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Procedura Civile

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Requisito reddituale assegno familiare: onere prova
La Corte di Cassazione conferma il diniego dell'assegno per il nucleo familiare a un lavoratore per il mancato assolvimento dell'onere della prova. Il caso evidenzia come il requisito reddituale familiare sia un elemento costitutivo del diritto, la cui dimostrazione, anche per i familiari residenti all'estero, spetta interamente al richiedente. La mancata allegazione e prova di tale requisito rende il ricorso inammissibile, senza possibilità di sanatoria in sede di legittimità.
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Estinzione giudizio: il caso della rinuncia in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia agli atti da parte dei ricorrenti e della conseguente accettazione delle controparti. La decisione si fonda sugli articoli 390 e 391 del Codice di procedura civile. Essendoci stato un accordo tra le parti anche sulle spese legali, la Corte non ha dovuto pronunciarsi in merito, chiudendo definitivamente la controversia.
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Promessa di riassunzione: come si calcola il danno?
Un giornalista, licenziato dalla società cessionaria di un ramo d'azienda, si è visto negare il rientro nell'azienda cedente, nonostante una specifica clausola contrattuale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24016/2025, ha chiarito i criteri per il calcolo del risarcimento del danno derivante dalla violazione di una promessa di riassunzione. Pur respingendo la richiesta di costituzione coattiva del rapporto di lavoro, ha accolto il ricorso del lavoratore sul punto del 'dies ad quem' (termine finale) per il risarcimento, stabilendo che la data di conferimento dell'incarico al CTU, scelta dalla Corte d'Appello, era un limite temporale immotivato. La Corte ha rinviato il caso per una nuova determinazione del periodo risarcibile, confermando che il danno deve coprire l'intero pregiudizio patrimoniale subito dal lavoratore a causa dell'inadempimento.
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Rischio locativo: quando il ricorso è inammissibile
Un conduttore di un immobile commerciale adibito a ristorazione, a seguito di un incendio, ha citato in giudizio la propria compagnia assicurativa per ottenere l'indennizzo previsto da una polizza per "rischio locativo". Le sue richieste sono state respinte sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso inammissibile, evidenziando gravi carenze procedurali. In particolare, il ricorrente non ha riportato nel suo atto le clausole essenziali del contratto di assicurazione, violando il principio di autosufficienza, e non ha contestato tutte le autonome ragioni giuridiche su cui si fondava la decisione d'appello.
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Modifica domanda processo del lavoro: i limiti
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce i rigidi limiti alla modifica della domanda nel processo del lavoro. Il caso riguarda un agente che ha perso la causa per violazione del patto di esclusiva, non solo per non aver provato il suo diritto, ma anche per aver tentato una modifica inammissibile della domanda iniziale. La Corte ha ribadito che qualsiasi cambiamento sostanziale dei fatti a fondamento della richiesta è precluso dopo gli atti introduttivi, salvo gravi motivi autorizzati dal giudice. Questo principio sulla modifica domanda processo del lavoro è stato decisivo per confermare la sentenza di rigetto.
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Responsabilità professionale avvocato: la prescrizione
La Corte di Cassazione chiarisce il momento da cui decorre la prescrizione per l'azione di responsabilità professionale avvocato. La Corte ha stabilito che il termine decennale non parte dalla sentenza definitiva che accerta il danno, ma dal momento in cui il cliente, usando l'ordinaria diligenza, ha la percezione oggettiva dell'inadempimento e del potenziale danno, come nel caso in cui debba avviare una nuova azione legale per rimediare all'errore del precedente legale.
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Equo indennizzo: no al risarcimento per ritardo
Una società ha richiesto un equo indennizzo per il ritardo nel pagamento di un precedente risarcimento ottenuto tramite la Legge Pinto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il tempo trascorso tra la fine del processo di cognizione e l'inizio di quello esecutivo non rientra nella nozione di 'durata irragionevole del processo'. Pertanto, il ritardo nell'adempimento spontaneo di una condanna non è risarcibile con un ulteriore equo indennizzo.
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Abusi edilizi: tutele per chi compra un immobile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24008/2025, ha esaminato il caso di un acquirente che scopriva abusi edilizi su un immobile dopo la compravendita. La Corte ha chiarito che la dichiarazione generica del venditore sull'epoca di costruzione non lo esonera da responsabilità per ampliamenti abusivi successivi. La vicenda, qualificata non come 'aliud pro alio' ma come vendita di cosa gravata da oneri, ha portato a una riduzione del prezzo e a un risarcimento parziale del danno, cassando con rinvio la sentenza d'appello per una nuova valutazione di alcuni aspetti del risarcimento.
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Omesso controllo: la responsabilità del superiore
Un responsabile di reparto è stato ritenuto corresponsabile per il 20% del danno causato da un suo sottoposto, che aveva sottratto ingenti somme alla banca datrice di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, sottolineando la rilevanza dell'omesso controllo da parte del superiore. L'ordinanza chiarisce anche importanti aspetti procedurali, come la natura confessoria delle dichiarazioni rese agli ispettori interni e la tardività del disconoscimento di copie documentali non contestate tempestivamente.
