\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Motivo illecito comune: contratto nullo e niente pagamento

Una società creditrice ha chiesto di ammettere al passivo di un fallimento un credito di oltre 2 milioni di euro, derivante da un contratto di servizi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, negando il pagamento. Il contratto è stato dichiarato nullo per motivo illecito comune, in quanto le parti lo avevano stipulato non per una reale necessità operativa, ma con l’unico scopo di creare un meccanismo per moltiplicare i costi a danno di un Ente Locale. La sentenza stabilisce che un contratto è nullo quando la sua unica ragione è un fine illegale condiviso da entrambi i contraenti, anche se questo fine consiste nel frodare un soggetto terzo.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 4003 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Contratto nullo: quando lo scopo condiviso è illegale

Un contratto, anche se formalmente perfetto, può nascondere un’insidia fatale: un obiettivo illecito condiviso da entrambe le parti. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale del nostro ordinamento: se l’unica ragione che spinge i contraenti a firmare un accordo è illegale, il contratto è nullo sin dall’inizio. Questo caso specifico chiarisce che la nullità scatta anche quando lo scopo è frodare un terzo, e non solo violare direttamente una norma. La vicenda ruota attorno al concetto di motivo illecito comune, un vizio che rende l’accordo invalido e privo di qualsiasi effetto.

La vicenda: una catena di contratti sospetta

I fatti nascono da un appalto pubblico. Un Ente Locale affida la gestione di vari servizi (manutenzione, pulizia, etc.) a una Società Appaltatrice Principale. Quest’ultima, a sua volta, stipula una convenzione con una sua società partecipata, ‘La Società Fallita’, per l’esecuzione di tali servizi.

Successivamente, ‘La Società Fallita’ stringe tre distinti contratti di prestazione d’opera con le sue tre società socie, tra cui ‘La Società Creditrice’. L’oggetto di questi contratti era sostanzialmente identico a quello dei servizi che ‘La Società Fallita’ doveva già svolgere. Quando ‘La Società Fallita’ entra in crisi finanziaria, ‘La Società Creditrice’ chiede al Tribunale il pagamento di oltre due milioni di euro per le prestazioni svolte.

Il cuore del problema: un credito senza fondamento

Il Tribunale respinge la richiesta di pagamento. La decisione si basa su una valutazione molto severa della natura degli accordi. Secondo i giudici, i contratti tra ‘La Società Fallita’ e le sue socie non rispondevano a una reale esigenza aziendale. Erano, invece, parte di un disegno più ampio. Lo scopo era creare una duplicazione di prestazioni per gonfiare artificialmente i ricavi da distribuire tra le società socie e, di conseguenza, i costi da addebitare all’Ente Locale, vero finanziatore dell’intera operazione. In pratica, un meccanismo per drenare risorse pubbliche.

Il principio del motivo illecito comune

Il Tribunale ha quindi dichiarato il contratto nullo per motivo illecito comune. L’articolo 1345 del Codice Civile stabilisce che un contratto è illecito quando le parti si sono determinate a concluderlo esclusivamente per un motivo illecito comune ad entrambe. In questo caso, il motivo non era la fornitura di un servizio utile, ma la realizzazione di un profitto ingiusto a danno dell’Ente Locale. Questo scopo fraudolento, condiviso da ‘La Società Fallita’ e ‘La Società Creditrice’, ha inficiato la validità stessa del loro accordo contrattuale, rendendolo nullo fin dall’origine.

Le motivazioni della Cassazione: la nullità per frode a un terzo

La Società Creditrice ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo, tra le altre cose, che la legge prevede la nullità per frode alla legge, ma non per frode a un terzo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che la decisione del Tribunale si fondava su una pluralità di ragioni autonome e tutte sufficienti a giustificare il rigetto della domanda. La ragione principale, e mai efficacemente contestata, era proprio la nullità del contratto per motivo illecito comune. La Corte ha implicitamente confermato che la volontà condivisa di frodare un terzo costituisce un motivo illecito che porta alla nullità del contratto, poiché persegue un risultato contrario a principi fondamentali dell’ordinamento, come la correttezza e la buona fede.

Le conclusioni: nessun pagamento per un accordo illecito

L’esito finale è netto: ‘La Società Creditrice’ perde la causa e non riceverà alcun pagamento. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile e la società è stata condannata a pagare le spese legali. La sentenza rafforza un principio cruciale: la validità di un contratto non si giudica solo dalla sua apparenza formale, ma anche e soprattutto dalla sua causa concreta e dallo scopo che le parti intendono perseguire. Un accordo nato da un motivo illecito comune è un atto giuridicamente nullo, incapace di produrre effetti e di generare diritti, come quello al compenso.

Cosa significa che un contratto ha un motivo illecito comune?
Significa che entrambe le parti hanno stipulato il contratto con l’unico scopo di raggiungere un fine contrario alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume. Questo rende il contratto nullo.

Un contratto può essere nullo anche se danneggia una persona esterna all’accordo?
Sì. Come dimostra questa sentenza, se lo scopo condiviso ed esclusivo del contratto è frodare un terzo (in questo caso, un Ente pubblico), questo costituisce un motivo illecito che determina la nullità dell’accordo.

Cosa succede a un credito basato su un contratto nullo in caso di fallimento?
Un credito che deriva da un contratto nullo non ha fondamento giuridico. Pertanto, non può essere ammesso allo stato passivo del fallimento e il creditore non ha diritto a ricevere alcun pagamento.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati