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Legge straniera e lavoro in Italia: addio al TFR per la Cassazione

Una lavoratrice, assunta in Croazia da un ente pubblico croato per lavorare nella sede di Roma, ha chiesto il riconoscimento di TFR e tredicesima mensilità secondo la legge italiana. Il suo contratto, però, prevedeva l’applicazione della legge croata. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che la scelta delle parti sulla legge applicabile al contratto di lavoro è valida. L’esclusione di istituti come il TFR non viola automaticamente l’ordine pubblico italiano, soprattutto se il lavoratore non dimostra che la legge straniera scelta non offre tutele simili o equivalenti. La volontà delle parti prevale, a meno che non si ledano i principi fondamentali dell’ordinamento.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 8894 Anno 2023
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Pubblicato il 1 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Contratto di lavoro in Italia con legge straniera: cosa succede a TFR e tredicesima?

La globalizzazione del mercato del lavoro crea situazioni complesse. Un caso recente affrontato dalla Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sulla legge applicabile al contratto di lavoro quando un dipendente lavora in Italia per un ente straniero. La vicenda riguarda una lavoratrice, assunta in Croazia da un ente nazionale di quel Paese, che svolgeva le sue mansioni di direttrice presso l’ufficio di Roma. Al termine del rapporto, la lavoratrice ha citato in giudizio l’ente per ottenere il pagamento di alcune indennità tipiche del diritto italiano, come il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e la tredicesima mensilità. Il contratto originale, tuttavia, specificava chiaramente che la legge regolatrice del rapporto era quella croata.

La questione: quale legge prevale?

Il cuore del problema era stabilire se un lavoratore che opera stabilmente in Italia abbia diritto alle tutele inderogabili previste dalla nostra legislazione, anche quando il contratto richiama esplicitamente una legge straniera. La lavoratrice sosteneva che norme come quelle sul TFR fossero talmente importanti da dover essere applicate sempre e comunque, in quanto espressione di un principio di ordine pubblico. L’ente straniero, al contrario, si difendeva sostenendo la piena validità della scelta contrattuale, che indicava la legge croata come unica fonte di regolamentazione del rapporto. La decisione dei giudici doveva quindi bilanciare la libertà contrattuale delle parti con i principi fondamentali di protezione del lavoratore previsti dall’ordinamento italiano.

La scelta della legge applicabile al contratto di lavoro

In ambito internazionale, le parti di un contratto di lavoro sono generalmente libere di scegliere la legge che lo regolerà. Questa libertà, sancita anche da convenzioni internazionali come la Convenzione di Roma del 1980, non è però assoluta. Esiste un limite invalicabile: l’ordine pubblico. Nessuna legge straniera può trovare applicazione in Italia se i suoi effetti sono contrari ai principi cardine della nostra società e del nostro ordinamento giuridico. La vera sfida per i giudici è stata definire se il TFR e la tredicesima rientrassero in questo nucleo di principi irrinunciabili.

Le motivazioni: il TFR non è sempre un principio di ordine pubblico

La Corte di Cassazione ha dato torto alla lavoratrice, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno chiarito che il concetto di ordine pubblico internazionale è molto rigoroso e si identifica con i principi fondamentali della Costituzione e con la tutela dei diritti umani. Non ogni norma a protezione del lavoratore, per quanto importante, rientra automaticamente in questa categoria. Secondo la Corte, la scelta della legge applicabile al contratto di lavoro fatta dalle parti è sovrana. L’esclusione del TFR non è, di per sé, sufficiente a determinare una violazione dell’ordine pubblico. Inoltre, la Corte ha sottolineato un aspetto cruciale: la lavoratrice non aveva dimostrato che l’ordinamento croato, scelto nel contratto, fosse privo di istituti con finalità analoghe o di tutele equivalenti a protezione del lavoratore in caso di cessazione del rapporto.

Le conclusioni: la volontà delle parti prevale

La sentenza stabilisce un principio molto chiaro: in un rapporto di lavoro internazionale, la volontà delle parti di sottoporre il contratto a una legge straniera è pienamente valida. Tale scelta può essere disapplicata solo se produce un risultato che urta contro i principi etici, sociali ed economici fondamentali dello Stato italiano. L’assenza di un singolo istituto, come il TFR, non basta a integrare questa violazione, specialmente se non si fornisce la prova che l’ordinamento straniero nel suo complesso offra una tutela al lavoratore manifestamente inadeguata. La lavoratrice ha quindi perso la causa ed è stata condannata a rimborsare le spese legali all’ente.

Se lavoro in Italia per un’azienda straniera, si applica sempre la legge italiana?
Non necessariamente. Le parti possono scegliere di applicare una legge straniera. La legge italiana si applica solo se le sue norme inderogabili sono più protettive e la scelta della legge straniera appare elusiva, o se la legge straniera viola i principi fondamentali dell’ordinamento italiano (ordine pubblico).

L’esclusione del TFR in un contratto di lavoro è contraria all’ordine pubblico?
Secondo questa sentenza, non automaticamente. Se le parti hanno scelto una legge straniera, spetta al lavoratore dimostrare che quella legge non prevede tutele equivalenti e che tale assenza viola i principi fondamentali dell’ordinamento italiano.

Cosa significa ‘ordine pubblico internazionale’ in un rapporto di lavoro?
È l’insieme dei principi irrinunciabili che tutelano la dignità e i diritti fondamentali del lavoratore, come il diritto alla salute e alla non discriminazione. Non include automaticamente ogni singola norma protettiva, come il TFR, se il contratto è regolato da un’altra legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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