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Domanda riconvenzionale e eccezione: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore ricorre in Cassazione per il riconoscimento di mansioni superiori e contro la condanna alla restituzione di somme. La Corte rigetta la richiesta sulle mansioni, ma accoglie quella sulla restituzione. La decisione si fonda sulla distinzione tra domanda riconvenzionale ed eccezione: una volta che la richiesta di restituzione viene qualificata come mera eccezione e tale qualifica non viene appellata, essa non può più portare a una condanna, ma solo neutralizzare la pretesa avversaria, per effetto del giudicato interno.
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Procura speciale: inammissibile senza certificazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un provvedimento di trasferimento in altro Stato UE. La decisione si fonda su un vizio formale della procura speciale: la mancata certificazione della data di rilascio da parte del difensore, un requisito ritenuto essenziale e inderogabile nelle procedure di protezione internazionale. L'ordinanza sottolinea il rigore formale richiesto per questo tipo di atti, confermando che la semplice indicazione della data non è sufficiente. Il ricorrente è stato inoltre condannato per abuso del processo.
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Risarcimento danni banca per condotta del dipendente
Un ex dipendente di un istituto di credito è stato condannato a risarcire i danni causati alla banca a seguito della sua condotta infedele nella gestione degli investimenti dei clienti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta della banca di concludere accordi transattivi con i clienti danneggiati non interrompe il nesso causale tra la condotta del lavoratore e il danno subito. La Corte ha ritenuto tale scelta 'non irragionevole', confermando così la richiesta di risarcimento danni banca nei confronti del suo ex dipendente.
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Obbligazioni contributive: no al giudicato per anni
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in materia di obbligazioni contributive, ogni annualità costituisce un rapporto giuridico autonomo. Di conseguenza, una sentenza favorevole a un'azienda per un determinato periodo non produce effetti di giudicato per i periodi d'imposta successivi. Il caso riguardava una società del settore energetico che riteneva di poter estendere un precedente esonero dal versamento dei contributi di maternità, ma la Corte ha rigettato il ricorso, confermando la debenza dei contributi per i nuovi periodi contestati dall'ente previdenziale.
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Interprete senza giuramento: nullità del processo
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di convalida di accompagnamento alla frontiera di un cittadino straniero. La decisione si fonda sulla nullità dell'udienza, causata dalla mancata prestazione del giuramento da parte dell'interprete nominato. Secondo la Corte, l'assenza del giuramento dell'interprete è un vizio procedurale che, se eccepito tempestivamente, invalida l'atto e i provvedimenti conseguenti. L'accoglimento di questo motivo ha reso superfluo l'esame della questione relativa alla domanda di protezione internazionale del ricorrente.
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Notificazione del ricorso: errore e inammissibilità
Un cittadino straniero ha presentato ricorso per cassazione contro un decreto di espulsione. La Corte, rilevando un difetto nella notificazione del ricorso all'autorità competente, ne ha ordinato il rinnovo entro un termine perentorio. Il legale del ricorrente ha però notificato l'atto all'ufficio sbagliato. A causa di questo errore e del mancato rispetto dell'ordine, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, senza esaminarne il merito, sottolineando la natura inderogabile dei termini processuali.
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Notifica provvedimento espulsione: serve prova certa
La Corte di Cassazione ha annullato la convalida di un accompagnamento alla frontiera, stabilendo che la notifica del provvedimento di espulsione non può basarsi su mere presunzioni, come un'annotazione su un portale telematico. È indispensabile la prova certa della ricezione o del fallito tentativo di consegna, fornita esclusivamente dall'avviso di ricevimento della raccomandata. In sua assenza, il provvedimento di espulsione non è esecutivo e la convalida è illegittima.
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Procedimento in Cassazione: le parti del giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23946/2025, delinea le parti di un complesso procedimento in Cassazione. Il caso vede contrapposti il fallimento di un imprenditore, in qualità di ricorrente, e l'imprenditore stesso insieme a un terzo soggetto come controricorrenti. Il documento, di natura prettamente processuale, fissa lo svolgimento di un'udienza in camera di consiglio e fa riferimento a una precedente pronuncia della Suprema Corte, senza però decidere nel merito la questione.
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Distrazione delle spese: la correzione della Corte
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha corretto un proprio precedente provvedimento a causa di un errore materiale. La decisione chiarisce che, in presenza di una richiesta di distrazione delle spese da parte del legale, le somme liquidate per i costi del giudizio devono essere pagate direttamente all'avvocato e non alla parte assistita. Questo intervento riafferma la corretta applicazione dell'istituto e l'importanza della precisione nei dispositivi giudiziari.
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Lavoro familiare: la prova spetta a chi lo afferma
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di disconoscimento di un rapporto di lavoro familiare da parte dell'INPS, l'onere di provare la sussistenza della subordinazione e dell'onerosità spetta a chi afferma l'esistenza del rapporto. La semplice assenza di convivenza non inverte tale onere, né le buste paga da sole costituiscono prova sufficiente del pagamento. L'ordinanza analizza il principio dell'onere probatorio nel contesto del potere di autotutela dell'ente previdenziale, respingendo il ricorso di un datore di lavoro agricolo contro il disconoscimento del rapporto con il proprio figlio.
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Prova della subordinazione: onere e limiti in Cassazione
Un autotrasportatore ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con una società di logistica, sostenendo che i contratti con altre entità fossero simulati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha ritenuto inammissibile la richiesta di una nuova valutazione delle prove, come i dischi del cronotachigrafo, ribadendo che la prova della subordinazione spetta al lavoratore e che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti.
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