La Segnalazione Autovelox: Un Caso di Eccesso di Velocità in Cassazione
La segnalazione autovelox rappresenta un tema di grande interesse per gli automobilisti. Spesso, la validità di una multa per eccesso di velocità dipende proprio dalla corretta informazione sulla presenza dei dispositivi di controllo. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso che chiarisce importanti aspetti relativi alla segnalazione degli autovelox, in particolare su strade extraurbane principali. Questa decisione offre spunti fondamentali per comprendere i propri diritti e doveri quando si incappa in un rilevamento di velocità.
Il Fatto: Una Multa Contro la Segnalazione Autovelox
Un automobilista ha ricevuto una multa per eccesso di velocità. La Polizia Locale aveva rilevato l’infrazione su una strada extraurbana principale, la S.S. 7 Appia, utilizzando un autovelox mobile. Il conducente viaggiava a 113 km/h, superando il limite di 90 km/h. L’automobilista ha deciso di opporsi al verbale, contestando la validità dell’accertamento.
Le Argomentazioni del Conducente sulla Segnalazione Autovelox
Il Lavoratore ha basato il suo ricorso su due punti principali. Primo, ha sostenuto che la segnalazione autovelox fosse inadeguata. I cartelli di presegnalazione, a suo dire, erano stati posizionati a una distanza insufficiente dall’apparecchiatura, circa 150-170 metri, anziché i 250 metri minimi previsti per alcune tipologie di strade. Secondo, ha lamentato che il verbale di accertamento non indicava gli estremi del decreto prefettizio. Questo decreto autorizza la rilevazione elettronica della velocità, e la sua assenza, secondo il Lavoratore, rendeva la multa illegittima.
La Decisione del Tribunale: Autovelox e Strade Extraurbane
Il Tribunale, in un primo momento, ha rigettato l’opposizione dell’automobilista. Ha riconosciuto che la strada era una “strada extraurbana con limite di velocità di 90 km/h”. Ha anche notato che l’autovelox utilizzato permetteva il rilevamento dell’infrazione dopo il transito del veicolo. Il Tribunale ha ritenuto impossibile una contestazione immediata in sicurezza, data la velocità del veicolo. Riguardo alla segnalazione, il Tribunale ha ritenuto sufficiente che gli agenti avessero posizionato la segnaletica mobile con la dicitura “controllo elettronico della velocità” a una distanza di almeno 250 metri. Ha anche considerato il rilievo fotografico prodotto dal Comune, che dimostrava l’idoneità della segnaletica per tipologia e collocazione.
Le Motivazioni della Cassazione sulla Segnalazione Autovelox
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, rigettando il ricorso dell’automobilista. La Corte ha chiarito un punto fondamentale: la strada in questione era una “strada extraurbana principale”. Su questo tipo di strada, per i dispositivi di rilevamento della velocità mobili e presidiati (cioè con la presenza di agenti), non si applica l’obbligo di presegnalazione a una distanza minima di un chilometro, previsto per gli autovelox fissi o completamente automatici. La legge richiede solo una segnalazione autovelox “adeguata” e ben visibile, che garantisca un tempestivo avvistamento da parte degli automobilisti.
La Cassazione ha anche ribadito che, su autostrade o strade extraurbane principali, i motivi che rendono impossibile la contestazione immediata sono direttamente desumibili dalla legge stessa, a causa delle caratteristiche della circolazione. Pertanto, in questi casi, il verbale non deve necessariamente indicare gli estremi del decreto prefettizio. Questo è invece richiesto per le strade extraurbane secondarie. La Corte ha quindi ritenuto che, nel caso specifico, la segnaletica fosse adeguata e idonea a informare gli automobilisti della presenza del dispositivo.
Le Conclusioni: La Validità della Multa e la Segnalazione Autovelox
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’automobilista. Ha confermato la validità della multa per eccesso di velocità. La decisione sottolinea l’importanza della corretta classificazione della strada e del tipo di dispositivo autovelox utilizzato. Per le strade extraurbane principali e gli autovelox mobili presidiati, la legge richiede una segnalazione autovelox “adeguata” ma non una distanza fissa di un chilometro. L’onere di provare l’inadeguatezza della segnaletica ricade sull’automobilista che contesta la multa. Il Comune non ha svolto attività difensiva, quindi non ci sono state spese di lite da liquidare. L’automobilista, tuttavia, dovrà versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, come previsto dalla legge per i ricorsi rigettati.
Qual è la differenza tra autovelox fisso e mobile per la segnalazione?
Un autovelox fisso richiede una segnalazione preventiva a una distanza minima (spesso 1 km) su alcune strade. Un autovelox mobile, presidiato dalla polizia, richiede solo una segnalazione “adeguata” e visibile, la cui distanza è valutata in base allo stato dei luoghi.
È sempre obbligatorio indicare il decreto prefettizio nel verbale di multa per eccesso di velocità?
No, non è sempre obbligatorio. Su autostrade o strade extraurbane principali, se la contestazione immediata non è possibile per ragioni di sicurezza o traffico, il decreto prefettizio non deve essere necessariamente indicato nel verbale. È invece richiesto per strade extraurbane secondarie.
Cosa significa “segnalazione adeguata” per un autovelox mobile?
Significa che i cartelli o i dispositivi luminosi devono essere installati con un anticipo sufficiente rispetto al punto di rilevamento, in modo da garantire che gli automobilisti possano avvistarli tempestivamente e regolare la propria condotta di guida. La distanza precisa non è fissa ma dipende dalle condizioni della strada.