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Lavaggio dei dispositivi di protezione individuale: l’obbligo

Un operatore della manutenzione ha chiesto il risarcimento dei danni per il mancato lavaggio dei propri indumenti da lavoro (gilet, giubbotto ad alta visibilità, pantaloni invernali e guanti) da parte del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’azienda, confermando che tali indumenti costituiscono dispositivi di protezione individuale (D.P.I.). Di conseguenza, sussiste l’obbligo di lavaggio dei dispositivi di protezione individuale a carico del datore di lavoro per garantirne l’efficienza e la tutela della salute del dipendente. L’azienda è stata condannata a risarcire il lavoratore e a pagare le spese di giudizio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 18654 Anno 2023
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

L’obbligo di lavaggio dei dispositivi di protezione individuale e la tutela del lavor

L’igiene e la manutenzione degli strumenti di lavoro rappresentano un pilastro fondamentale per la sicurezza sul luogo di lavoro. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini di questa responsabilità, stabilendo che il lavaggio dei dispositivi di protezione individuale spetta interamente al datore di lavoro. La vicenda nasce dalla richiesta di risarcimento avanzata da un operatore della manutenzione, il quale lamentava il fatto che l’azienda non provvedesse alla pulizia dei suoi indumenti protettivi, tra cui gilet ad alta visibilità, giubbotti impermeabili e guanti.

Quando un indumento da lavoro diventa un dispositivo di protezione

Spesso si tende a confondere la semplice divisa da lavoro con i dispositivi di protezione veri e propri. La distinzione è fondamentale perché determina l’insorgere di obblighi specifici in capo all’azienda. Gli indumenti che servono unicamente a preservare gli abiti civili dall’usura o dallo sporco quotidiano non rientrano nella categoria dei dispositivi di protezione. Al contrario, qualsiasi accessorio o complemento che crei una barriera protettiva, anche minima, contro i rischi per la salute e la sicurezza deve essere considerato un dispositivo di protezione individuale. Nel caso specifico, elementi come il giubbotto frangente ad alta visibilità o i guanti di protezione svolgono un ruolo attivo nella prevenzione degli infortuni, rendendo il lavoratore visibile e protetto durante le operazioni di manutenzione.

Le motivazioni della Cassazione sul lavaggio dei dispositivi di protezione individuale

Le motivazioni della Cassazione sul lavaggio dei dispositivi di protezione individuale si fondano su una lettura estensiva delle norme di prevenzione degli infortuni. I giudici hanno chiarito che la nozione di dispositivo di protezione non si limita alle sole attrezzature dotate di certificazioni tecniche complesse. Qualsiasi indumento che offra una protezione concreta rientra in questa definizione, in linea con il generale dovere di sicurezza imposto dall’articolo 2087 del Codice Civile. Da questo presupposto deriva l’obbligo per il datore di lavoro non solo di fornire tali indumenti, ma anche di garantirne la perfetta efficienza e l’idoneità igienica. Il lavaggio periodico è considerato un’attività indispensabile per prevenire la diffusione di infezioni e mantenere inalterate le caratteristiche protettive dei tessuti, come la catarifrangenza dei giubbotti. Di conseguenza, l’azienda non può trasferire questo compito o i relativi costi sul dipendente.

Le conclusioni sul caso e le conseguenze per le aziende

Le conclusioni sul caso e le conseguenze per le aziende confermano la totale vittoria del lavoratore. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’azienda di trasporti, confermando il diritto del dipendente al risarcimento del danno per le spese sostenute autonomamente per la pulizia degli indumenti. Questa decisione lancia un messaggio chiaro a tutti i datori di lavoro, i quali devono farsi carico delle spese di manutenzione e sanificazione dei dispositivi protettivi. La violazione di tale obbligo non solo espone l’azienda a richieste risarcitorie, ma costituisce anche una violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. I datori di lavoro devono quindi organizzare un servizio di lavaggio centralizzato o rimborsare i costi documentati sostenuti dai dipendenti per mantenere i dispositivi in perfetto stato di efficienza.

Quali indumenti da lavoro sono considerati dispositivi di protezione individuale?
Sono considerati tali tutti gli indumenti e gli accessori che offrono una barriera protettiva contro i rischi per la salute e la sicurezza, come giubbotti ad alta visibilità, guanti e pantaloni tecnici.

Chi deve pagare per la pulizia e la manutenzione dei dispositivi di protezione?
Il datore di lavoro ha l’obbligo di provvedere a proprie spese al lavaggio e alla manutenzione per garantire l’efficienza e l’igiene dei dispositivi.

Cosa può fare il lavoratore se l’azienda non lava i dispositivi di protezione?
Il lavoratore ha diritto di richiedere il risarcimento dei danni per le spese sostenute autonomamente per la pulizia e la cura degli indumenti protettivi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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