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Equa riparazione Legge Pinto: negata per fusione

La Corte d’Appello di Milano ha rigettato la domanda di equa riparazione Legge Pinto presentata da una società che aveva incorporato l’originaria creditrice di un fallimento. Il giudice ha stabilito che, poiché alla data dell’incorporazione non era ancora decorso il termine di sei anni per la durata ragionevole del fallimento, nessun diritto all’indennizzo era maturato o trasferibile all’incorporante.

Riferimento:
DECRETO CORTE DI APPELLO DI MILANO - N. R.G. 00000299 2026 DEPOSITO MINUTA 27 04 2026 PUBBLICAZIONE 28 04 2026
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Equa riparazione Legge Pinto: cosa accade in caso di fusione societaria?

Il tema dell’equa riparazione Legge Pinto rappresenta uno degli strumenti fondamentali per tutelare i cittadini e le imprese contro i ritardi cronici della giustizia italiana. Tuttavia, quando si parla di successione tra società, la questione diventa complessa, come dimostrato da una recente decisione della Corte d’Appello di Milano.

Il caso: il ritardo nel fallimento e la fusione societaria

Una società ha presentato ricorso per ottenere l’indennizzo dovuto all’irragionevole durata di una procedura fallimentare iniziata nel 2013 e conclusasi solo nel 2025. La società ricorrente, tuttavia, non era l’originaria creditrice ammessa al passivo, ma un soggetto che aveva incorporato la ditta originaria nel 2016.

Secondo la normativa, una procedura concorsuale si considera di durata ragionevole se si conclude entro sei anni. Nel caso in esame, il fallimento è durato complessivamente oltre dodici anni, superando ampiamente la soglia prevista dalla legge.

La decisione della Corte d’Appello

Nonostante il superamento oggettivo dei termini, la Corte d’Appello ha respinto la domanda. Il nodo centrale della questione riguarda il momento in cui il diritto all’indennizzo sorge e come questo si trasferisce in caso di successione universale tra persone giuridiche (fusione per incorporazione).

Il giudice ha applicato per analogia i principi della successione ereditaria, stabilendo che la società incorporante può reclamare solo i diritti che erano già maturati nel patrimonio della società incorporata al momento dell’atto di fusione.

Analogie con la successione ereditaria

Nella giurisprudenza consolidata, l’erede ha diritto a percepire l’indennizzo per il ritardo maturato fino alla morte del dante causa. Traslando questo principio al diritto societario, la società che ne incorpora un’altra subentra nel diritto all’indennizzo solo per la quota di tempo già definibile come “irragionevole” alla data della fusione.

Le motivazioni

Le motivazioni del rigetto risiedono nel calcolo temporale della durata del processo rispetto alla data dell’operazione societaria. Il fallimento era stato aperto nel 2013 e l’incorporazione è avvenuta nel 2016. In quel momento, erano trascorsi solo tre anni dall’apertura della procedura concorsuale. Poiché la legge fissa in sei anni il limite della durata ragionevole per i fallimenti, alla data dell’incorporazione (2016) non era ancora stato superato alcun termine. Di conseguenza, nessun diritto all’indennizzo era sorto in capo alla società incorporata e, per l’effetto, nulla poteva essere trasmesso alla società incorporante.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dalla Corte evidenziano un limite pratico significativo per le operazioni di M&A (Mergers and Acquisitions). Se una società acquisisce o incorpora un’altra realtà che vanta crediti in procedure concorsuali lente, non potrà richiedere l’indennizzo per il ritardo se, al momento dell’acquisto, la procedura non aveva ancora superato i sei anni di durata. Il diritto all’indennizzo non si rigenera automaticamente in capo al nuovo soggetto per l’intero periodo, ma resta ancorato alla titolarità del diritto nel momento in cui la violazione della ragionevole durata si è effettivamente consumata.

Cosa succede al diritto all equa riparazione in caso di fusione societaria?
Il diritto all indennizzo si trasferisce alla società incorporante solo per la quota maturata fino alla data della fusione. Se a tale data il termine ragionevole non è ancora stato superato non viene trasmesso alcun diritto.

Qual è il termine di durata ragionevole per un fallimento ai fini della Legge Pinto?
Secondo la normativa vigente la procedura fallimentare si considera di durata ragionevole se si conclude entro sei anni. Oltre questo termine sorge il diritto a richiedere l indennizzo per l irragionevole durata del processo.

È possibile chiedere l indennizzo Legge Pinto se la società creditrice è stata incorporata?
Sì ma la società incorporante può agire solo se il ritardo del processo era già configurabile al momento dell atto di incorporazione. In caso contrario la domanda viene respinta perché il diritto non era ancora sorto.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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