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Forma scritta contratti bancari: promesse verbali senza valore

Il Garante ha impugnato la decisione che lo condannava a pagare un debito derivante da fideiussione bancaria. Egli sosteneva l’esistenza di un accordo verbale con il dirigente della banca per estinguere prioritariamente il debito garantito tramite futuri accrediti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la forma scritta contratti bancari è richiesta a pena di nullità ai sensi dell’art. 117 T.U.B. Di conseguenza, l’accordo verbale collaterale non può essere provato né tramite testimoni né tramite giuramento decisorio. La Corte ha inoltre ribadito che le nullità di protezione, pur operando a vantaggio del cliente, possono essere rilevate d’ufficio dal giudice. Il Garante perde la causa e deve rimborsare le spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 18720 Anno 2026
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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

L’accordo verbale con la banca e il problema della forma scritta contratti bancari

Quando si stipula un accordo con un istituto di credito, la chiarezza e la forma scritta sono elementi fondamentali. Molto spesso i clienti si affidano a intese verbali o promesse strette direttamente con i direttori di filiale. Tuttavia, la legge prevede regole rigidissime per la tutela della trasparenza. La forma scritta contratti bancari rappresenta un requisito essenziale per la validità di qualsiasi patto che modifichi o integri i rapporti con la banca. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un garante che pretendeva di dimostrare un accordo verbale con un dirigente bancario per l’estinzione prioritaria di un debito. La decisione dei giudici chiarisce i limiti invalicabili delle prove orali in ambito bancario.

Il caso: la promessa del dirigente e la fideiussione contestata

La vicenda nasce dall’operazione di finanziamento di due società per la costruzione di un complesso immobiliare. La Banca aveva concesso alle società sia mutui ipotecari sia mutui chirografari (prestiti non garantiti da ipoteche). A garanzia di questi ultimi, Il Garante aveva rilasciato due fideiussioni (garanzie personali). Secondo la ricostruzione del Garante, era stato raggiunto un accordo verbale con Il Dirigente della filiale. Questo patto prevedeva che la Banca avrebbe dovuto utilizzare i futuri accrediti sui conti correnti delle società per estinguere prima di tutto i mutui chirografari, liberando così Il Garante dai suoi obblighi. La Banca non ha rispettato questa priorità e ha chiesto al Garante il pagamento del debito residuo. Il Garante si è opposto, chiedendo di provare l’accordo verbale tramite testimoni e giuramento decisorio (una dichiarazione solenne resa in tribunale).

Perché la forma scritta contratti bancari non ammette prove verbali o giuramenti

I giudici di merito hanno respinto le richieste del Garante, ritenendo inammissibili le prove testimoniali e il giuramento. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea interpretativa. Il motivo risiede nel fatto che la forma scritta contratti bancari è richiesta a pena di nullità (invalidità assoluta dell’atto) dall’articolo 117 del Testo Unico Bancario. Poiché l’accordo verbale invocato dal Garante configurava un vero e proprio mandato (un incarico a compiere atti giuridici) volto a modificare la gestione dei conti correnti e l’imputazione dei pagamenti dei mutui, esso avrebbe dovuto rivestire la medesima forma scritta dei contratti principali. La legge vieta espressamente l’uso del giuramento decisorio e della prova per testimoni per dimostrare l’esistenza di contratti per i quali è prescritta la forma scritta a pena di nullità.

Le motivazioni della Cassazione sulla validità degli accordi bancari

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici di legittimità hanno chiarito che la nullità derivante dalla mancanza di forma scritta nei contratti bancari è una nullità di protezione (una tutela speciale per il cliente). Tuttavia, questa natura protettiva non impedisce al giudice di rilevare d’ufficio (di propria iniziativa) la nullità dell’accordo verbale. La Corte ha spiegato che le nullità di protezione tutelano interessi superiori del mercato e l’uguaglianza tra le parti contrattuali. Di conseguenza, il giudice ha il potere-dovere di dichiarare nullo l’accordo verbale privo di forma scritta, anche se ciò si traduce in uno svantaggio per il cliente che lo aveva invocato. Il tentativo del Garante di qualificare l’accordo come un semplice patto collegato ai conti correnti non ha superato il vaglio della Corte, che ha confermato l’inscindibilità del mandato rispetto ai mutui garantiti.

Le conclusioni sul rigetto del ricorso e la condanna del garante

In conclusione, la Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso proposto dal Garante. Questa decisione ribadisce un principio fondamentale: nei rapporti con gli istituti di credito non c’è spazio per gli accordi verbali o le intese informali. Qualsiasi modifica alle condizioni contrattuali o alle modalità di estinzione dei debiti deve essere formalizzata per iscritto. Il Garante, oltre a dover rispondere del debito residuo nei confronti della Banca, è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio in favore della Banca, del Dirigente e della Società di Cartolarizzazione che aveva acquistato il credito. La pronuncia mette in guardia i fideiussori sulla necessità di pretendere sempre la messa per iscritto di ogni impegno assunto dal personale della banca.

Un accordo verbale con il direttore di banca è valido per modificare un mutuo?
No, qualsiasi accordo o mandato che modifica o integra un contratto bancario deve essere stipulato per iscritto a pena di nullità.

Si può provare un patto verbale con la banca tramite testimoni o giuramento?
No, la legge vieta l’uso di testimoni o del giuramento decisorio per dimostrare contratti per cui è richiesta la forma scritta obbligatoria.

Chi può far valere la mancanza di forma scritta in un contratto bancario?
La nullità per mancanza di forma scritta può essere fatta valere dal cliente oppure può essere rilevata direttamente d’ufficio dal giudice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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