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Divisione Immobile Abusivo: Condono senza permesso? Vince la Ex.

Una ex moglie chiede lo scioglimento della comunione di un immobile in comproprietà con l’ex marito. I giudici negano la richiesta a causa di un abuso edilizio non ancora sanato con il rilascio della concessione definitiva. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio chiave sulla divisione immobile abusivo: la presentazione della domanda di condono, accompagnata dalla prova del pagamento delle prime due rate dell’oblazione, è sufficiente per procedere alla divisione. Questo documento, infatti, sostituisce temporaneamente la concessione in sanatoria, rendendo il bene divisibile. La Corte accoglie quindi il ricorso della donna.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 9255 Anno 2023
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Pubblicato il 2 maggio 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Divisione immobile abusivo: basta la domanda di condono?

La gestione di un immobile in comproprietà può diventare complessa, specialmente in caso di separazione. La situazione si complica ulteriormente se l’edificio presenta abusi edilizi. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla divisione immobile abusivo, stabilendo che non è sempre necessario attendere il rilascio della concessione in sanatoria definitiva per poter procedere.

Il caso specifico riguarda due ex coniugi, proprietari di un’unità immobiliare. L’ex moglie avvia una causa per ottenere lo scioglimento della comunione e la divisione del bene. L’ex marito si oppone, rivelando di aver donato la sua quota ai figli. Il vero ostacolo, però, è un altro: l’immobile è parzialmente abusivo. Sebbene fosse stata presentata una domanda di condono e pagate le prime rate, il Comune non aveva ancora rilasciato il permesso definitivo.

La decisione dei giudici di merito

Sia in primo grado che in appello, i giudici avevano respinto la richiesta della donna. La loro motivazione era netta: in assenza di una concessione in sanatoria rilasciata formalmente, l’immobile non poteva essere diviso. Secondo questa interpretazione, l’abuso edilizio rappresentava un impedimento giuridico insuperabile, bloccando di fatto qualsiasi procedura di scioglimento della comunione. Questa visione restrittiva costringeva i comproprietari a rimanere in una situazione di stallo, in attesa dei tempi, spesso lunghi, della burocrazia comunale.

Il principio sulla divisione immobile abusivo

La Corte di Cassazione ha completamente ribaltato questa prospettiva. I giudici supremi hanno affermato un principio di diritto molto importante e pratico. Hanno stabilito che, ai fini della divisione giudiziale, la presentazione della domanda di condono edilizio, corredata dalla prova del versamento delle prime due rate dell’oblazione, costituisce documentazione sufficiente. Questo insieme di documenti funziona come un’alternativa valida alla concessione in sanatoria definitiva.

In altre parole, la legge stessa prevede che questi documenti siano sufficienti per garantire la commerciabilità e, di conseguenza, la divisibilità del bene. Attendere il provvedimento finale del Comune non è necessario per procedere con lo scioglimento della comunione.

Le motivazioni: perché è possibile la divisione dell’immobile abusivo

La Corte ha spiegato che la normativa sul condono edilizio è stata creata proprio per superare gli ostacoli legati alla circolazione giuridica degli immobili con abusi. Ritenere che solo il permesso finale possa sbloccare la situazione sarebbe contrario allo spirito della legge. La domanda di condono e il pagamento dell’oblazione dimostrano la volontà del proprietario di regolarizzare la propria posizione e avviano un percorso amministrativo che porta alla sanatoria. Questo basta per consentire atti come la divisione. I giudici hanno sottolineato che la richiesta del Comune di ulteriore documentazione integrativa, non fornita, non è un motivo sufficiente per bloccare la divisione, poiché non invalida l’efficacia della domanda di condono già presentata e dei pagamenti effettuati.

Le conclusioni: cosa cambia per i proprietari

Questa sentenza ha conseguenze pratiche significative per chi si trova in una situazione simile. La decisione chiarisce che la divisione immobile abusivo è possibile senza dover attendere i tempi biblici della pubblica amministrazione per il rilascio del titolo definitivo. È sufficiente aver intrapreso seriamente il percorso di regolarizzazione, presentando l’istanza e pagando quanto dovuto. La Corte di Cassazione ha quindi annullato la sentenza precedente e ha rinviato il caso alla Corte d’Appello, che dovrà procedere con la divisione dell’immobile tenendo conto di questo importante principio. La vittoria va quindi alla ex moglie, che potrà finalmente sciogliere la comunione.

È possibile dividere un immobile in comproprietà se presenta un abuso edilizio?
Sì, è possibile a condizione che sia stata presentata una regolare domanda di condono edilizio e sia stata pagata la relativa oblazione, secondo quanto stabilito dalla legge.

La concessione in sanatoria definitiva è sempre necessaria per dividere un immobile?
No. Secondo la Cassazione, la domanda di condono con la prova del pagamento delle prime due rate dell’oblazione è una documentazione alternativa sufficiente per procedere alla divisione giudiziale.

Cosa succede se il Comune chiede documenti aggiuntivi per il condono?
La richiesta di integrazione documentale da parte del Comune non blocca di per sé la possibilità di dividere l’immobile, se la domanda di condono originaria e i pagamenti sono validi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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