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Divisione Immobile con Condono: Abuso Edilizio Non Blocca Eredi

La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla divisione immobile con condono. Anche se un fabbricato presenta un abuso edilizio, la sua divisione tra i comproprietari è possibile se è stata presentata una domanda di condono e sono state pagate le relative somme. I giudici di merito avevano bloccato la divisione, ritenendo l’immobile non divisibile a causa dell’irregolarità. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, chiarendo che la prova della presentazione della domanda di sanatoria e del pagamento dell’oblazione è un fatto decisivo che non può essere ignorato. Questo documento, infatti, è sufficiente a superare l’impedimento legale alla divisione, anche prima del rilascio formale della concessione in sanatoria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 9152 Anno 2023
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Immobile abusivo? La divisione è possibile con la domanda di condono

La gestione di un immobile in comproprietà può generare complessi disaccordi, specialmente quando si intende procedere alla divisione. La situazione si complica ulteriormente se l’edificio presenta delle irregolarità urbanistiche. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha però fornito un chiarimento cruciale, affermando che la divisione immobile con condono è una strada percorribile, a patto di soddisfare determinate condizioni. Questo principio protegge i diritti dei comproprietari che si sono attivati per sanare la situazione.

Il fatto: la divisione negata a causa di un abuso

La vicenda nasce dalla richiesta di alcuni parenti di sciogliere la comunione su un fabbricato ereditato. Uno dei comproprietari si opponeva e, durante la causa, emergeva un problema significativo: l’immobile era parzialmente abusivo. La Corte d’Appello, basandosi su una consulenza tecnica, aveva concluso che l’irregolarità urbanistica impediva legalmente la divisione. Di conseguenza, aveva respinto la domanda, lasciando i comproprietari in una situazione di stallo. La decisione sembrava definitiva, ma un dettaglio fondamentale era stato trascurato: i proprietari avevano già presentato una domanda di condono edilizio e pagato tutte le somme richieste per la sanatoria.

Il ruolo della domanda di condono nella divisione

Il comproprietario che desiderava la divisione ha portato il caso davanti alla Corte di Cassazione. La sua difesa si è concentrata su un punto specifico: la Corte d’Appello aveva completamente ignorato la documentazione che provava l’avvenuta presentazione dell’istanza di condono e il relativo pagamento dell’oblazione. Questo non era un dettaglio secondario, ma un fatto decisivo per l’esito del giudizio. La legge e la giurisprudenza consolidata, infatti, riconoscono un valore fondamentale a questa documentazione.

La divisione immobile con condono è legittima

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio di diritto molto chiaro. Ai fini della divisione giudiziale, la presentazione della domanda di condono, accompagnata dalla prova del pagamento delle prime due rate dell’oblazione (o dell’intera somma, come nel caso specifico), costituisce documentazione sufficiente e alternativa alla concessione in sanatoria. In altre parole, non è necessario attendere che la Pubblica Amministrazione rilasci il titolo definitivo per poter procedere con lo scioglimento della comunione. La volontà di regolarizzare l’abuso, manifestata concretamente con la domanda e i pagamenti, è sufficiente a rimuovere l’impedimento giuridico alla divisione.

Le motivazioni: perché la domanda di condono è decisiva

La Corte ha spiegato che la ratio (la ragione logica) della norma che vieta gli atti di trasferimento o divisione di immobili abusivi è quella di contrastare l’abusivismo edilizio. Tuttavia, questa finalità è già soddisfatta nel momento in cui il proprietario si attiva per sanare l’irregolarità. Ignorare la domanda di condono, come aveva fatto la Corte d’Appello, significa applicare la legge in modo eccessivamente formale e penalizzare ingiustamente chi ha già intrapreso il percorso di regolarizzazione. La Cassazione ha quindi ritenuto che la Corte di merito avesse commesso un errore non esaminando questo fatto cruciale, che avrebbe portato a una conclusione opposta.

Le conclusioni: la divisione dell’immobile è possibile

L’esito finale è la vittoria del comproprietario che chiedeva la divisione. La sentenza della Corte d’Appello è stata annullata (‘cassata’) e il caso è stato rinviato a un’altra sezione della stessa Corte per un nuovo giudizio. I nuovi giudici dovranno attenersi al principio stabilito dalla Cassazione: dovranno considerare valida la documentazione relativa al condono e, di conseguenza, procedere con la divisione immobile con condono. Questa decisione riapre la strada allo scioglimento della comunione, permettendo ai proprietari di ottenere finalmente la propria quota di proprietà.

È possibile dividere un immobile in comproprietà se una sua parte è abusiva?
Sì, la divisione è possibile a condizione che sia stata presentata una regolare domanda di condono edilizio e sia stata pagata la somma richiesta (oblazione), anche se non è ancora stata rilasciata la concessione in sanatoria definitiva.

Quali documenti servono per procedere alla divisione in caso di abuso sanabile?
È necessario produrre in giudizio la copia della domanda di condono presentata al Comune e le ricevute che attestano l’avvenuto pagamento delle somme dovute a titolo di oblazione.

La divisione dell’immobile cancella l’abuso edilizio?
No, la divisione non cancella l’abuso. Essa è solo permessa perché è stato avviato l’iter per sanarlo. La regolarizzazione definitiva si avrà solo con il rilascio della concessione in sanatoria da parte dell’autorità competente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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