Giurisdizione incarichi sanitari: il ruolo del giudice dopo la riforma
Il tema della giurisdizione incarichi sanitari è tornato al centro del dibattito giuridico a seguito delle recenti modifiche legislative. La questione principale riguarda la nomina dei direttori di struttura complessa e se tali procedure debbano essere valutate dal giudice amministrativo o dal giudice ordinario.
Il caso e la controversia sulla giurisdizione incarichi sanitari
La vicenda trae origine dalla selezione pubblica per il conferimento di un incarico quinquennale di direttore di struttura complessa presso un importante istituto sanitario pubblico. Una dirigente, classificatasi al secondo posto nella graduatoria finale, ha impugnato la delibera di nomina della vincitrice dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale.
Il nocciolo della questione riguarda l’interpretazione del combinato disposto tra il decreto legislativo sulla sanità e quello sul pubblico impiego, alla luce della riforma introdotta nel 2022. Quest’ultima ha infatti eliminato il carattere fiduciario della nomina, imponendo al Direttore Generale di scegliere obbligatoriamente il candidato che ha ottenuto il punteggio più alto. Tale automatismo ha spinto parte della giurisprudenza a ritenere che la procedura sia ormai assimilabile a un vero e proprio concorso pubblico, con conseguente spostamento della competenza al giudice amministrativo.
La natura della selezione e l’impiego pubblico privatizzato
Nella valutazione della giurisdizione incarichi sanitari, le Sezioni Unite hanno analizzato la struttura del rapporto di lavoro dei dirigenti medici. Nell’impiego pubblico contrattualizzato, esiste una netta distinzione tra l’acquisto della qualifica di dirigente (che avviene tramite concorso per l’assunzione) e il successivo conferimento di specifici incarichi gestionali.
Nonostante la procedura per diventare direttore di struttura complessa preveda bandi e graduatorie, essa non mira alla creazione di un nuovo rapporto di lavoro (assunzione), ma alla regolazione di un incarico temporaneo all’interno di un ruolo già esistente. Pertanto, l’atto di nomina rimane espressione dei poteri del datore di lavoro privato, anche se vincolato dal rispetto di criteri oggettivi e imparziali.
L’impatto della riforma del 2022 sulla tutela giurisdizionale
La perdita del carattere fiduciario della nomina non muta la natura dell’atto, ma rafforza le tutele del lavoratore. Se prima il Direttore Generale poteva motivare la scelta di un candidato diverso dal primo classificato, oggi il vincolo è assoluto. Questo rende l’intervento del giudice ordinario ancora più incisivo, potendo quest’ultimo annullare atti illegittimi e ordinare la corretta attribuzione dell’incarico in base ai risultati della commissione di valutazione.
Le motivazioni
La Corte ha fondato la sua decisione sul presupposto che il conferimento di incarichi di direzione di struttura complessa non integri un concorso in senso tecnico volto all’assunzione o al reclutamento. Si tratta di una procedura finalizzata all’attribuzione di funzioni dirigenziali a personale già inquadrato nel ruolo unico della dirigenza sanitaria. Poiché la giurisprudenza riconosce al giudice ordinario tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro, incluse quelle sul conferimento di incarichi dirigenziali, la natura vincolata della scelta non è sufficiente a trasformare la selezione in una procedura concorsuale di pertinenza amministrativa.
Le conclusioni
Il provvedimento conclude confermando la piena giurisdizione del giudice ordinario. L’assetto normativo attuale, pur introducendo vincoli più stringenti per la Pubblica Amministrazione a garanzia del merito e della trasparenza, mantiene l’incarico nell’alveo della gestione privatistica del rapporto di lavoro. Pertanto, chiunque intenda contestare una graduatoria o una mancata nomina per la direzione di una struttura sanitaria complessa deve rivolgersi al Tribunale Civile, in funzione di giudice del lavoro.
Chi è il giudice competente per le contestazioni sulla nomina di un direttore di struttura complessa?
La competenza spetta al giudice ordinario, ovvero al giudice del lavoro, poiché l’atto di nomina riguarda la gestione di un rapporto di lavoro privatizzato.
La riforma del 2022 ha trasformato le selezioni dei dirigenti medici in concorsi pubblici?
No, secondo la Cassazione la selezione rimane finalizzata al conferimento di un incarico dirigenziale e non alla costituzione di un nuovo rapporto di lavoro o assunzione.
Cosa accade se il Direttore Generale non nomina il primo in graduatoria?
Il candidato escluso può rivolgersi al giudice ordinario per ottenere l’accertamento del proprio diritto e i provvedimenti necessari alla tutela della propria posizione professionale.