di più sedi non costituisse un carico di lavoro straordinario. Secondo l’amministrazione, l’incarico serviva semplicemente a completare l’orario lavorativo ordinario del dipendente, il quale si trovava in una posizione di soprannumero. La controversia è giunta fino alla Corte di Cassazione, che ha dovuto chiarire i confini tra la gestione di più plessi e il diritto al compenso accessorio.

La differenza tra reggenza ordinaria e accorpamento di sedi

La distinzione fondamentale stabilita dai giudici riguarda la natura dell’incarico affidato al lavoratore. La reggenza ordinaria si verifica quando un dirigente di una scuola a pieno regime riceve la gestione temporanea di un altro istituto autonomo. Questo accade solitamente a causa dell’assenza, dell’impedimento o della mancanza del tirolare di quella specifica sede. In questa situazione, il professionista svolge una prestazione lavorativa aggiuntiva rispetto alle proprie mansioni ordinarie, giustificando così l’erogazione di un’indennità economica.

Al contrario, l’accorpamento o unificazione orizzontale risponde a esigenze diverse di organizzazione e razionalizzazione della rete scolastica. Quando le sedi coinvolte sono sottodimensionate, la legge vieta l’assegnazione di un dirigente a tempo indeterminato per ciascuna di esse. L’amministrazione unisce quindi più plessi sotto un’unica direzione per garantire l’efficienza del servizio e contenere la spesa pubblica. Questa operazione non crea un carico di lavoro extra, ma rimodula l’attività ordinaria del personale disponibile sul territorio.

Il ruolo del dirigente scolastico soprannumerario nelle scuole sottodimensionate

Il caso specifico riguardava un dirigente in posizione soprannumeraria, assegnato originariamente a una scuola con un numero di iscritti inferiore ai limiti di legge. Per via delle ridotte dimensioni dell’istituto di partenza, l’impegno lavorativo richiesto era parziale. L’amministrazione ha quindi deciso di affidargli la gestione di altre due scuole, anch’esse sottodimensionate, per ottimizzare l’uso delle risorse umane.

Questo tipo di assegnazione non rappresenta un incarico aggiuntivo o eccezionale. Si tratta invece di una misura organizzativa legittima per consentire al dipendente di raggiungere il pieno carico di lavoro previsto dal suo contratto. Il dipendente non ha subito un sovraccarico di mansioni rispetto a un collega che gestisce un singolo istituto di grandi dimensioni. Di conseguenza, l’estensione dell’incarico a più sedi minori non altera l’equilibrio del rapporto di lavoro e non giustifica una retribuzione supplementare.

Le motivazioni della sentenza sull’indennità di reggenza

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore confermando la legittimità della decisione d’appello. I giudici di legittimità hanno spiegato che l’indennità di reggenza non può essere applicata in modo automatico a ogni ipotesi di gestione plurima. La normativa di settore e i contratti collettivi collegano il compenso accessorio allo svolgimento di prestazioni effettivamente aggiuntive rispetto alle ordinarie funzioni dirigenziali.

Nel caso in esame, l’affidamento delle sedi sottodimensionate costituiva un mero completamento della prestazione lavorativa ordinaria. La Corte ha evidenziato che la riforma della rete scolastica mira proprio a evitare la dispersione delle risorse e a favorire l’accorpamento delle strutture minori. Riconoscere un compenso extra a un dirigente soprannumerario per la gestione di scuole sottodimensionate contrasterebbe con le finalità di contenimento della spesa pubblica previste dal legislatore. L’atto dell’amministrazione non ha quindi violato la riserva di contrattazione collettiva in materia retributiva.

Le conclusioni sul caso dell’indennità di reggenza

La decisione della Suprema Corte stabilisce un principio chiaro per la gestione del personale scolastico. L’accorpamento di più istituti sottodimensionati sotto la guida di un unico dirigente soprannumerario non equivale a un incarico di reggenza. Pertanto, il lavoratore non ha diritto a percepire alcuna indennità economica aggiuntiva per lo svolgimento di tali mansioni.

Il ricorso del dirigente è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio in favore del Ministero dell’Istruzione. Questa pronuncia conferma che la riorganizzazione delle sedi scolastiche operata dall’amministrazione per ragioni di bilancio e di efficienza non fa sorgere pretese risarcitorie o retributive, purché l’impegno complessivo richiesto rientri nei limiti del normale orario di lavoro ordinario.

Quando spetta l’indennità di reggenza a un dirigente scolastico?
Questo compenso spetta quando un dirigente di una scuola a pieno regime riceve l’incarico temporaneo di gestire un altro istituto autonomo a causa dell’assenza o della mancanza del titolare, svolgendo così un lavoro aggiuntivo rispetto alle sue normali mansioni.

Perché l’accorpamento di scuole sottodimensionate non dà diritto all’indennità?
L’unione di più sedi scolastiche minori sotto un unico dirigente soprannumerario serve a completare l’orario di lavoro ordinario del dipendente e non costituisce una prestazione straordinaria o un incarico aggiuntivo.

Cosa succede se un dirigente scolastico soprannumerario rifiuta la gestione di più sedi piccole?
La gestione di più sedi sottodimensionate rientra nei normali doveri d’ufficio per ottimizzare le risorse pubbliche, pertanto il dirigente è tenuto ad accettare l’incarico per completare il proprio orario lavorativo contrattuale.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati