\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Licenziamento collettivo: legittime le graduatorie separate

Un dipendente ha impugnato il licenziamento collettivo intimato dall’ente di formazione presso cui lavorava per esubero di personale. Il lavoratore contestava la creazione di due graduatorie separate per la scelta dei dipendenti da licenziare, sostenendo che le mansioni fossero interscambiabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che spetta al dipendente dimostrare la concreta equivalenza delle mansioni in caso di inquadramenti diversi. Inoltre, la suddivisione in graduatorie distinte era giustificata dal contratto collettivo applicato. Non essendoci la prova di un danno concreto e diretto subito dal lavoratore a causa dei criteri adottati, il licenziamento collettivo rimane valido ed efficace.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 6296 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 11 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Come funziona la scelta dei lavoratori nel licenziamento collettivo

Nel mondo del lavoro, la riduzione del personale rappresenta un momento estremamente delicato. Quando un’azienda affronta una crisi strutturale, può avviare la procedura di licenziamento collettivo. Questa procedura deve seguire regole rigide per garantire la massima trasparenza. La scelta dei dipendenti da mandare a casa non può essere arbitraria. Il datore di lavoro deve applicare criteri oggettivi e predeterminati, spesso concordati con i sindacati o stabiliti dai contratti collettivi. Se il datore di lavoro non rispetta queste regole, il provvedimento può essere dichiarato illegittimo dal giudice. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza su come contestare questi criteri e su chi ricada l’obbligo di dimostrare eventuali errori nella selezione.

La contestazione delle graduatorie separate

Nel caso specifico, un ente di formazione ha avviato una riduzione di personale per un esubero strutturale. L’ente ha diviso i dipendenti amministrativi in due elenchi separati in base al loro livello di inquadramento contrattuale. Da un lato ha inserito i collaboratori amministrativi, dall’altro gli operatori tecnici. Il Lavoratore, inserito nella lista dei profili eccedentari, ha impugnato il provvedimento. Secondo la sua tesi, l’ente avrebbe dovuto creare un’unica graduatoria complessiva. Il Lavoratore sosteneva infatti che le mansioni dei due gruppi fossero del tutto simili e interscambiabili. L’ente di formazione, invece, difendeva la propria scelta organizzativa basata sulla reale distinzione delle mansioni quotidiane stabilite dal contratto collettivo. Il Lavoratore riteneva che l’accorpamento dei due profili avrebbe modificato la sua posizione in graduatoria, evitandogli la perdita del posto di lavoro. Questa contestazione ha dato il via a una complessa battaglia legale che ha attraversato diversi gradi di giudizio prima di giungere davanti agli ermellini.

Chi deve dimostrare l’interscambiabilità delle mansioni

La questione centrale riguarda la fungibilità, ovvero la possibilità per un dipendente di svolgere le mansioni di un collega con un inquadramento diverso. La Cassazione ha stabilito una regola fondamentale sull’onere della prova. Se i lavoratori hanno livelli contrattuali differenti, non spetta al datore di lavoro dimostrare che le mansioni sono diverse. Al contrario, è il dipendente che deve allegare e provare concretamente che la diversità di inquadramento non ha valore pratico. Il lavoratore deve portare in tribunale prove solide che attestino lo svolgimento effettivo di mansioni equivalenti. Il contratto collettivo di riferimento descrive in modo dettagliato i compiti di ciascun livello professionale. Per superare questa descrizione formale, il dipendente deve dimostrare che le sue attività quotidiane coincidevano con quelle dei colleghi rimasti in servizio. Se manca questa dimostrazione, il giudice deve attenersi alle categorie contrattuali ufficiali. Senza questa prova specifica, la diversità di inquadramento contrattuale giustifica pienamente la creazione di graduatorie separate.

Le motivazioni della Cassazione sul licenziamento collettivo

Le motivazioni della Cassazione sul licenziamento collettivo si fondano sul rispetto degli accordi collettivi e sulla mancanza di un danno concreto dimostrato dal ricorrente. I giudici hanno rilevato che la creazione di due graduatorie distinte non era affatto una scelta arbitraria dell’ente. Questa suddivisione rispondeva perfettamente alle previsioni del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicato al rapporto. Inoltre, la Corte ha applicato un principio cardine del diritto: per annullare il licenziamento, il lavoratore deve dimostrare di aver subito un pregiudizio reale. Il Lavoratore non ha provato che l’unione delle due graduatorie lo avrebbe salvato dal licenziamento. Una generica affermazione sulla possibile differenza dell’esito non è sufficiente per annullare la procedura. I giudici di legittimità hanno anche evidenziato alcuni difetti formali nel ricorso del dipendente, che non ha trascritto i documenti necessari per valutare la completezza delle comunicazioni sindacali. Questo errore rende inammissibili i primi motivi di ricorso, confermando l’importanza del rispetto delle regole procedurali anche nella fase di impugnazione.

Le conclusioni sul caso e gli effetti pratici

Le conclusioni sul caso confermano la piena legittimità del provvedimento adottato dall’ente di formazione. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del dipendente. Di conseguenza, il licenziamento collettivo resta valido a tutti gli effetti di legge. Il Lavoratore perde la causa e deve pagare le spese del giudizio, quantificate in quattromilaottocento euro totali oltre agli accessori di legge. Questa decisione lancia un messaggio chiaro a tutti i lavoratori e alle aziende. Chi contesta i criteri di scelta in una procedura di riduzione del personale deve presentare prove precise e concrete del danno subito, non potendosi limitare a contestazioni generiche o formali sulla composizione delle liste.

Chi deve dimostrare che le mansioni di due lavoratori con inquadramenti diversi sono interscambiabili?
Spetta interamente al lavoratore dimostrare che, nonostante i diversi livelli contrattuali, le mansioni svolte erano concretamente identiche e interscambiabili.

Il datore di lavoro può creare graduatorie separate per scegliere chi licenziare?
Sì, il datore di lavoro può creare elenchi distinti se la suddivisione rispetta le categorie del contratto collettivo e risponde a reali esigenze organizzative.

Cosa succede se il lavoratore non dimostra di aver subito un danno concreto dai criteri di scelta?
Il ricorso viene rigettato poiché l’annullamento del licenziamento può essere richiesto solo da chi dimostra che criteri diversi avrebbero salvato il suo posto.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati