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Liquidazione giudiziale in proprio: la sentenza

Il Tribunale di Firenze ha dichiarato l’apertura della liquidazione giudiziale in proprio di una società operante nel settore elettronico. La decisione si fonda sull’accertato stato di insolvenza, manifestato da un’esposizione debitoria superiore a un milione di euro verso fisco e dipendenti. Il tribunale ha stabilito che l’istanza presentata dall’amministratore giudiziario non richiede l’approvazione dei soci, essendo un atto dovuto per legge.

Riferimento:
SENTENZA TRIBUNALE DI FIRENZE N. 161 2026 - N. R.G. 1 2026 DEPOSITO MINUTA 13 08 2026 PUBBLICAZIONE 14 08 2026
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Liquidazione giudiziale in proprio: guida alla procedura

La liquidazione giudiziale in proprio rappresenta lo strumento previsto dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII) per le aziende che, preso atto di un dissesto economico non sanabile, richiedono autonomamente l’intervento del tribunale per gestire la chiusura dell’attività. Una recente sentenza del Tribunale di Firenze offre importanti chiarimenti sui presupposti necessari e sui poteri dell’amministratore giudiziario in questa delicata fase.

Il caso dell’istanza di liquidazione giudiziale in proprio

La vicenda riguarda una società attiva nella progettazione di componenti elettronici che, a causa di una grave crisi finanziaria, si è trovata impossibilitata a far fronte ai propri impegni. L’istanza per l’apertura della procedura è stata presentata non dagli amministratori ordinari, bensì da un amministratore giudiziario nominato dalla Corte di Appello.

L’analisi contabile ha rivelato una situazione critica: debiti tributari e previdenziali per oltre 500.000 euro e pendenze verso i dipendenti per quasi 600.000 euro. Tale quadro ha confermato l’esistenza di uno stato di insolvenza strutturale, non transitorio, rendendo inevitabile l’accesso alla procedura concorsuale.

Requisiti e aspetti procedurali

Un punto centrale della decisione riguarda la legittimazione a presentare il ricorso. Il tribunale ha ribadito che la richiesta di liquidazione giudiziale in proprio non necessita della preventiva autorizzazione dell’assemblea dei soci. Questo perché la dichiarazione di insolvenza è considerata un atto dovuto e una “dichiarazione di scienza” da parte di chi rappresenta l’impresa, finalizzata a tutelare i creditori ed evitare sanzioni penali legate all’aggravamento del dissesto.

Inoltre, la sentenza chiarisce che nel procedimento promosso dal debitore stesso non è sempre necessaria l’udienza di convocazione delle parti, a meno che non siano individuabili specifici contraddittori contrapposti alla società istante.

Le motivazioni

Il Tribunale ha fondato la sua decisione sull’accertamento oggettivo del superamento delle soglie dimensionali previste dalla legge e, soprattutto, sulla sussistenza del presupposto oggettivo dell’insolvenza. Le motivazioni risiedono nell’incapacità dell’impresa di adempiere regolarmente alle obbligazioni, dimostrata da un deficit patrimoniale milionario e dall’impossibilità di estinguere i rapporti obbligatori in corso. La corte ha precisato che l’insolvenza deve essere valutata in modo oggettivo, indipendentemente dalle cause che l’hanno generata o dalla colpa dell’imprenditore.

Le conclusioni

Con l’apertura della procedura, il tribunale ha nominato gli organi della liquidazione, ovvero il Giudice Delegato e il Curatore, ordinando al contempo il deposito dei documenti contabili e fiscali. Le conclusioni della sentenza stabiliscono i tempi per l’esame dello stato passivo, invitando i creditori a presentare le domande di insinuazione esclusivamente via PEC. Questo provvedimento conferma il rigore del nuovo sistema concorsuale nel gestire le crisi aziendali in modo tempestivo e trasparente, garantendo la parità di trattamento tra i creditori.

Quando un’azienda può richiedere la liquidazione giudiziale in proprio?
La richiesta può essere effettuata quando l’imprenditore si trova in stato di insolvenza, ovvero non è più in grado di pagare regolarmente i propri debiti a causa di una crisi finanziaria strutturale e non temporanea.

Serve l’autorizzazione dei soci per presentare l’istanza di liquidazione?
No, secondo l’orientamento giuridico attuale l’istanza è un atto dovuto del legale rappresentante che non richiede il voto preventivo dell’assemblea dei soci, trattandosi di un dovere di legge per limitare il danno ai creditori.

Come devono comportarsi i creditori dopo l’apertura della liquidazione?
I creditori devono presentare una domanda di insinuazione allo stato passivo entro i termini stabiliti dal tribunale, inviandola esclusivamente tramite posta elettronica certificata all’indirizzo del curatore nominato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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